Ayrton Senna e quel giro fantasma a Suzuka

La Honda ha realizzato un’impresa tecnologica incredibile, regalando ad alcuni fortunati appassionati l’emozione di rivivere un giro di pista a Suzuka compiuto da Ayrton Senna a bordo della sua McLaren-Honda

Il gigante di Tokyo ha sempre avuto la tendenza di fare sfoggio di tecnologia, compiendo delle vere e proprie imprese, quasi fini a se stesse. Investire in ricerca e sviluppo di tecnologie innovative è sempre stato il primo tra i preziosi insegnamenti lasciati in eredità da Soichiro Honda. Il Dna di Honda è profondamente pervaso da questa voglia di sperimentare, di innovare, ed anche di stupire. Basta ricordare esempi come quello della Honda NR500 a pistoni ovali che fece tanto penare Freddie Spencer nei primissimi anni 80.

Si passa poi alla magnifica Honda NR750 del 1992, senza dimenticare la crescita del progetto ASIMO, il robot umanoide universalmente riconosciuto come uno dei prototipi più avanzati in questo settore. Ma se per alcuni di questi esperimenti c’è un risvolto commerciale importante, ci sono anche alcune cose che la Honda fa quasi per passione, per la profonda voglia di stupire e basta. E’ decisamente il caso di questo video, di questo magnifico esperimento che ha regalato un’emozione a Suzuka lunga un giro. Per qualche minuto, i presenti sul tracciato di Suzuka hanno ricevuto un dono incredibile, hanno vissuto un giro di pista di Ayrton Senna a bordo della sua mitica McLaren-Honda.

Un binomio che rasentava la perfezione, la sintesi del feeling tra uomo e mezzo meccanico. Il talento cristallino dell’asso carioca unito alla tecnologia del colosso giapponese, che aveva trovato un uomo capace di apprezzare ogni minima sfumatura dei propri sforzi impressi nel tentativo di creare il motore perfetto. Negli anni 80 la Honda introdusse in F1 una tecnologia che oggi appare quasi banale, ma che all’epoca non esisteva. La telemetria.

La figura del telemetrista è oggi una delle più importanti in qualsiasi box, dalla F1 alla MotoGP, passando per la SBK e per qualsiasi altro campionato motoristico. Dati su dati da analizzare, da comprendere, da interpretare.

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Ormai questa tecnologia è allo stato dell’arte, è diffusissima e ci sono dei veri e propri maghi che la comprendono al meglio, e riescono a trarne il massimo vantaggio per il proprio pilota. Ma nel 1989, la strada era ancora tutta in salita, non c’era sempre una figura nel box di questo genere e soprattutto non c’erano piloti veramente interessati a comprenderla, rapiti come erano da gomme, sospensioni, barre ed altri elementi conosciuti sin dai tempi del go-kart.

Ayrton Senna era diverso, in questo come in mille altre cose. Era l’unico vero campione a voler comprendere perfettamente il funzionamento della vettura, diventando il precursore di una abitudine diventata poi vera esigenza con l’avvento del Kaiser Michael Schumacher, un uomo che era l’incubo degli ingegneri.

Senna voleva sapere tutto di qualsiasi novità ed accettava di passare ore ed ore chiuso nel motorhome con gli ingegneri giapponesi per comprendere perfettamente ogni minima variazione apportata a quel motore, che il brasiliano conosceva benissimo. Ayrton era infatti un pilota Honda sin dai tempi della Lotus, e fu proprio la Casa di Tokyo a volerlo a tutti i costi in McLaren, per affiancare Alain Prost e creare la coppia F1 del secolo.

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Qualcuno in Honda deve aver conservato gelosamente quei primi dati, i primi dati di telemetria registrati da Ayrton Senna, ed in particolare quelli di Suzuka, nel giorno in cui Ayrton registrò il record della pista. Un patrimonio che ha atteso, custodito gelosamente nell’archivio storico di Tokyo, e riscoperto grazie ad una idea geniale. Utilizzare quei dati per ricostruire un giro ideale, in cui ci fosse tutto. La traiettoria, il rumore, il fascino. Tutto tranne una vera vettura.

Alla Honda è bastato posizionare delle potentissime casse, capaci di riprodurre perfettamente il rombo di un motore F1, disegnare la traiettoria con una striscia di led che si illuminano come se in quel punto stesse passando una vera vettura, ed il gioco è fatto. Poche parole per descrivere quella che in realtà è stata una impresa titanica, capace di far emozionare.

Guardate il video, ed osservate l’espressione dipinta sul volto di quei fortunati che hanno assistito all’esperimento dal vivo, nella bellissima Suzuka. Un fascio di luce, il rombo di un motore ed un carico di emozioni capaci di far venire la pelle d’oca. Un’esperimento inutile? Forse. Uno sfoggio gratuito di capacità tecnologica? Magari si.

Ma anche la capacità di regalare un’emozione che non ha prezzo. Un vero sogno.La capacità di far sentire il rombo di quella McLaren Honda, guidata dal più grande di tutti, come se fosse ancora tra noi. D’altra parte, un famosissimo claim di Honda è proprio questo: Honda, The Power of Dreams.

 

 

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