Ben Spies torna a correre con Ducati? Ciabatti svuota il sacco

BEN SPIES
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Ben Spies potrebbe tornare in sella nel 2018 e potrebbe farlo in sella ad una Ducati. Paolo Ciabatti ha parlato di quest’idea a Sepang

La carriera di Ben Spies si è interrotta in modo piuttosto brusco nel 2013, quando il Texas Terror è approdato alla corte del Team Ducati Pramac. Il pilota statunitense è arrivato in MotoGP dopo una lunga carriera vissuta tra le derivate di serie, che gli ha regalato cinque titoli consecutivi SBK AMA e un titolo di campione del mondo SBK nel 2009, nella sua unica stagione corsa nel mondiale in sella alla Yamaha R1, dopo un epico duello con il veterano Noriyuki Haga e la sua Ducati 1198.

Spies ha debuttato in grande stile con la Yamaha in MotoGP nel Team Tech3, trovando continuità di risultati e dimostrandosi la grande promessa americana per il futuro del motociclismo. Nel 2011, con il passaggio di Valentino Rossi in Ducati, si è spalancata per lui la porta che l’ha condotto in sella alla M1 ufficiale nel ruolo di compagno di squadra di Jorge Lorenzo. Il rider americano ha chiuso la prima stagione da ufficiale al quinto posto in classifica generale, con all’attivo la vittoria di tappa ad Assen e quattro podi complessivi. Un ruolino di marcia molto promettente soprattutto in previsione di diventare nel 2012 un reale pretendente per il titolo. Ma le cose sono andate diversamente, e la carriera di Ben Spies è iniziata ad andare molto male, facendogli chiudere la seconda stagione da ufficiale con un misero bottino di 88 punti ed una moto afflitta da mille problemi. Alcuni malpensanti, hanno anche ipotizzato che la stagione 2012 di Spies fosse “destinata” ad andare male, per consentire un rientro più agevole di Valentino Rossi in Yamaha nel 2013. Ma siamo nell’ambito dei complotti, e non c’è motivo per credere a queste ipotesi. Certo è strano registrare che un pilota in netta ascesa, sempre costante e veloce, sia così velocemente caduto in una spirale negativa, che è poi culminata con l’approdo in Ducati al Team Pramac.

La Desmosedici di quel periodo era una lontana parente della moto che sta incantando nel 2017, e Ben Spies ha vissuto una stagione pessima, tra cadute, infortuni e tanti problemi che l’hanno condotto alla decisione di smettere, probabilmente troppo in anticipo rispetto a quanto il suo talento gli avrebbe consentito. Di fatto, Spies si è ritirato in una pensione dorata che ha ricordato molto da vicino quella di Casey Stoner, con cui tra l’altro ha sempre avuto ottimi rapporti.

Questa situazione però potrebbe cambiare e l’elemento comune tra i due piloti potrebbe essere proprio la Ducati. Sembra infatti che dagli States qualcuno abbia chiesto disponibilità alla Ducati per ricevere materiale SBK ufficiale da mettere a disposizione di Ben Spies. Un’operazione che potrebbe ricordare molto da vicino quanto fatto nel BSB con Shane Byrne e la Paul Bird Motorsport, che ha conquistato quest’anno il secondo titolo consecutivo con la Panigale. Magari è stato proprio lo zampino di Stoner a riportare Spies in orbita Ducati, ed il suo tweet di qualche settimana fa non è affatto passato inosservato:

Let’s see if I can still do this…#alpinestars #hjchelmets #onegoalonevision

Un post condiviso da Ben Spies (@bspies11) in data:

“Vediamo se sono ancora in grado di farlo…” Ovviamente si è pensato immediatamente ad un rientro in gara di Ben Spies, ma il dove e come si stanno delineando in questi giorni. Ci ha pensato Neil Morrison di Crash.net a fare la domanda a Paolo Ciabatti, il responsabile Ducati per tutto il Racing, cercando di capire quanta verità ci sia in questa storia piuttosto romantica: «Per ora è più un’idea che un vero progetto. So che qualcuno sta cercando di mettere assieme un pacchetto per farlo correre in MotoAmerica, ma al momento è tutto quello che so. Abbiamo parlato con la nostra filiale (NDR Ducati North America, presumibilmente) specificando che avendo le comunicazioni in tempo, si potrà fornire materiale del Mondiale SBK, con le piccole modifiche richieste dal regolamento MotoAmerica. Per ora, questo è tutto, credo che per ora sia più un’idea che un progetto concreto».

Questo rientro sarebbe un bellissimo colpo sia per il campionato MotoAmerica, che ritroverebbe una vera leggenda dell’AMA, e sarebbe anche una grande occasione di visibilità per Ducati in uno dei mercati più strategici per Borgo Panigale da sempre. L’elemento che in questo momento è il vero ago della bilancia è solo uno: i soldi! E’ lo stesso Ciabatti a sottolinearlo: «L’unica cosa che manca ora sono i soldi. Come ho detto, so che qualcuno ha contattato Ducati per capire la fattibilità dell’operazione e se il materiale fosse disponibile. Noi abbiamo risposto “Certo, ma c’è un tempo limite. Tornate da noi quando questo progetto si realizzerà concretamente”. Personalmente, dico che mi piacerebbe tantissimo, perchè Ben è un amico. E’ ancora oggi un grande pilota, ma non ne ho parlato con lui. So dalla nostra associata che qualcuno li ha contattati e che questo sarebbe il piano. Ne sto leggendo anche io sui Social. So per certo che se Ben dovesse tornare a correre in qualche modo, sarebbe di certo negli States. In questo momento la situazione per noi è più un “aspettiamo e vediamo”. Come Ducati, non abbiamo un budget per correre negli States direttamente, e neanche la nostra filiale americana. Dovrà essere trovato un importante budget privatamente. Noi saremmo felici di fornire il materiale, ovviamente. Saremo felici di farlo senza alcun guadagno, ma almeno dovrà essere pagato. Non possiamo fornirlo gratuitamente».

A questo punto il giornalista ha anche fatto notare a Ciabatti che una presenza Ducati nel racing USA, con il passato di due vittorie in AMA, sarebbe una cosa positiva. Basta ricordare ce anche Troy Bayliss ha corso lì, prima di essere richiamato nel mondiale a sostituire Fogarty nel 2000: «Ovviamente sarebbe bello esserci. Siamo stati in AMA come Ducati per molti anni. Da un certo punto di vista, riteniamo che sia un nostro compito come azienda cercare di fare il meglio qui in MotoGP e in SBK. Noi non siamo grandi come i Costruttori giapponesi. Non vendiamo tante moto come ne vendono loro, e non disponiamo degli stessi fondi per i vari campionati nazionali. Siamo fortunati ad avere un partner come Paul Bird in Gran Bretagna, che assieme a Ducati UK ha creato davvero qualcosa di straordinario. Abbiamo bisogno di una situazione simile per portare avanti il progetto negli States»