Max Biaggi e quel titolo perso nel 1998 per una bandiera nera

MAX BIAGGI 1998

Nel 1998 come oggi a poche gare dalla fine erano in tre a giocarsi il Mondiale: decisiva fu la bandiera nera di Barcellona che tolse il successo a Biaggi regalando a Mick Doohan il 5° titolo consecutivo

La stagione 2017 della MotoGP si sta apprestando a vivere il rush finale di un campionato emozionante che a quattro gare dalla fine vede ancora 3 piloti in corsa per il titolo mondiale. Un finale thrilling che nel Motomondiale è quasi un’inedito, tanto più che i protagonisti di questo ‘triello’ sono gli alfieri di tre Case costruttrici diverse: Marc Marquez per la Honda, Andrea Dovizioso per la Ducati e, più staccato ma ancora in corsa per l’obiettivo finale, Maverick Vinales con la Yamaha. Il favorito d’obbligo è Marquez sia per il vantaggio in classifica (+16 su Dovi e +28 su Vinales) sia per le statistiche, che mostrano come solo due volte nella storia recente chi è stato in testa a 4 gare dalla fine non abbia poi vinto il titolo nella classe regina: l’episodio più recente è quello del 2015, con l’ormai leggendario duello RossiLorenzo deciso anche dall’intromissione dello stesso Marquez. E’ però un altro il precedente che più ricorda la situazione attuale: un episodio che ci fa tornare indietro nel tempo di quasi vent’anni, precisamente al 1998.

Siamo in piena epoca di dominio Honda, con Mick Doohan che arriva da 4 titoli mondiali consecutivi e la leggendaria NSR500 che monopolizza gli ordini d’arrivo di quasi tutti i Gran Premi della “cinquecento”. Allora come oggi a giocarsi il titolo sono in 3, tutti alfieri della casa dell’ala dorata, e tutti incredibilmente vicini: in testa al campionato c’è Max Biaggi a quota 189 punti, alle sue spalle Mick Doohan con 185 e 3° Alex Criville fermo a 182. Tre piloti in appena 7 punti, una volata incredibile. Doohan e Criville corrono per il team ufficiale sponsorizzato Repsol, Biaggi con la scuderia di Kanemoto, ed è al primo anno in 500. La terz’ultima gara dell’anno è in programma in Spagna, a Barcellona e risulterà quella decisiva. Max parte 2°, al fianco di Criville in pole, mentre Doohan è 4°. La tensione è fortissima e alla partenza si verifica il primo colpo di scena: Criville scatta male, peggio dei due rivali, e alla prima curva si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato venendo travolto da una caduta generata da Fujiwara e Bayle. Il primo contendente al titolo è fuori dopo pochi metri, ma il peggio deve ancora arrivare. Sul luogo dell’incidente al giro successivo ci sono ancora le bandiere gialle, ma Biaggi è già in fase di sorpasso su Barros per prendere la testa della gara e affonda il colpo; poi il romano va lungo e il brasiliano lo ripassa. Il testa a testa prosegue nei giri successivi, con la coppia che viaggia in testa al plotone, inseguita da Mick Doohan. Al 16° giro però ecco lo schock, sotto forma di comunicazione da parte dei commissari: Biaggi e Barros devono fermarsi ai box per uno stop&go di 5 secondi. Inizialmente nessuno capisce il motivo, poi viene fuori il sorpasso sotto bandiere gialle.

All’epoca il regolamento era molto vago in proposito e prevedeva una pena variabile dalla semplice multa allo stop&go, il tutto a discrezione del direttore di gara, che in questo caso, inspiegabilmente, decide di calcare la mano pesantemente. Barros si ferma a scontare la pena, Biaggi no. Resta in gara e conduce davanti a Doohan fino alla bandiera a scacchi. Peccato però che già da qualche giro gli sia stata esposta la bandiera nera, per non essersi fermato a scontare la penalità comminatagli. Max Biaggi è squalificato, Doohan è il vincitore della corsa e, non aritmeticamente ma di fatto, del titolo mondiale. Biaggi dirà poi di aver visto il segnale dello stop&go ma di aver voluto continuare. Farà reclamo, ma sarà tutto vano. Quella bandiera gli costa il titolo della classe regina, che non vincerà mai, e regala a Doohan l’ultimo mondiale della sua straordinaria carriera. A 19 anni di distanza speriamo che una sfida a tre così emozionate venga decisa solo dalla bravura e dal talento dei piloti in pista, e non da qualche bandiera sventolata ed ignorata.