Born in the USA, leggende americane del motociclismo

leggende americane motociclismo

Texas, Circuit of the Americas, atto terzo del Mondiale MotoGP 2016. Un viaggio nel mondo a stelle e strisce tra piste e miti del motociclismo

Per prepararci meglio alla gara americana perché non andare a scovare gli altri tracciati a stelle e strisce sui quali si è corsa almeno una gara del Motomondiale? Il risultato è presto detto: Daytona, Indianapolis e il mitico tracciato di Laguna Seca. Ma l’America non è solo piste e grandi gare: ha regalato anche talenti del motociclismo come Kevin Schwantz, Wayne Rainey, Freddie Spencer, Colin Edwards, Kenny Roberts sr e jr, Ben Spies, Nicky Hayden e Randy Mamola, solo per citarne alcuni.

Daytona è stato il primo tracciato nella storia ad ospitare il Motomondiale. Due sole le edizioni del Gran Premio degli Stati Uniti sul tracciato prevalentemente utilizzato per le gare Nascar e Indy Racing League. 1964 vittoria di Mike Hailwood su MV Agusta con annesso record di velocità dell’ora con una media di 231,9 km/h e si corse anche nel 1965. Breve quindi la storia di Daytona nel Motomondiale.

Laguna Seca è uno dei più famosi tracciati a livello mondiale, caratterizzato dal Corkscrew, la variante cieca in discesa che porta alla parte finale del tracciato. Le edizioni per quanto riguarda il Motomondiale sono 6 (1988-1989-1990-1991-1993-1994) quasi sempre vinte da un pilota di casa: 1988 Jim Filice in 250 ed Eddie Lawson in 500, 1989 John Kocinski in 250 e Wayne Rainey in 500, 1990 ancora John Kocinski in 250 e Wayne Rainey in 500, 1991 Wayne Rainey in 500, 1993 John Kocinski in 500. Sono 9 invece per la sola MotoGP, dal 2005 al 2013, con due vittorie per Nicky Hayden (2005 e 2006, l’anno del suo primo ed unico titolo in MotoGP).

Altro giro e altro tracciato ricavato da uno degli ovali più famosi al mondo: Indianapolis. Si corre sul tracciato utilizzato per la Formula 1 ma nel senso di marcia opposto. Per intenderci la vecchia Parabolica è la prima curva per la MotoGP. Sono otto le edizioni disputate sul tracciato ricavato nell’ovale di Indianapolis, dal 2008 al 2015 e mai feudo di caccia dei piloti locali, solo podi ottenuti da Hayden e Spies nelle primissime edizioni.

Ultimo in ordine di tempo è il nuovissimo Circuit of The Americas (COTA) situato ad Austin in Texas e progettato dall’architetto Hermann Tilke per riportare la Formula 1 in America. Dal 2013 è inserito anche nel calendario del Motomondiale e tutte e 3 le edizioni fin qui disputate per quanto riguarda la sola classe regina (MotoGP) sono state vinte da Marc Marquez. Addirittura clamoroso nel 2013 all’esordio in MotoGP con pole e vittoria alla sua seconda gara in classe regina.

L’America non è solo terra di grandi tracciati e grandi spazi, la scuola americana del motociclismo ha regalato al Motomondiale grandi talenti e campioni del mondo con Lawson, Spencer, Schwantz, Rainey, Roberts sr e jr giusto per citarne alcuni. Il capostipite della scuola americana non poteva non essere che il grande Kenny Roberts, classe ’51 per il pilota californiano vincitore di 3 titoli mondiali in 500 con la Yamaha nel 1978-1979-1980. Si ritira a fine 1983 con un bottino di 24 vittorie in 68 gare disputate, rimane legato alla Yamaha fino al 1996 gestendo le moto della casa giapponese staccandosi per fondare un suo team.

Classe 1958 invece per un altro californiano, Eddie Lawson, il cui debutto nel Motomondiale risale al 1981 in 250 con una Kawasaki. Per lui tre ritiri consecutivi e nessun punto ottenuto. Passa in 500 nel 1983 con la Yamaha e chiude 4° in campionato con 4 podi. Conquista il titolo nel 1984 sempre con Yamaha, titolo che replicherà nel 1986-1988-1989, quest’ultimo in sella ad una Honda. Ritorna nel team Marlboro Yamaha nel 1990 chiudendo la stagione al 7° posto con 118 punti e 6 podi all’attivo. Nel 1991 accetta la sfida della Cagiva portando la moto italiana al 6° posto in campionato con 2 podi conquistati. L’anno successivo è solamente 9° con 56 punti ma riesce a portare alla vittoria la Cagiva nel GP d’Ungheria. Per Lawson un bottino finale di 31 vittorie in 130 gare con 78 podi e 18 pole e la bellezza di 4 titoli mondiali.

Viene dalla California anche quel matto di Randy Mamola, classe ’59 per lui. Debutto nel Motomondiale nel 1979 disputando tutte e tre le classi (250, 4° posto con 64 punti, 350, 0 punti con un 13° posto come miglior risultato, 500, 8° posto finale e 29 punti). Nonostante non abbia mai vinto un titolo mondiale nella sua lunga carriera, è uno dei piloti più talentuosi grazie al suo stile di guida e controllo della moto. Il suo bottino consiste in 13 vittorie su 160 gare disputate con 57 podi e 4 volte 2° in campionato (1980-1981-1984-1987).

56 anni per un altro californiano, losangelino per la precisione, Wayne Rainey. Wayne debutta nel Motomondiale in 250 nel 1984 chiudendo il campionato all’8° posto con 29 punti. Ma è in 500 che scrive le pagine migliori della sua carriera. Nel 1988 debutta in sella alla Yamaha chiudendo al 3° posto con 189 punti, 1 vittoria e 6 podi complessivi. Si migliora l’anno seguente chiudendo al secondo posto alle spalle di Lawson con 210 punti, 3 vittorie e 13 podi complessivi. Il salto definitivo nel 1990 con il suo primo titolo mondiale replicato poi nel 1991 e 1992. La sorte però gli riserva un brutto scherzo nel 1993. A tre gare dalla fine era in testa al mondiale davanti a Schwantz. Sul tracciato di Misano avviene l’incidente che pone fine alla sua carriera agonistica costringendolo alla sedia a rotelle per il resto della vita a causa di un violento impatto contro il cordolo dopo una scivolata al curvone. Bottino finale per Rainey 24 vittorie in 95 gare e 65 podi.

Classe 1961 per l’originario della Louisiana Freddie Spencer, Fast Freddie per gli amici. Debutta nel Motomondiale nel 1980 e subito in 500 ma l’esordio non è dei migliori: 0 punti ottenuti sia nel 1980 che nel 1981. Nel 1982 chiude 3° in campionato con 2 vittorie, ma è nel 1983 che compie il suo capolavoro: titolo mondiale in sella alla Honda con 6 vittorie e 10 podi complessivi. Replica il titolo nel 1985, sia in 250 sia in 500 con la Honda. Nelle stagioni successive raccoglierà la miseria di 39,5 punti tra il 1986 e il 1993. Bottino complessivo di Fast Freddie: 27 vittorie su 72 gare con 39 podi e 33 pole position.

Classe 1964 per il texano Kevin Schwantz, il mitico 34 della Suzuki, rimasto legato alla casa giapponese. Debutta in 500 nel 1986 con la Suzuki ottenendo i suoi primi 2 punti mondiali. Nel 1987 ne raccoglie invece 11 mentre nel 1988 chiude all’8° posto con 119 punti frutto di 2 vittorie e 4 podi. Quarta posizione finale con 162,5 punti e 6 vittorie per Kevin nel 1989, nel 1990 chiude 2° dietro a Rainey con 188 punti e 5 vittorie. In questi anni sono memorabili i suoi duelli con Rainey fatti di staccate spettacolari e al limite della fisica. Terza posizione finale nel 1991 con 204 punti e 5 vittorie, solo 4° con 99 punti nel 1992. Nel 1993 è in piena lotta per il mondiale con Rainey nonostante le sole 4 vittorie, ma l’incidente del connazionale gli regala il suo primo ed unico titolo Mondiale. 2 vittorie e 4° posto nel 1994, un infortunio al polso occorsogli nel GP del Giappone 1995 lo costringe al ritiro. In suo onore il 34 viene ritirato. Rimane uomo immagine Suzuki e in occasione della gara MotoGP di Valencia sale sulla Honda di Simoncelli (scomparso a Sepang) per il giro di pista in ricordo del pilota di Coriano. Nel 2013 a 49 anni suonati arriva 3° alla 8 ore di Suzuka alternandosi alla guida con Yukio Kagayama e Noriyuki Haga. Bottino finale di Schwantz 25 vittorie su 104 gare disputate con 51 podi e 29 pole.

48 anni per l’originario dell’Arkansas John Kocinski il cui debutto nel Motomondiale risale al 1988 con una Yamaha ottenendo 24 punti. Nel 1989 migliora il suo risultato ottenendo 40 punti e 2 vittorie. Vince il titolo 250 nel 1990 sempre con la Yamaha grazie a 5 vittorie e 223 punti. 7 stagioni in 500 tra il 1989 e il 1999 con due terzi posti come miglior risultato finale in campionato nel 1992 con la Yamaha e 1994 con la Cagiva. Bottino finale nel Motomondiale 13 vittorie in 99 gare con 35 podi e 20 pole.

Classe 1973 per il figlio di Kenny Roberts, Kenny Roberts Junior. Esordio nel Motomondiale nel 1993 in 250 con un 8° posto come miglior risultato finale in campionato nel 1995. Passa in 500 nel 1996 con una Yamaha ottenendo 69 punti e la 13a posizione finale. Nel 1997 e 1998 corre con una Modenas KR3 del team del padre ottenendo risultati modesti (37 punti nel 1997 e 59 punti nel 1998). Il salto lo fa nel 1999 in sella alla Suzuki chiudendo al 2° posto con 220 punti dietro a Crivillè e nel 2000 vince il titolo con 258 punti davanti all’esordiente Valentino Rossi. Con l’avvento della MotoGP non riesce ad essere sempre nelle posizioni di vertice. Ottiene un 6° posto finale nel 2006 con la KR211V grazie a due podi ottenuti a Barcellona e all’Estoril. Bottino finale per Kenny Roberts Jr 8 vittorie in 185 gare con 22 podi.

Classe 1974 per il texano Colin Edwards, soprannominato Texas Tornado. Dopo una vita in Superbike, passa in MotoGP nel 2003 con l’Aprilia Rs Cube ottenendo 62 punti con un 13° posto finale. Passa in Honda nel 2004 al fianco di Sete Gibernau e arrivano i primi 2 podi e la 5a posizione finale in campionato. Nel 2005 il passaggio in Yamaha al fianco di Valentino Rossi. 7 stagioni con la casa di Iwata tra team ufficiale e Tech 3 con 9 podi conquistati e il 4° posto finale nel 2005 come miglior risultato in campionato. Nel 2012 passa alla Suter del team Forward nella neonata classe CRT: 20° posto finale con 27 punti. Nel 2013 gli viene affidata una FTR Kawasaki sempre del team Forward con la quale ottiene 41 punti e la 14a posizione finale. Nel 2014 torna sulla Yamaha sempre con il team Forward e ottiene 11 punti ma in conferenza stampa ad Indianapolis annuncia il ritiro a 40 anni. Per Colin un bottino finale di 12 podi in 195 gare con 3 pole.

Nicky Hayden, 35 anni è il Kentucky Kid. Nicky debutta in MotoGP nel 2003 con la Honda ufficiale al fianco di Valentino Rossi. Per lui 6 stagioni in Honda con la perla del titolo mondiale conquistato nel 2006 ai danni proprio di Rossi con 2 sole vittorie ma tanti piazzamenti. Nel 2009 il passaggio in Ducati fino al 2013, miglior risultato in classifica generale un 7° posto nel 2010. Ritorna in Honda nel 2014 guidando la Open del team Aspar e ottiene 47 punti chiudendo al 16° posto il Mondiale mentre nel 2015 raccoglie solo 16 punti e in Giappone annuncia il suo ritorno in Superbike per il 2016.

Last but not least, Ben Spies, classe 1984, detto anche Texas Terror o Elbowz, per il suo modo di guidare a gomiti larghi. Debutta in MotoGP nel 2008 con 3 wild card: Donington, Laguna Seca e Indianapolis in sella ad una Suzuki raccogliendo 20 punti. Nel 2009 dopo la vittoria del titolo in Superbike la Yamaha lo premia con la wild card a Valencia: chiude la gara al 7° posto. Nel 2010 sale sulla Yamaha del team satellite Tech 3 e chiude il campionato al 6° posto con 2 podi, il 2011 invece è l’anno migliore nel quale centra la sua prima e unica vittoria in MotoGP ad Assen e conquista altri 3 podi per un 5° posto finale. Poi la parabola discendente: 10° nel 2012 con la Yamaha ufficiale e 21° nel 2013 con la Ducati del team Pramac. Il 2013 per lui è stato un anno nero dal punto di vista fisico, tanti infortuni soprattutto alle spalle che gli impediscono di completare la stagione fino ad indurlo al ritiro dalle competizioni.