Brava Suzuki! La Ducati ci ha messo molto di più…

ducati silverstone
@DUCATI PRESS

Dopo le grandi performance del Red Bull Ring e di Brno ci si aspettava di più da mamma Ducati, che a Silverstone avrebbe avuto bisogno di un grosso aiuto per vincere

Dopo anni in cui a vincere erano sempre i soliti top rider, con le solite moto, sembra che il leitmotiv di questo 2016 sia: vinca chi può! Sette piloti differenti in 12 gare disputate, erano anni che non accadeva…se mai è accaduto. Jack Miller, Andrea Iannone, Cal Crutchlow e ora Maverick Vinales hanno interrotto l’egemonia dei tiranni spagnoli e del redivivo italiano. Due vittorie sul bagnato e due vittorie sull’asciutto per i novelli vincitori. Tre vittorie su quattro a sorpres. Solo quella della Ducati era stata scritta, dopo i test di luglio al Red Bull Ring che aveva sancito una superiorità imbarazzante per la Desmosedici sul tracciato austriaco. Imbarazzante per gli altri, ovviamente.

Nel giorno della canonizzazione di Madre Teresa, Suzuki chiederà quella del numero 25 spagnolo. Erano ben 9 anni che la casa di Hamamatsu non tagliava per prima il traguardo. Correva l’ormai lontano 2007 quando un maestro del bagnato di nome Chris Vermeulen sotto la il diluvio di Le Mans precedeva tutti sotto la bandiera a scacchi, facendo di nuovo trionfare una Suzuki. Il pupillo di Barry Sheene aveva coronato una grande rincorsa, facendo sorridere i vertici della Casa in Giappone.

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Se escludiamo il lungo periodo del ritiro dal conteggio totale, periodo durante il quale la Casa giapponese ha studiato, testato e messo in pista un nuovo progetto in MotoGP, l’attesa della Suzuki è durata meno della Ducati: Bravi !!!

Bisogna avere l’onestà intellettuale di complimentarsi con gli avversari quando lavorano meglio di noi e fare autocritica quando, come oggi, si poteva fare di più.

In una gara più veloce di quella del 2014 corsa con gomme Bridgestone (nel 2015 pioveva quindi ogni riferimento è inutile), Andrea Iannone sulla Ducati GP14 è stato per molto tempo a ridosso delle prime posizioni. Questo è innegabilmente indice di una moto competitiva già all’epoca. Ma The Maniac incontrò anzitempo le “argentee pietre” di Silverstone che popolano allegramente le vie di fuga del tracciato. Mentre il compagno vivacchiava in una sorta di desmolimbo, in cui il suo “fantasma” cercava di agguantare senza troppa convinzione le posizioni che contano.

Manca la moto? Guardando le ultime gare non si direbbe. Mancano i piloti? Con Andrea Iannone siamo relativamente competitivi, ma tra scivolate, dolori fisici e gomme che si distruggono come fossero delle ricoperte, non si riesce ad essere costanti nei risultati. E se in molti aspettavano Jorge Lorenzo come salvatore della patria, è meglio che inizino ad accendere qualche candela, perchè al momento il maiorchino è caduto in un oblio tecnico/psicologico molto buio.

Forse la soluzione c’è: dopo la sua santificazione, Maverick potrebbe metterci una buona parola con qualche pezzo grosso.

Speriamo di non dover ricorrere ad un aiuto di questa portata per vincere ancora in questo 2016!

3 Commenti

  1. Si è vero sono un tifoso ducatista, per questo priverò a smontare questa tesi:
    1) In precedenza la Ducati è riuscita a vincere il suo primo Gran Premio nell’anno del debutto assoluto (2003)
    2) Prima della vittoria in Austria la Ducati, già dal 2015, aveva conquistato podi importanti
    3) Non capisco perchè l’autore dell’articolo voglia escludere dal conteggio degli anni trascorsi prima della vittoria di Silverstone i due anni di sviluppo fatti in privato dalla Suzuki