Casey Stoner, keep calm and handle carefully

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Il ritorno di Casey Stoner in Ducati è al vertice del consenso: il purosangue australiano è sceso in pista ed ha mostrato quella velocità che nessuno ha mai messo in dubbio

In questo momento di giusta euforia sembra fuori luogo essere dubbiosi sull’operazione orchestrata in Ducati, ma certo essa è estremamente rischiosa e richiederà al management della Ducati Corse doti quasi sovrannaturali. Indubbiamente la triade composta da Dall’Igna, Ciabatti e Tardozzi rappresenta quanto di meglio esiste nei box della MotoGP in fatto di esperienza, correttezza e capacità di gestire i rapporti umani, ma l’opacità della comunicazione sull’impiego di Stoner nelle gare del Mondiale 2016 dimostra già da ora che le problematiche sono così complesse che è richiesta (almeno al momento) una navigazione a vista.

Per andare subito al nocciolo della questione diciamo la banale verità: chi è delegato a vincere il Mondiale Piloti 2016 per conto della Ducati Racing Team non è Stoner, ma sono Dovizioso e Iannone. Ed in questo momento sui due piloti italiani si stanno addensando nuvole foriere di tempesta. Perché esiste una variabile indipendente e difficilmente gestibile dai manager Ducati che possiamo chiamare “popolo rosso”. I social media, nel bene e nel male, sono ormai in grado di influenzare se non le decisioni, almeno le atmosfere in qualsiasi struttura, senza tralasciare i giornali che, per loro natura, debbono interpretare gli umori dei lettori. Purtroppo già ora, dopo poche ore di test, si leggono commenti sui social che inneggiano a Stoner in grado di “dare la sveglia” a Dovizioso e Iannone!

A questo momento l’unico finale di stagione che è prevedibile non susciterà problemi in Ducati da parte dei tifosi consiste nella vittoria del titolo mondiale (sic!). Tutti gli altri obiettivi sembrano infatti forieri di contestazioni. Se Stoner scenderà in pista solo in test privati, Ducati sarà accusata di non sfruttare il suo talento in maniera opportuna. Se Stoner farà i test IRTA e sarà veloce quanto (se non di più) dei “magnifici quattro” apriti cielo. Non migliorerebbe la situazione di scontento se Stoner gareggiasse e si piazzasse davanti ai piloti Ducati, solamente cambierebbe l’obiettivo delle critiche, in questo caso rappresentato dai piloti.

In questo scenario Iannone e Dovizioso sembrano destinati a fare la fine dei famosi “vasi di terracotta in mezzo ai vasi di ferro” di manzoniana memoria: avevano già quattro ossi duri da rodere, ma su moto diverse e prestigiose, ora andranno sempre a cercare nelle classifiche per primo il nome ed il piazzamento di Stoner. Non consola ricordare le vicende di due grandi piloti italiani di F.1 del passato: Musso e Castellotti. Al Gran Premio di Monza del 1956, pur di dimostrare alla stampa nazionale chi era il più forte pilota italiano sulla Ferrari, scelsero di fare una corsa scriteriata in testa, fino alla prevedibile distruzione degli pneumatici ed al ritiro. Vinse Moss, su Maserati, uno che, beato lui, poteva correre libero da pressioni.

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