Confessioni di un tester pericoloso

di pillo tester

La mia vita da tester, tra grazie divine ed esperienze indimenticabili: dalla Honda di Valentino Rossi alla Gilera campione del mondo di cross

Sicuramente le moto sono tutte magiche ma alcune lo sono di più e molto spesso gli eventi speciali legati a questi test rendono indimenticabili alcune moto rispetto alle altre. Io credo che quando la Honda mandò i 5 inviti per provare la RC211V con il numero 46 di Valentino Rossi sulla pista di Barcellona, il povero Sabbatini (ufficio stampa Honda) ricevette minacce di morte da quei 200 tester rimasti esclusi. Io stesso che ero tra i miracolati ho subìto pressioni e minacce da amici e colleghi che volevano a tutti i costi il mio posto! Lo stesso Gramigni (ex iridato 125) mi minacciò pesantemente offendendomi la mamma e la moglie se non mandavo lui a fare il test. In effetti è stata l’unica e ultima volta che abbiamo potuto provare la Honda di Valentino perché l’anno successivo Vale passò alla Yamaha e le RC211 avevano il 69 o il 4 ma non il magico 46.

Arriviamo a Barcellona dopo una notte passata in bianco perché il giorno prima si provavano a Valencia tutte le altre motoGP. Quindi dopo una giornata stressantissima in sella a Ducati Kawa e M1 si parte in auto a manetta per raggiungere Barcellona, dove alle 8 (ma perché alle 8?!) inizia il briefing dove ci spiegano il meccanismo del test. Siccome la moto ha solo 500 Km di autonomia, prima che il motore ceda dobbiamo fare al massimo 4 giri a testa e soprattutto dal momento in cui parte il test non ci si può fermare perché le procedure di partenza della RC durano 45 minuti e i cambi pilota non possono durare più di 10 secondi ai box, altrimenti le temperature salgono troppo e le supergomme Michelin si freddano eccessivamente. Solo questo mette una paranoia tremenda  a tutti noi fortunati eroi del test del secolo.

Io che dovevo andare alle 11.21 mi metto nel box alle 8.15 per vedere come funziona il tutto. E per vedere le facce dei colleghi che scendono. Dopo i primi due la moto sta rientrando per Steve Parrish di Eurosport che non si presenta e non si riesce a trovare. Fiorani che mi vede dentro il Box mi urla di mettermi casco e guanti perché il prossimo sono io. Mentre mi metto il casco vedo un buco nel palmo dei guanti che avevo distrutto il giorno prima a Valencia. Ma quelli nuovi erano su nella Hospitality quindi prendo del nastro adesivo americano e lo metto prima dentro e poi fuori e dopo un secondo sono nel rettilineo lunghissimo di Barcellona con la Moto di Valentino: una libidine pazzesca e soprattutto una moto spaziale che sparaflescia da una curva all’altra alla velocità della luce. Ma la potenza è abbastanza gestibile tanto che al primo passaggio mi faccio anche due o tre megapenne davanti ai fotografi. Insomma tutto meravigliosamente bene fino a quando lo scotch esterno dei guanti mi si stacca, lasciando solo quello interno che mi incolla la mano alla manopola destra, proprio mentre cerco la leva del freno per una staccata del curvone a destra che ormai arriva a velocità siderale e io non riesco ad acciuffare la leva lontanissima.

Quindi il mio cervello mette in moto tutte e tre le sinapsi valutando le possibili vie di uscita. Ipotesi A: Se addrizzo arrivo nella via di fuga a 200 e mi schianto sulle gomme. Ipotesi B: Se provassi a fare la curva scalando e frenando col posteriore potrei tentare di fare la curva a 50 Km di velocità in più di come l’avrei fatta normalmente, ma sicuramente almeno 10 o 20 chilometri in meno a quello che questa moto è in grado di fare con Valentino in sella. Quindi mi butto ormai sicuro di schiantarmi in terra facendo la figura del pirla che avrebbe chiuso in malo modo la mia storia di tester. Senza toccare il freno anteriore sono entrato nel tornantone e la meravigliosa Honda non ha fatto neanche una piega rimanendo in linea perfettamente ad una velocità per me pazzesca ma evidentemente per lei tranquillissima.

Sono rientrato ai Box convinto di essere stato graziato dalla divinità dei tester e non ho raccontato a nessuno questa incredibile avventura dove potevo fare davvero la figura di cacca del secolo.  Anzi no! L’ho detta solo al fotografo sconvolto che mi ha visto curvare ad una velocità che nessuno in questa giornata aveva mai sfiorato. E ai suoi complimenti del tipo: “Però Dipi che manico spaziale che sei! Alla tua età non ti facevo cosi bravo” non ho avuto il coraggio di mentire e ho confessato che quella curva l’ho fatta senza frenareeeeeeeeeeee.

Sempre in tema di test emozionanti forse quello più terribile è stato sulla Gilera Ufficiale campione del mondo di cross. Ad un certo punto a metà anni ottanta convinciamo la Gilera a farci provare la famosa 125 che lottava da anni contro Suzuki e Yamaha con Rinaldi Maddii e Pekka Vekonen. Un magico giorno arriva la telefonata di Pernat che, raggiante, ci dice di aver convinto Vitteven a mollare la 125 ufficiale per noi tester affamati di emozioni. Io inizio a fare le capriole fino a quando non ci confida che il test si svolgerà a Maggiora perché era l’unica è pista libera. Io ho iniziato a piagnucolare al telefono dicendo che forse non potevo andare perché stavo molto male da tempo, che era morta la nonna e avevo le cavallette in casa. Il fatto è molto semplice: la pista di Maggiora è famosa in tutto il mondo perché ha due muri pazzeschi dove i piloti si gettano nel vuoto facendo un salto esattamente come quello dal tetto di un palazzo a tre piani con mansarda! Un salto leggendario dove David Bailey (nel Motocross delle Nazioni) rimaneva in aria per 5 secondi durante i quali levava le mani dal manubrio sollevandole in aria facendo impazzire i 50000 spettatori.

Ho iniziato a sognarmi la notte questo maledetto salto e ho smesso di dormire per tutta la settimana che precedeva questo incredibile test svegliandomi urlando perché convinto di schiantarmi a terra. Ebbene io ero ormai un crossista part time perché ormai completamente preso dalle pieghe e dalla pista. E in tutta sincerità il massimo salto che avevo fatto in vita mia sarà stato quello del panettone di Arsago Seprio, dove mi sollevavo per due metri di altezza e già mi sembrava di volareeeeee.  Ebbene ormai arriva il giorno del test e ci presentiamo tutti con la faccia di chi va al patibolo senza possibilità di una grazia estrema. Un collega aveva fatto testamento salutando parenti e amici prima di partire per Maggiora. Io ero sicuro di morire su quella bellissima pista con quella bellissima moto e la cosa ormai mi era diventata familiare e non drammatica. In fondo era quello che amavo di più. Quindi spavaldo, monto sulla rossa Gilera e parto a razzo sul salitone che immette nella pedana di lancio, dove era impossibile scendere piano essendo verticale come un vero palazzo di tre piani. Messa la terza mi lancio nel vuoto per un periodo per me lunghissimo nel quale davvero ho rivisto le fasi della mia giovane vita fino a quando non ho toccato violentissimamente la rampetta di atterraggio e ho capito che non solo non ero morto ma dovevo di corsa frenare e impostare il tornantino che seguiva la rampa.

Insomma passato il terrore mi sono divertito come uno scemo e ho fatto altri venti salti nel famoso muro di Maggiora arrivando a capire che la moto non ti tradisce mai se tu non fai il cretino sopra di lei. Infatti anche a Daytona quando provammo la Harley da SBK mi ricordai di questo episodio di Maggiora ed entrai senza problemi nella pista che presentava due curve sopraelevate pazzesche dove la gravità ti schiaccia le sospensioni a pacco e la velocità ti spara altissimo su questo muro di cemento. Memore di tutte le avventure vissute, mi sono avvicinato al test tranquillo e curioso, tanto che ho subito iniziato a spalancare il gas applicando alla lettera tutte le raccomandazioni ricevute per non avere problemini. Peccato che tutta questa tranquillità mi ha portato al secondo giro a girare sulla sopraelevata a tutto gas, fino a quando non mi sono sentito toccare il gomito destro. Mi giro e mi accorgo che da come giravo alto ormai avevo finito l’asfalto e stavo toccando con il gomito il muretto che delimita il famoso Banking. Popò immediata nella tuta e ritorno ai box dove mi sono accasciato sull’erba di Daytona. Insomma avrete capito che non tutte le professioni sono quello che sembrano. E anche il tester, che potrebbe rappresentare la massima aspirazione per un lavoro da motociclisti, è spesso caratterizzata da inghippi, problemi e imprevisti che rendono la vita davvero poco monotona.