Così ho conosciuto Fred Merkel

fred merkel

La fantastica storia dietro l’incontro tra un appassionato in cerca della giusta categoria e il pilota tre volte campione AMA, Fred Merkel, che non trovava una sella per correre a Misano. L’inizio di una lunga storia d’amore…

Correva l’ormai lontano 1986 quando un mio amico assieme a suo cugino mi aveva convinto a seguire in pista un certo Virginio Ferrari. Il pilota correva nel motomondiale in una squadra di suo cugino, Marco Capoferri, con una Honda 250 affittata da Baldè, buon pilota francese. Verso fine stagione lo stesso Capoferri mi convince a mettere in piedi un team per far correre Ezio Gianola e Alberto Rota con moto 250 e Mauro Ricci con il VFR 750 RC 24, una splendida 4 tempi. Il team prende il nome RCM (Rumi, Capoferri e Mayer) e viene schierato in pista nel 1987. In un primo momento Capoferri tentò di farmi rilevare una quota del Team Servisco, che aveva sede nel Regno Unito. Ma quest’idea non era assolutamente nelle mie corde.

Il percorso di Ezio Gianola cambiò sin dalla prima gara perchè arrivò da Honda Italia la prima 125 gp monocilindrica che fu affidata proprio a lui. Ezio ci vinse la prima gara a Misano, anche grazie allo stop delle bicilindriche del Team Italia, scatenando l’ entusiasmo dei Giap. Per fortuna il mio interesse era tutto per il VFR 750, visto che non ho mai amato particolarmente i 2 tempi. In questo scenario, esattamente una settimana prima della 200 Miglia di Misano, gara valida per il mondiale F1, mi chiama Carlo Florenzano. Durante la telefonata, Carlo mi chiede di far correre in questa gara un giovane pilota americano in cerca di una moto. Il pilota in questione è un certo Fred Merkel, che ha vinto per tre volte di seguito il campionato AMA SBK dal 1984 al 1986. Resto dubbioso. Perchè un tre volte campione AMA resta a piedi?

Chi conosce Florenzano, conosce anche la sua abilità nel convincere la gente. La sua capacità di avvolgere la vittima tra le sue spire. Non resisto neanche io e così accade che gli dico di si. Prendiamo una moto in Honda Italia utilizzata per le prove stampa e la prepariamo per correre. Montiamo scarico, modifichiamo le forcelle. Poi un diverso ammortizzatore posteriore, due cerchi in lega, la carena racing di Ricci e basta. La moto è quasi standard e vado a Misano curioso di vedere il giovanotto americano all’opera. Quando arrivo lo trovo sdraiato per terra intento a smontare e controllare la sua moto “ufficiale”. Ecco il mio primo contatto con Fred Merkel.

A parlare di quel fine settimana a Misano mi viene ancora la pelle d’oca. In quei giorni ho passato serate in mezzo a piloti e meccanici intenti a fare grigliate e sbevazzare birre e mi sono salvato da svariate ubriacature per il semplice fatto che non piacendomi la birra ho bevuto coca cola. Ho sentito termini in inglese che avrei sentito sempre negli anni seguenti quando si parlava di qualsiasi cosa riguardasse le moto come facking good o no facking good (penso si scriva così perchè a scuola non me lo hanno insegnato!).

Stando tra questa gente ho capito il motivo per cui mi ero innamorato di questo ambiente e di questi motori. L’anno precedente ero stato a qualche gara del motomondiale con Virginio Ferrari e non ero rimasto entusiasta dell’ambiente. Era già tutto un pò fighetto, i piloti li vedevi di striscio e le moto pure. Quando ho deciso di andare a Misano l’ho fatto più per Mauro Ricci e per salutare Virginio che correva con Bimota ed è stato un colpo di fulmine.

In quel weekend a Misano conobbi personaggi come Joey Dunlop, oppure lo stesso Iddon che poi vinse la gara e tanti altri che poi ho ritrovato nel WSBK con le mani sporche di grasso a lavorare sulle loro moto. Discutere con i meccanici sbevazzando birre come fossimo tutti al pub mi ha convinto che quello era il vero amore per il motociclismo,  l’ambiente che mi sarebbe potuto piacere. Mani sporche di grasso invece che guanti bianchi come avevo visto l’anno prima in GP. Ero convinto che anche l’americano, Fred, fosse un fighetto come quelli che avevo visto in GP. Nel mondiale correvano i suoi colleghi che aveva battuto e che adesso erano stelle internazionali, ma il fatto di averlo conosciuto per la prima volta sdraiato per terra a pasticciare sulla sua moto è stato il fattore determinante. Lui sdraiato a lavorare sulla bellissima RC 30. Un’immagine che mi ha convinto a mettergli in piedi una mini squadra per il 1° campionato WSBK che si sarebbe corso l’anno seguente.

Poi dobbiamo aggiungere che il ragazzo con la moto standard arrivò secondo. Con una moto che aveva il tappo ancora con la chiave per fare il rifornimento. Tra l’altro durante un rifornimento si è beccato pure un’innaffiata di palle. Nonostante tutto, Fred arrivò appena alle spalle di Iddon e davanti a Joey Dunlop. Entrambi ovviamente con moto ufficiali.

Sentire la musica dei 4 tempi era un piacere, mi faceva star bene e tornare indietro di quasi 20 anni (quando andavo in officina dai Facetti per vedere il motore della mia HF e sentirlo al banco) e l’idea di coinvolgere Carlo e Giuliano mi stuzzicava. Sarei stato, come lo sono stato, l’unico ad avere motori per moto fatti da loro. Questo fu solo l’inizio di un’avventura fantastica che nel 1988 portò me e Fred Merkel a vincere il primo titolo mondiale della neonata WSBK.

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