Ducati assetata dopo Laguna Seca

CHAZ DAVIES DAVIDE GIUGLIANO LAGUNA SECA
@DUCATIPRESS

La trasferta negli States non è decisamente andata come si sperava dalle parti di Borgo Panigale. Sul toboga di Laguna Seca, Chaz Davies non ha ripetuto l’impresa del 2015

La tappa americana del mondiale SBK ha lasciato la Ducati decisamente assetata. Assetata di vittoria, assetata di risultati eclatanti e soprattutto assetata di costanza, l’elemento che in questo momento sembra mancare al Team Aruba ed agli alfieri Chaz Davies e Davide Giugliano. Entrambi i piloti erano giunti a Laguna Seca con un carico di aspettative particolari, dettate da motivazioni differenti fra loro.

Su questa pista Chaz Davies aveva messo a segno una doppietta imperiosa nel 2015, ed in tanti erano pronti a scommettere che volesse ricominciare la propria corsa al titolo 2016 esattamente da qui, mettendo magari a segno un hat trick degno di quello registrato ad Imola. Il gallese ci ha provato, ha tentato come sempre di dare tutto, di tenere il gas aperto a dispetto di una Panigale che sembrava non perfettamente a punto sui saliscendi californiani.

In gara 1 era primo, stava tenendo un ritmo elevatissimo. E l’anteriore l’ha tradito, senza perdonargli un ingresso “allegro”. In quella dannata via di fuga non è caduta solo una bellissima moto rossa con in sella un velocissimo pilota inglese. In quella curva è caduto il sogno di vedere  una Ducati lottare per il titolo mondiale, un’illusione che il popolo ducatista cova da troppi anni ormai. Bisogna tornare con la mente ai tempi di Carlos Checa in sella alla imbattibile 1198 messa in pista nel 2011 dal Team Althea, per trovare una Ducati vincente nel mondiale SBK.

Per quanto il lavoro svolto sia di altissimo livello, in Ducati non riescono ancora a consegnare nelle mani di Chaz Davies e Davide Giugliano una moto che gli consenta di forzare sempre. Dopo la scivolata, il gallese ha anche dichiarato che in quel punto non stava spingendo come poteva, il che lascia maggiormente perplessi. Eppure la velocità dei piloti e della moto sono elementi assolutamente fuori discussione. Le modifiche portate in pista dalla Ducati durante la stagione hanno permesso alla Panigale di chiudere il gap di cavalli che la separava in passato dalle 4 cilindri.

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La sensazione è che i piloti a volte vadano oltre il limite per tenere il passo delle Kawasaki, che attualmente sono un punto di riferimento assoluto per tutto il paddock SBK. Se a questo aggiungete che in sella alle Ninja ci sono due veri mastini come Jonathan Rea e Tom Sykes avrete il quadro ben definito del perchè spesso ci sia una Panigale a terra nelle vie di fuga.

Come capitato purtroppo sabato ad entrambi i piloti, mentre stavano facendo una bellissima gara. Davies era primo, e Giugliano nel momento in cui ha perso la moto era a distanza di tiro per tentare l’aggancio con il duo Kawasaki. Per fortuna entrambi i piloti si sono rifatti nella seconda frazione, regalando un duello magnifico ed un doppio podio che vale moltissimo soprattutto per Davide Giugliano.

In apertura, abbiamo accennato alle differenti motivazioni che spingevano i piloti Ducati a fare una grande gara a Laguna Seca. Approfondita la voglia di Davies di ripetere l’impresa del 2015, parliamo della molla che ha portato Davide Giugliano a fare una seconda gara stupenda. Probabilmente la molla in questo caso doveva avere la forma di una radiografia. Un pezzo di carta plastificato nero su cui Davide ha trovato scritto una brutta storia, che lo vedeva costretto a rinunciare al sogno di correre e vincere in SBK. Una radiografia che gli è stata consegnata dopo la paurosa caduta del 2015 proprio qui, sul tracciato di Laguna Seca.

In pochi minuti era passato dalla voglia di tornare in sella velocemente al terrore di non poterlo fare mai più. Tutti ormai sappiamo che Davide Giugliano, con il duro lavoro ed una infinita determinazione, ha reso bugiarda quella radiografia, dimostrando che nessun pezzo di carta plastificata e nera potesse trattenerlo lontano dalla pista. Qualcuno sarebbe stato quanto meno circospetto nell’affrontare la pista, nel piegare la moto ed aprire il gas esattamente nel punto in cui l’anno scorso fu tradito dal grip, dalle gomme, dalla sfortuna, dalla moto. Conta poco cosa fosse, un tradimento in moto finisce sempre con una potenziale brutta caduta.

Nella prima gara la caduta non ha di certo aiutato Davide nel suo processo di ricerca del feeling assoluto, ma evidentemente il pilota romano voleva a tutti i costi cancellare il ricordo di quella maledetta radiografia. E l’ha fatto alla grandissima, trovando la forza per correre una seconda frazione che si può definire sontuosa senza rischiare di essere accusati di eccessivo patriottismo. Il duello con le Kawasaki, la volontà di resistere a tutti i costi a Chaz Davies. Puro spettacolo, gioia infinita nello scoprire che Davide ha fatto pace con Laguna Seca e che la famosa radiografia è destinata a diventare uno sbiadito ricordo lontano.

Adesso c’è una lunghissima pausa da affrontare, una pausa di oltre due mesi nei quali lavorare duro sulla moto. Il mondiale 2016 non è matematicamente perso, ma se trovate un folle pronto a scommettere contro Rea e Sykes probabilmente è un folle bugiardo. La Kawasaki ha il mondiale stretto nelle proprie mani, ma la Ducati deve sfruttare le ultime gare per fare dei passi avanti, e rimandare il sogno al 2017.