Ducati tra falsa crisi e ritorni di fiamma

Ducati Dall'Igna Ciabatti

Fino a due anni fa in Ducati avrebbero pagato oro per finire quarti a cinque secondi dal podio. Oggi invece si può parlare di risultato quasi deludente per una circostanza del genere. Siamo certi che ci sia qualcosa di cui essere delusi?

Ad Assen Andrea Iannone ha concluso alle spalle di Lorenzo ed ha consolidato la sua classifica Mondiale che lo vede attualmente occupare il terzo posto alle spalle del duo Yamaha. Questo risultato ha fatto storcere il naso a tutti quelli che speravano di trovare una Ducati stabilmente sul podio dopo l’avvio di Campionato offerto in Qatar, con tre italiani a dividersi il podio e due di questi vestiti di Rosso Bolognese. Le aspettative generate dai risultati in gara dei primi GP si stanno attualmente scontrando con prestazioni non all’altezza di quelle auspicate.

Già prima di arrivare al Mugello, c’era praticamente la certezza che il vincitore predestinato fosse Andrea Dovizioso. I media hanno anche pubblicizzato i risultati ottenuti dalla Ducati durante i test privati svolti sulla pista toscana prima del Gran Premio, fantasticando su tempi iperbolici raggiunti in pista. Le qualifiche avevano anche confermato queste aspettative altissime, ma in gara la vittoria è sfuggita con un problema tecnico a fermare il Desmodovi, ed un Lorenzo in versione fuggitivo a negare qualsiasi velleità di vittoria a Iannone, comunque ottimo secondo.

Tuttavia, se guardiamo le cose da una prospettiva più attenta, il quadro generale cambia considerevolmente. Dove era la Ducati solo due anni fa? Nel GP d’Olanda del 2013, il buon Andrea The Maniac terminò tredicesimo ad oltre un minuto dal primo. Non era pilota ufficiale, ma all’altro Andrea, quello Factory, non andò poi tanto meglio. Sesto a trentatré secondi dal vincitore Valentino Rossi.

Oggi la situazione è distante anni luce da quella del 2013: il risultato del duro lavoro fatto in Ducati si vede e la GP15 è una moto nata oggettivamente bene. Quindi perché lamentarsi? I tifosi dovrebbero limitarsi a stappare bottiglie di Champagne, ricordando che solo un paio di stagioni fa per misurare i distacchi dai primi si doveva ricorrere alla clessidra piuttosto che al cronometro. Ma noi italiani amiamo i facili entusiasmi ed abbiamo spesso una memoria cortissima e vedere le Rosse di Borgo Panigale duellare con la Yamaha M1 di Valentino Rossi nel primo GP della stagione, ci aveva regalato il sogno di poter vivere un Mondiale targato interamente tricolore.

La verità è probabilmente che in Ducati stanno ancora imparando tantissimo riguardo questa moto, che ha mosso i primi passi solo pochissimi giorni prima dell’inizio del Mondiale. Bisogna poi considerare che questa edizione del Mondiale GP è probabilmente una delle più competitive della storia recente. Rossi è in forma stellare, Lorenzo ha dissotterrato il Martillo e Marquez è semplicemente Marquez. Questi tre piloti hanno portato il livello del campionato molto in alto e i record di ogni pista stanno crollando sistematicamente sotto la spinta della crescente competitività di questi tre alieni.

Se poi aggiungiamo che tra Mugello, Barcellona ed Assen la sfiga si è accanita contro Dovizioso, il quadro reale sulla competitività attuale assume contorni di tutt’altro tipo. Questi contorni li ha compresi perfettamente quel furbacchione di Shuhei Nakamoto, gran capo della HRC. Ad Assen durante la riunione della MSMA la vittoria del fronte anti-Ducati è stata netta e la Rossa perderà nel 2016 tutte le concessioni regolamentari attualmente presenti, pur non avendo ancora vinto una singola corsa. Questa decisione è la naturale reazione di Honda e Yamaha alla crescente competitività della Ducati. E se hanno paura in casa HRC nel cuore del reparto corse più grande al mondo, c’è davvero qualcosa di cui essere orgogliosi in quel di Borgo Panigale.

In tempi non sospetti, Filippo Preziosi aveva compreso che per battere gli avversari nipponici bisognava prendere strade tecniche diverse, più coraggiose. Così nacque il famigerato telaio scatolato e la decisione di passare prima degli altri big alle Bridgestone. Questi colpi di genio hanno consegnato alla storia dei GP l’accoppiata Stoner-Ducati ed una serie di bellissime vittorie. All’inizio del 2014, un altro tecnico italiano ha avuto il suo colpo di genio. Parliamo di mr. Barbetta, all’anagrafe Gigi Dall’Igna. La mossa di iscrivere la Ducati al campionato allineandosi al regolamento Open ha letteralmente mandato in crisi i giapponesi, che hanno fatto valere la propria posizione di forza ed hanno imposto delle restrizioni regolamentari in corso d’opera. Ma ormai la frittata era fatta e la Ducati ha comunque potuto godere di alcuni vantaggi regolamentari importantissimi soprattutto al fine di sviluppare la moto del futuro: l’attuale Desmosedici GP15.

Dall’Igna si è portato in dotazione tutto il bagaglio tecnico raccolto in anni di Aprilia Racing ed ha formato una coppia di piloti ufficiali assolutamente equilibratissima. Dovizioso e Iannone si compensano perfettamente e attualmente competono ad un livello davvero altissimo mostrando di non avere alcun timore reverenziale nei confronti di altri piloti molto più blasonati. Ricordiamo il bellissimo duello tra Desmodovi e Rossi in Qatar ma anche le botte da orbi che Iannone ha tirato a Marquez sul circuito di Le Mans. Ma a questa ricetta manca il guizzo del campione assoluto, del top rider. Moltissimi si domandano cosa avrebbe potuto fare Valentino in sella a questa GP15 e non è il solo campione che popola i sogni bagnati dei tifosi Ducati.

In tutto questo panorama spunta anche un canguro irrequieto. Porta il numero 27 stampato sul marsupio e si chiama Casey Stoner. Ha ripetuto tantissime volte di essere più interessato alle cernie piuttosto che alle gare di moto. Eppure sta spuntando fuori nel paddock dei GP con sempre maggiore costanza. In occasione del GP di Texas, ad Austin, aveva anche avanzato la propria candidatura a sostituire il suo amico Pedrosa. Che ci crediate o no, il micro-rider spagnolo si era infortunato. La Honda ha negato con fermezza questa possibilità ed ha ribadito che l’impegno di Stoner con HRC riguarda esclusivamente la prossima 8 ore di Suzuka da correre in coppia con Van Der Mark in sella alla CBR 1000. In risposta a questo veto, Casey ha twittato i propri complimenti ai vecchi amici della Ducati per il bellissimo lavoro svolto quest’anno. Che non sia mai stato una persona dal carattere propriamente delicato è risaputo. Stoner si sta facendo tentare da questa ipotesi di ritorno alle gare a tempo pieno e qualsiasi sponsor sarebbe più che felice di finanziare il progetto.

Parlavamo di coraggio ed intraprendenza, doti tipiche degli italiani. Quando vedrete il Barbetta prendere un volo Quantas per Sydney sappiate che ha già convinto tutti in Ducati e Philip Morris e deve solo convincere un australiano cocciuto che quel casco appeso al chiodo in salotto non fa per nulla arredo.

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