Ducati SBK, intervista a Marinelli: «L’aerodinamica potrebbe arrivare anche in SBK»

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Ernesto Marinelli ci parla in questa intervista esclusiva del progetto Ducati in SBK, che si appresta a vivere un cambiamento epocale, dall’avvento della V4 agli sviluppi aerodinamici anche nelle derivate di serie

In Ducati ci sono alcuni uomini che fanno davvero parte della storia sportiva del Marchio. Uno di questi è senza dubbio Ernesto Marinelli, l’ingegnere che ha il compito di gestire e sovrintendere tutte le operazioni di Borgo Panigale in ambito SBK, spaziando dal mondiale al CIV, passando per il BSB e lo sviluppo. La persona più competente, informata ed appassionata con cui parlare del futuro di Ducati in un campionato che da sempre la vede protagonista ed antesignana. Ci dispiace aver interrotto le vacanze dell’Ingegnere per fare una lunga chiacchierata con lui, ma siamo felici di aver raccolto una intervista con la quale analizzare presente, passato e soprattutto futuro di Ducati in Superbike.

Il mondo SBK Ducati sta per vivere un cambiamento epocale, passando dal bicilindrico al V4 in vista del 2019. Tu hai sempre fatto parte della storia Ducati in SBK e quindi con il celebre tuono del due cilindri di Borgo Panigale. Che effetto farà la prima volta che una Ducati a quattro cilindri scenderà in pista in una gara ufficiale? Pensi che rappresenterà un momento “particolare” della storia di questo marchio in SBK ed anche della tua personale avventura in questo campionato?

«Sicuramente sarà un momento molto speciale ed emozionante, ogni nuova generazione di moto rappresenta una nuova sfida e una grande mole di lavoro nel periodo che precede la prima gara. Siamo tutti amanti della tecnica e delle nuove sfide e quindi questa nuova generazione di motore che sta per arrivare rappresenta per tutti noi un nuovo ed entusiasmante stimolo. Penso che il nostro bicilindrico sia stato e continui ad essere un deciso riferimento per questo layout di motore e il fatto che nessuno sia riuscito ancora ad avvicinarsi, con configurazioni simili, alle performance da noi raggiunte penso sia un importante traguardo. Parlando di gare Superbike, essere stati gli unici a gareggiare con un bicilindrico negli ultimi anni ci ha in parte sfavorito, specialmente negli anni intercorsi dal 2012 al 2014, perché essere stati gli unici ad utilizzarlo e visti i grandi successi conquistati in passato ha dato modo alle altre case e organizzazioni di fare pressioni e condizionare i regolamenti che fino al 2014 ci hanno pesantemente condizionato».

Lo sviluppo dell’aerodinamica è diventata un punto focale in MotoGP, e voi di Ducati siete probabilmente l’azienda maggiormente all’avanguardia. Pensi che un domani questi concetti possano in qualche modo trovare applicazione sul prodotto di serie, e quindi in seguito anche in SBK?

«Lo sviluppo che si esegue nelle competizioni è parte integrante del DNA dell’azienda e rappresenta una costante piattaforma di sviluppo per il prodotto di serie. Ci sono cose trasferibili integralmente alle moto che poi arrivano ai nostri clienti ed altre che devono essere maggiormente trasformate ed evolute prima della loro applicazione. Nelle competizioni pure, la performance è l’unica cosa che conta ovviamente ma il prodotto di serie deve essere anche corredato di uno stile accattivante che sappia catturare il cuore dei motociclisti e soddisfare tutte le normative che ogni anno diventano più restrittive. La risposta è quindi affermativa anche se magari con qualche trasformazione e con forme meno estreme».

La Panigale si appresta a terminare la stagione 2017 ed affrontare l’ultima stagione di gare nel 2018. Secondo te, partendo da zero, quanto è stata migliorata questa moto in SBK rispetto alla prima versione di Checa nel 2013? La moto che affronterà la stagione 2018, sarà solo una lontana parente della Panigale del 2013?

«Lo sviluppo di una moto non si ferma mai, non solo per le evoluzioni intrinseche al veicolo o al motore ma anche perché gli pneumatici si evolvono di anno in anno e con loro la moto si trasforma per trovare nuovi limiti e anche per i piloti che la guidano che necessitano di diverse caratteristiche per esprimersi al proprio meglio. Ecco perché confrontare la versione corrente con una di 3-4 anni prima è sempre difficile. Ci sono cose che ad esempio sono rimaste le stesse come il telaio, altre che sono cambiate molto, come l’elettronica, le quote ciclistiche e le performance del motore».

Nel CIV è tornato in gara Eddi La Marra, che ha svolto una parte molto importante dei collaudi sulla Panigale all’inizio della sua storia prima di avere il terribile incidente. State seguendo i suoi progressi e valutando di tornare ad avere una collaborazione diretta con lui?

«Sono stato e sono molto felice di aver rivisto quest’anno Eddi in sella alla Panigale. Dopo un infortunio così pesante come ha subito, rivederlo in sella è veramente bello. Ha un ruolo importante nel Team Motocorsa di Lorenzo Mauri che seguiamo da vicino nel CIV. Quest’anno avendo a disposizione 8 giornate a pilota per Chaz e Marco i test sono stati eseguiti direttamente con i piloti ufficiali e non c’è stata ancora la necessità di un tester full time come era necessario fino a qualche anno fa. Seguiamo comunque Eddi con interesse perché abbiamo avuto con lui una buona esperienza in passato».

Si parla continuamente di regolamento, di possibilità di adottare il regolamento stock, di possibilità di cambiare il format di gare. Sembra che attorno a questa SBK ci sia sempre tensione e voglia di cambiare qualcosa. Eppure lo spettacolo in pista c’è e Davies e Rea, assieme a Melandri e Sykes, stanno offrendo spettacolo ad alto livello. Forse mancano solo gli investimenti delle altre Case per aumentare il numero dei contendenti alla vittoria?

«Cambiare troppo spesso i regolamenti è per le Case molto dispendioso sia in termini economici che di risorse che devono essere impiegate. Ovviamente dal punto di vista sportivo sarebbe ideale per un organizzatore avere molte case allo stesso livello e piloti che si eguagliano in pista ma questo ideale è veramente difficile da ottenere. I risultati sono direttamente proporzionali all’impegno delle case ed al talento dei piloti. Un regolamento stock che vincola al prodotto di serie darebbe alle case che hanno difficoltà ancora meno margine di sviluppo, mentre le case che hanno un ottimo prodotto di serie manterrebbero il margine. Ma ci sono anche altri fattori non da sottovalutare come i costi (che crescono esponenzialmente con la libertà dei regolamenti) e la simmetria con i campionati nazionali (che negli ultimi anni sono più o meno tutti passati a regolamenti stock) che sono fonte di wild card più o meno frequenti che in questi anni si sono perse. Questo per dire che sicuramente la situazione non è facile, il contesto economico è cambiato molto negli ultimi 10 anni e quindi cercare di sviluppare una piattaforma più facile per team e case è lecito da parte degli organizzatori».

Da rivale, come giudichi le differenze di risultati che ci sono tra la R1 che corre nel mondiale e quella che domina in Endurance ed ha vinto tre 8 Ore di Suzuka consecutive? Di solito un progetto vincente, è valido ovunque. Perchè in SBK sembra faticare così tanto la Casa di Iwata?

«Si fa sempre molta fatica a giudicare un’altra casa in quanto è impossibile a meno di conoscere le vere difficoltà interne o di applicazione del veicolo. La 8 ore di Suzuka è una gara molto particolare e totalmente diversa dalle 2 manche di 100km circa che si fanno nel mondiale Superbike. Non penso si possano paragonare».

L’adozione del V4 porterà la vostra SBK ad essere molto più simile alla MotoGP. Quanto del DNA di una passerà nell’altra? Si potrebbe pensare che l’obiettivo sia riunire il meglio dei due mondi.

«Il nuovo motore V4 deriva direttamente dalla motoGP nella quale è stato fatto moltissimo sviluppo su questa configurazione. Lo sviluppo che viene fatto in Ducati Corse cerca sempre di essere comune. La motoGP essendo formulata per i prototipi da ovviamente molta più possibilità di inventiva mentre la Superbike limita lo sviluppo attorno ai vincoli relativi al prodotto di serie comandati dal regolamento. Il normale flusso è dalla motoGP alla Superbike per poi arrivare al prodotto di serie. L’unico e vero obbiettivo è quello di portare sempre il meglio dello sviluppo dei due mondi al prodotto di serie».

Sarà possibile sfruttare parte del know-how sviluppato con la Panigale e trasferirlo sulla nuova moto, oppure saranno da ricostruire tutti i dati su ogni singolo tracciato, partendo di fatto da un foglio bianco in ogni gara?

«Il know how sviluppato sulla Panigale in Superbike e della Desmosedici in MotoGP rappresenterà la base di partenza della nuova moto. I dati sono sicuramente trasferibili e rappresenteranno all’inizio la base di partenza e di confronto con la nuova moto».

Marco Melandri sta crescendo e riprendendo confidenza con le zone alte della classifica di gara in gara. Pensi che nel 2018 possa essere stabilmente in lotta per il titolo, o credi che questo percorso non sia ancora finito?

«Marco è un bravissimo pilota ed ha molta esperienza. Con lui ci stiamo trovando molto bene e stiamo facendo un ottimo lavoro. Penso che ci sia ancora tanta esperienza da fare insieme e sono sicuro che il potenziale ci sia e che le soddisfazioni continueranno ad arrivare sia quest’anno che l’anno prossimo».