F1, Abu Dhabi 2010: suicidio Ferrari, Vettel campione

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Vettel ritorna sul circuito di Yas Marina, dove nel 2010 vinse il suo primo titolo mondiale strappandolo dalle mani della Ferrari e di Fernando Alonso. Fu l’unica volta in cui 4 piloti arrivarono a giocarsi il titolo all’ultima gara

Sette anni. Un tempo enorme nello sport in generale, quasi un’era geologica nella Formula 1, specialmente in quella contemporanea, nella quale i regolamenti cambiano con la velocità di un temporale estivo. Il Gran Premio di Abu Dhabi è entrato nel calendario del mondiale di F1 nel 2009, ma l’edizione più celebre finora mai disputata resta senza dubbio quella del 2010. Era il primo anno dei nuovi punteggi, 25 punti assegnati a chi vince la gara anziché 10, era l’anno del ritorno della Mercedes in F1 come casa costruttrice, accompagnata dal rientro di sua maestà Michael Schumacher, di nuovo nel circus a distanza di 4 anni ma questa volta con indosso la tuta delle Frecce d’Argento e al fianco un compagno che avrebbe fatto parlare di sé negli anni successivi: Nico Rosberg. La casa della stella a tre punte all’epoca però era soprattutto il motorista della McLaren, vera protagonista della stagione insieme alla Ferrari e alla Red Bull. I ‘bibitari’ erano stati gli unici a contrastare il dominio della Brawn GP nell’annata precedente e si erano confermati ad altissimi livelli, vincendo il titolo costruttori già in Brasile, con una gara d’anticipo. La RB6 era chiaramente la vettura migliore, ma il team austriaco aveva faticato non poco a gestire la battaglia interna tra i suoi due piloti, il giovanissimo Sebastian Vettel, velocissimo ma scostante, e l’esperto Mark Webber, nel team da diversi anni e consapevole di avere tra le mani l’opportunità della vita per laurearsi campione del mondo. La gara negli Emirati arrivava al termine di una stagione lunga ed estremamente equilibrata, con 5 vincitori diversi nell’arco del campionato; a trarre vantaggio dalla baraonda Red Bull era stato Fernando Alonso che nel corso della stagione si era dimostrato il pilota migliore e aveva portato una Ferrari non certo inarrestabile a vincere ben 5 gare, giungendo alla corsa finale con 8 punti di vantaggio su Webber, 15 su Vettel e 24 su Lewis Hamilton, lontanissimo ma in teoria ancora aritmeticamente in corsa per il campionato.

Il pilota asturiano era ad un passo dalla conquista del titolo mondiale al primo anno sulla ‘rossa’: gli sarebbe bastato arrivare 2° in caso di successo di Webber, o addirittura 4° se l’australiano non avesse vinto la gara, per essere sicuro del titolo, a prescindere dai risultati degli altri. Per questo motivo il 3° posto in qualifica fu salutato come una vittoria, visto anche il 5° posto di Webber. Quasi nessuno dava il minimo peso alla pole position di Vettel, considerato di fatto fuori dalla corsa al mondiale: giro dopo giro nel corso della gara in molti cambiarono idea. La strategia della Ferrari per la domenica era semplice: marcare Webber. Alonso perdeva subito una posizione dopo la prima curva ed era 4°, ma restava davanti a Mark e il peggio sembrava alle spalle. Cosa sarebbe potuto andare storto? Ma la troppa sicurezza al muretto dei box rosso, un episodio inaspettato e un’astuzia malandrina della Red Bull stavano per scompaginare i sogni di milioni di tifosi ferraristi. Successe tutto nell’arco di 15 giri e all’inizio in pochi realizzarono cosa stava accadendo in pista: al primo giro Schumacher si era girato in testacoda ed era stato centrato in pieno da Liuzzi, provocando l’uscita della Safety Car; tutti i big erano rimasti in pista, ma diversi piloti delle retrovie tra cui Petrov, con la Renault, e Nico Rosberg, erano entrati ai box per la loro sosta; la gara era ripresa e al giro 11 la Red Bull aveva gettato la sua esca, facendo rientrare in pit lane Mark Webber, in difficoltà con le sue gomme.

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La Ferrari aveva subito ‘coperto’ la mossa e fermato Alonso che era tornato in pista davanti al rivale, come da previsioni. C’era però un problema: a questo punto Fernando aveva perso molte posizioni e soprattutto si trovava davanti a sé due piloti che non si sarebbero più fermati: Petrov e Rosberg. Inizialmente non ci si era resi conto del problema, ma con il passare dei giri la frustrazione aumentava: la Ferrari era chiaramente più veloce della Renault nel tratto misto della pista, ma disponeva di meno trazione della vettura francese e non poteva ad attaccarla in rettilineo, rendendo praticamente impossibile per Alonso azzardare una manovra di sorpasso. Vettel intanto era in testa al Gran Premio e la Red Bull vedeva aprirsi incredibilmente davanti a sé la strada del titolo mondiale grazie al pilota che in classifica era messo peggio: il ‘tranello’ aveva funzionato. Nelle settimane precedenti in molti avevano criticato il team austriaco per non aver favorito Webber nelle ultime gare con degli ordini di scuderia simili quelli impartiti dalla Ferrari a Felipe Massa durante la stagione, ma la gara di Abu Dhabi stava rovesciando ogni previsione. Sebastian Vettel vinse il Gran Premio davanti a Hamilton e Button, mentre Alonso e Webber terminarono mestamente al 7° e all’ 8° posto. Il tedesco divenne il più giovane iridato di sempre e aprì un ciclo mondiale che lo portò a vincere quattro campionati di fila. Oltre al danno la beffa: in tutto il 2010 Vettel, prima della bandiera a scacchi di Abu Dhabi, non era mai stato in testa alla classifica.