F1, da Schumacher a Vettel: quei sostituti speciali che hanno fatto la storia

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La storia della F1 è ricca di piloti che, chiamati a sostituire un collega a stagione in corso, hanno lasciato il segno. Brendon Hartley sarà il prossimo?

Il Gran Premio degli Stati Uniti, in programma ad Austin questa domenica, vedrà l’esordio in F1 di Brendon Hartley, ventisettenne neozelandese vincitore quest’anno della 24 ore di Le Mans al volante del Porsche 919 Hybrid in equipaggio con Timo Bernhard ed Earl Bamber. Hartley sostituirà Carlos Sainz, accasatosi alla Renault, ma la storia della Formula 1 è ricca di sostituzioni eccellenti a stagione in corso. Alcune di queste sono state memorabili ed abbiamo pensato di raccoglierle qui:

Michael Schumacher (Jordan) – GP del Belgio 1991

La carriera del più vincente pilota della storia della F1 è iniziata a stagione ampiamente in corso. Eravamo nel 1991 e la Jordan aveva bisogno di un pilota per correre in Belgio, dopo che l’idolo di casa Bertrand Gachot aveva avuto la brillante idea di farsi arrestare a Londra dopo un’animata discussione con un tassista. Venne chiamato a guidare il giovane Michael Schumacher, ventiduenne stella in ascesa della Mercedes che lo liberò per 150.000 dollari. Schumi stupì tutti nelle qualifiche firmando il 7° tempo ma in gara si ritirò dopo poche centinaia di metri per un problema alla frizione. Fu l’unica gara che il tedesco corse per Eddie Jordan: di lì a pochi giorni Flavio Briatore riuscì infatti con una mossa spregiudicata ad assicurarsi i servizi del tedesco, la cui stella iniziò poi a brillare come non mai negli anni successivi. Celebre l’episodio che avvenne il giovedì prima dell’inizio del weekend, quando un Eddie Jordan non del tutto convinto sulla scelta di Schumacher chiese al suo storico manager Willi Weber come se la cavasse Schumi a Spa, raccogliendo una risposta mitica: «Ma scherzi? E’ la pista su cui va più forte in assoluto». Peccato che prima di salire su quella Jordan F1, Michael non avesse mai fatto neanche un metro di pista a Spa. Dopo il Kaiser diventò il Re di quella pista, ma questa è un’altra storia.

Robert Kubica (Bmw) – GP d’Ungheria 2006

In queste settimane Robert Kubica è alla caccia di un sedile per realizzare il sogno di un clamoroso ritorno in F1 dopo l’incidente che gli è quasi costato la mano. Ma anche il suo esordio, avvenuto 11 anni fa, è stato speciale e inatteso. Il polacco era il test driver della Bmw Sauber ma fu chiamato in causa dal team per sostituire l’ex campione del mondo Jacques Villeneuve nel Gran Premio d’Ungheria del 2006. Robert chiuse la gara al 7° posto ma fu squalificato a causa del peso della sua vettura, di 2 kg inferiore a quello previsto dal regolamento. Poche settimane dopo Kubica ottene il suo primo podio della carriera giungendo 3° nel Gran Premio d’Italia a Monza, presentandosi al grande pubblico come uno dei migliori talenti della sua generazione.

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Sebastian Vettel (Bmw) – GP degli Stati Uniti 2007

Proprio un terrificante incidente di Robert Kubica nel 2007 a Montreal aprì invece le porte ad un altro esordio speciale, quello di Sebastian Vettel. Il polacco era stato vittima di uno spaventoso schianto contro il muro nel GP del Canada e nella gara successiva non fu in grado scendere in pista. Al suo posto esordì nel Gran Premio degli Usa, ad Indianapolis, un giovanissimo Vettel, all’epoca promessa della scuola per giovani piloti della Red Bull. L’impatto del tedesco fu immediato: 8° al traguardo e subito un punto conquistato. Il rientro in pista di Robert lo relegò di nuovo a terzo pilota ma il suo talento ormai era evidente a tutti: Seb finì la stagione correndo gli ultimi 7 GP con la Toro Rosso chiudendo 4° in Cina. Il resto…beh è storia.

Mario Andretti (Ferrari) – GP d’Italia 1982

L’italo-americano più famoso del motorsport nel 1982 aveva ormai concluso la sua carriera in F1 dopo due disastrose stagioni tra Lotus e Alfa Romeo. Enzo Ferrari però lo chiamò per il Gran Premio di Monza dopo l’infortunio di Didier Prioni e per Andretti il richiamo di correre con la ‘rossa’ davanti al pubblico italiano fu troppo forte: ‘Marione’ stupì tutti realizzando il miglior tempo in qualifica, mentre in gara chiuse al 3° posto a causa di una partenza imperfetta che lo fece scivolare indietro in avvio. La comparsata sul podio fu comunque il degno saluto di uno dei piloti più iconici della storia della F1.

MARIO ANDRETTI
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Jenson Button (McLaren) – GP di Montecarlo 2017

L’inglese aveva annunciato a fine 2016 il suo ritiro dalla F1, ma l’improvvisa decisione di Fernando Alonso di correre la 500 miglia di Indianapolis lasciava la McLaren senza un pilota per la gara tra le stradine del Principato di Monaco, concomitante a quella americana. La scelta ricadde immediatamente sul campione del mondo del 2009 che ritornà per la gara più glamour della stagione: le scarse performance della McLaren però lo costrinsero nelle retrovie, fino allo spettacolare incidente contro Werhlein.