Ferrari, Ducati e Aprilia: Italians Do It Better

La domenica dei motori ha regalato emozioni tricolori infinite, con la vittoria di Sebastian Vettel e della Scuderia Ferrari a Singapore replicata dalla vittoria di Chaz Davies e della Ducati Panigale nella seconda frazione della WSBK a Jerez. A completare la giornata di orgoglio motociclistico italiano le due Aprilia RSV4 sul podio con Torres ed Haslam

In Italia abbiamo tantissimi problemi, cose che non funzionano e servizi al cittadino prossimi allo zero. Ma quando tralasciamo la politica e ci dedichiamo ai motori diventiamo dei maghi e tutti questi problemi si sciolgono come neve al sole. Gli ingegneri di Ducati e Ferrari hanno regalato al popolo di tifosi italiani due grandissime soddisfazioni grazie alle imprese della Ducati Panigale R in SBK e della SF-15 in F1.

Chaz Davies a Jerez ha dominato, mettendo in fila alle sue spalle i piloti di un’altra Casa italiana, l’Aprilia. A completare il podio di Gara 2 in Spagna sono saliti infatti Jordi Torres in seconda posizione seguito dal compagno Leon Haslam in terza. La storia della Panigale R su cui può contare il gallese non è stata semplice e il suo sviluppo è stato portato avanti attraverso tantissime difficoltà ed alcuni sacrifici di piloti che spesso hanno messo a repentaglio le proprie carriere pur di spingere al limite questa bellissima moto. Carlos Checa ha detto basta alle gara dopo aver assaggiato troppe volte l’asfalto in sella alla ancora acerba Panigale gestita dal Team Alstare. Anche lo stesso Badovini, compagno dello spagnolo nella stagione di esordio di questa moto, ha più volte sperimentato a sue spese quanto sviluppo necessitasse questa innovativa tecnologia. Ultima vittima illustre di questa moto così speciale e così difficile è il nostro Davide Giugliano, che spesso ha spinto la moto oltre il limite corretto ed ha rischiato tantissimo nelle due cadute di Phillip Island e Laguna Seca.

La Ducati di ultima generazione ha portato in pista in SBK il concetto di telaio scatolato con cui Casey Stoner ha vinto tanto in MotoGP. Mentre questa tecnologia è stata abbandonata da Ducati nei prototipi è stato proprio in SBK che lo sviluppo di questa soluzione è stato portato avanti con determinazione dagli ingegneri di Borgo Panigale fino ad arrivare all’attuale livello di competitività. Davies è stato finora il migliore interprete di questa moto, tanto da aggiudicarsi ben cinque vittorie di tappa finora nel 2015 e diventando il punto di riferimento in pista in questa seconda metà di stagione. Attendiamo tutti il rientro in pista di Davide Giugliano per completare questo connubio a tinte tricolori in SBK e rivedere un italiano vincere su moto italiana dopo Biaggi e Melandri.

In casa Aprilia Racing invece la confusione sembra regnare sovrana. La strategia del Marchio è tutta concentrata sulla MotoGP con il prototipo RS-GP che ha finora raccolto poco ed è stata al centro dell’attenzione mediatica solo per le incredibilmente deludenti prestazioni di Marco Melandri. Fino a che il ravennate ha resistito in sella, abbiamo assistito ad un tristissimo spettacolo in pista, con Marco stabilmente ultimo e davvero vittima inconsapevole di una strategia sportiva a tratti suicida. Il doppio podio delle RSV4 di Torres ed Haslam ha mostrato di che razza di purosangue avessero per le mani in quel di Noale. Invece la strategia è stata quella di portare Melandri che aveva vinto sei manches l’anno scorso in MotoGP quasi contro la sua volontà, facendo anche scappare il campione del Mondo 2014 Guintoli verso altri lidi.

Le ultime notizie sono ancora più confuse, con Albesiano che ha confermato che l’anno prossimo l’Aprilia non avrà un team Factory in pista. In teoria dovrebbe cambiare ben poco, perché anche quest’anno il team che schiera le RSV4 è il Red Devils di Roma, un’ottima compagine ma non una diretta emanazione del Reparto Corse Aprilia. Stando alle news di radio paddock Genesio Bevilacqua avrebbe bussato alle porte di Noale per riportare Melandri in sella ad una RSV4 nel 2016 e riformare la coppia che aveva dominato il finale di stagione 2014. L’operazione sembra al momento sospesa a causa di problemi di budget che avrebbero raffreddato le parti, ma le speranze di vedere nella prossima stagione questo binomio italiano in pista sono ancora fortissime.

Passando dalle due alle quattro ruote, è stata una domenica magica per la Ferrari che ha portato Vettel alla vittoria e Raikkonen sul podio in terza posizione a Singapore. Dopo le delusioni di Spa e Monza la scuderia di Maranello ha ritrovato la via della competitività ed il tedeschino ha potuto esultare con uno dei suoi adrenalinici team radio post gara. Incassati i complimenti di Maurizio Arrivabene, Sebastian si è scatenato nell’ormai classico “Forza Ferrari!” che tutti i tifosi vorrebbero ascoltare ogni domenica.

La vittoria di Singapore è stata una grandissima affermazione degli ingegneri che continuano a sviluppare il V6 di ultima generazione. Un’unità talmente complessa da richiedere un vero salto nella tecnologia del futuro per tutti i tecnici della F1. Il riferimento segnato dalla Mercedes con la sua Power Unit l’anno scorso ha shockato tutto il paddock, e la Ferrari sta finalmente riducendo il gap dai tedeschi attraverso un lavoro incredibile portato avanti a Maranello e diretto dai box da un immenso Arrivabene. L’ex manager della Philip Morris è un vero trascinatore ed ha regalato entusiasmo ed un pizzico di follia necessari agli ingegneri italiani per dare il massimo.

La domenica di gare ha regalato emozioni tricolori a badilate, ma questa volta i protagonisti non sono stati i piloti, bensì gli ingegneri che abitualmente non corrono in pista e spesso passano notti insonni a Borgo Panigale, Noale e Maranello nel tentativo di migliorare quei gioielli tecnologici che regalano tanto orgoglio a noi italiani. In tante cose siamo decisamente manchevoli e i nostri rivali tedeschi, francesi e giapponesi sono spesso associati all’immagine di efficienza assoluta ed irraggiungibile per un popolo tipicamente confusionario come il nostro. Ma quando ci mettiamo a disegnare e progettare moto ed auto da corsa non c’è n’è per nessuno. Parlando di questi argomenti è davvero innegabile: “Italians Do It Better!”.