Guim Roda e il dominio Kawasaki in Superbike – VIDEO

Guim Roda è alla guida della Provec Racing, il Team che ha portato la Kawasaki al top in Superbike rendendo la Ninja una perfetta macchina da guerra

In alcune circostanze è difficile individuare il momento esatto in cui una moto effettua lo step che le permette di competere costantemente per il top. Nel caso della Kawasaki invece, è successo esattamente nell’istante in cui Guim Roda e la sua Provec Racing hanno iniziato a lavorare sulla ZX-10r ufficiale, rendendo la verdona di Akashi una perfetta macchina schiaccia-SBK. Dopo il titolo conquistato nel 2013 con Sykes, ne sono arrivati altri due consecutivi nel 2015 e 2016 con Jonathan Rea, che nel 2017 pare lanciato verso il tris iridato. Guim Roda ci ha concesso una intervista nella quale abbiamo parlato del talento incredibile di Jonathan Rea e di quanto sia competitiva la SBK anche rispetto alla MotoGP.

Guim, hai preso Jonathan Rea quando non era ancora esploso come campionissimo e l’ha fatto con la Kawasaki. Sei rimasto sorpreso dal suo immenso talento e dal binomio formato con la Ninja?

«In realtà avevamo parlato con Johnny già ben prima di prenderlo in squadra, non solo tre anni fa ma anche prima. Ma sapevo che sarebbe stato difficile prenderlo, era un pilota Honda ufficiale. Aveva un buon contratto, aveva il supporto di Honda e non era facile portarlo via. Lo conosco dai tempi della Supersport, quando faceva il campionato contro Joan Lascorz (all’epoca pilota del Provec in SSP600 ndr). Quell’anno vinse Pitt, ma per Rea era un campionato nuovo, fece tante cadute in quella stagione. Siccome in quella stagione non poteva vincere il campionato, la Ten Kate lo fece correre a Portimao con la SBK e fece bene subito. Lì capii che il pilota aveva qualcosa, aveva talento. Poi l’abbiamo seguito negli anni successivi, e guidava benissimo. Ogni volta che arrivava un pilota nuovo in Honda, era difficile stargli davanti. Rea guidava sempre per andare forte, per vincere delle gare. Quindi alla fine era ovvio che fosse così veloce, non ci siamo meravigliati quando l’abbiamo messo sulla nostra moto. E’ bastato dargli una moto più competitiva, anche grazie al lavoro fatto da Tom Sykes negli anni, ed anche il team è cresciuto molto. Poi c’è stata la Kawasaki che ha messo sempre il budget per essere al top in ogni dettaglio, e Johnny si è trovato bene qui. Conosceva Pere Riba, il suo capotecnico, che fa un lavoro grandissimo con lui assieme agli altri tecnici»

Pensi che la Ninja 2017 abbia fatto uno step di evoluzione maggiore rispetto a quanto fatto dalla 2016 sul modello precedente?

«Siccome per regolamento SBK alcuni pezzi della moto devono essere come quelli di serie e ci vuole del tempo per capire cosa serve per essere al top. Poi l’anno scorso era il primo anno che abbiamo fatto la gara al sabato, e questo rende difficile lavorare sulla moto, perchè si fanno solo due free practice di venerdì e subito c’è la gara. Quindi non è facile fare un lavoro di sviluppo durante l’anno, ed un problema che abbiamo avuto nel 2016 è che non avevamo preso nessun test durante la stagione, ma avevamo concentrato tutto nei winter test. Ovviamente è difficile sviluppare una moto nuova solo in due mesi di lavoro, ma penso sia una difficoltà comune.E’ difficile per la Honda con la nuova moto, è difficile per la Yamaha con la nuova moto. Anche la Ducati ha avuto molti problemi all’inizio con la Panigale sembrava avesse fatto un disastro, ma dopo, lavorando, migliorando i dettagli in ogni cosa ed anche lasciando capire ai piloti come guidare quella moto, le cose sono cambiate»

Quando è stato confermato Sykes, la notizia è stata quasi una sorpresa. In tanti pensavano che Tom avrebbe cambiato moto con l’arrivo di Rea. Cosa l’ha convinto a restare in Kawasaki?

«Si, penso che Sykes abbia le qualità per fare un ulteriore step nella sua guida. Johnny è arrivato quando è cambiato il regolamento, un regolamento che privilegia il suo stile. Tom ha 32 anni, e non è facile cambiare stile soprattutto considerando che in passato gli ha regalato tanti bei risultati. Io penso che il primo anno per Sykes è stato molto difficile per il nuovo regolamento che non lo aiutava, ma questo non ha mai messo in dubbio il suo talento. Alla fine c’è voluto del lavoro per arrivare piano piano a capire al 100% come va la moto, come guidarla e come andare forte. Lui sapeva bene questa cosa, lo sapevamo anche noi e quindi non era un problema aspettare. Jonathan ha vinto, ma lui è arrivato secondo. Non ha fatto ottavo, ma secondo che per noi è incredibile. Noi lo rispettiamo tanto come uomo e come pilota per tutto il lavoro che fa e che ha fatto. E’ un buon sviluppatore,  un buon pilota molto veloce. La decisione di Kawasaki era di avere due top rider, perchè sono convinti che così ognuno spinge l’altro a dare il 100%, e questo è buono per la competizione e buono per noi. E’ una buona strategia avere due piloti al top, si spingono e così si ottiene il massimo nel racing. Ovviamente dobbiamo essere bravi a gestire la situazione nel box a mantenere le cose tranquille, ma se ci riusciamo è la situazione ottimale. Non è facile, ma non è facile in nessun box dove ci sono piloti veloci. Due piloti molto forti con mentalità vincente sono difficili da gestire. Devi accettarlo, oppure devi prendere un pilota giovane e farlo crescere»

I tempi segnati da Rea a Jerez hanno fatto sensazione. Come è stato possibile girare forte quanto le MotoGP per una Kawasaki SBK?

«Penso che c’era una situazione particolare in quel momento. Le cose erano perfette per la Kawasaki SBK ed invece era il momento peggiore per la Honda MotoGP. Quindi abbiamo preso il momento migliore dell’uno ed il peggiore dell’altro per rendere possibile questa situazione. Non è normale che una moto che pesa forse 25-30 kg in meno ed ha più potenza, ed è costruita solo per le gare, sia più lenta di una SBK. Ma grazie alla tecnologia disponibile oggi, l’altissima qualità della Kawasaki come di altre Case per il prodotto di serie, è normale che il livello della SBK sia così alto. In tre o quattro anni arriveranno di sicuro le sospensioni elettroniche o altri elementi che se si utilizzeranno su strada, forse arriveranno anche in SBK. Tanti anni fa la situazione era diversa, i prototipi avevano tanta tecnologia che il prodotto stradale non aveva. Passo dopo passo invece sta arrivando sempre più tecnologia sulle moto stradali, e questo permette alla SBK attuale, con un buon setup, delle gomme buone ed un ottimo pilota, di fare ciò che ha fatto Johnny a Jerez. Ma resta una condizione eccezionale, non è normale»

Si è vociferato di un possibile ritorno di Kawasaki in MotoGP. Tu hai mai parlato con la Casa per un eventuale impegno del tuo Team nel progetto?

«No, onestamente no. A loro piace molto il campionato SBK, in relazione al fatto che c’è un legame con il prodotto di serie, con la tecnologia reale presente sulle moto che si possono acquistare. Il campionato sta crescendo, c’è un ritorno corretto in relazione ai costi richiesti anche in rapporto alla MotoGP. Penso che in questo momento, in relazione alla strategia di Marketing della Kawasaki, era più corretto impegnarsi in SBK. Ma se in futuro loro vorranno competere in MotoGP, noi saremo disponibili. Alla fine è Kawasaki che rende possibile tutto questo, assieme ovviamente ai nostri sponsor. Diciamo che è una decisione al 100% di Kawasaki»

Pensi che il mondiale sia in tasca per Jonathan Rea grazie a questo inizio di stagione incredibile?

«La strada è molto lunga ancora. Se Davies inizia a correre come fatto a fine 2016 e noi dovessimo avere un paio di problemi in gara, sarà tutto di nuovo in discussione. Il problema è che non ci sono tanti piloti diverso che possono vincere. Se non vince Johnny vince Davies, oppure Sykes. Sono solo loro in questo momento in grado di vincere»

E Marco Melandri?

«Melandri ha bisogno di un pò di tempo perchè è stato lontano dalle gare quasi due anni, e questo non è facile. Ma di sicuro arriverà anche lui, nel 2018 sono certo che farà un altro passo avanti e saranno quattro piloti, e bisogna anche vedere cosa farò Yamaha. Ce ne saranno di più insomma».

videomaking@ Gianluca Saiu