Hamilton domina nel tempio della velocità

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Un Gran Premio d’Italia che non ha mantenuto tutte le premesse della vigilia. Ma il Cuore Rosso sotto al podio di Monza ha regalato lo stesso emozioni infinite

Quando hai una vettura perfetta, veloce ed affidabile sei già in un’ottima posizione mentre ti presenti al via di un Gran Premio. Se poi ti chiami Lewis Hamilton e hai un piede con un peso specifico degno dei migliori driver della storia della F1, le speranze di farti scendere dal podio sono davvero poche per i tuoi avversari. Eppure le qualifiche di questo Gran Premio d’Italia ci avevano illusi, con una Ferrari combattiva e veloce ed un Raikkonen in gran spolvero. Il finlandese meno chiacchierone della storia ha conquistato sabato una fantastica prima fila alle spalle del predestinato Hamilton, riuscendo a mettersi alle proprie spalle il team mate Sebastian Vettel, cosa davvero rara per chiunque sia stato compagno di team di Seb.

Con Nico Rosberg costretto ad utilizzare un motore “spompato” e relegato alle spalle anche delle due Ferrari, tutte le attese erano per un Gran Premio a tinte Rosse, tenendo bene d’occhio le veloci Williams di Massa e Bottas. Le vetture del Team di Sir. Frank e figlia si sono dimostrate più volte a proprio agio sui circuiti veloci e l’ex ferrarista Massa era più che fiducioso alla vigilia del GP.

La storia del Gran Premio è andata in maniera piuttosto diversa da quello che alla vigilia ci si aspettava e l’unico a rispettare un copione abbondantemente preventivabile è stato l’inglese di casa Mercedes, Lewis Hamilton. Impeccabile dall’inizio alla fine, senza alcun errore commesso durante i 53 giri del GP, Lewis ha colto una meritatissima vittoria in Italia mettendo più di un’ipoteca sul suo terzo titolo di Campione del Mondo. L’unico vero momento di tensione è stato la partenza del GP, ma non ha riguardato minimamente Lewis che si è limitato a contenere Vettel alla prima staccata per poi imporre un ritmo insostenibile per gli altri.

Allo spegnimento del semaforo un errore nella procedura di partenza ha trattenuto al palo Kimi Raikkonen, che ha visto la propria gara e le proprie speranze esaurirsi allo start. Sprofondato in diciottesima posizione, il finlandese si è poi reso protagonista di una furiosa rimonta che l’ha riportato fino alla quinta posizione alle spalle delle due Williams, con Massa sul podio e Bottas che ha agguantato un quarto posto. Qualche emozione verso la fine del gran premio l’ha regalata Nico Rosberg, capace di recuperare con una gara consistente che l’ha portato ad insidiare Vettel nel finale di gara nonostante stesse correndo con un motore che aveva già cinque week end di gara sulle bielle. Proprio questo affaticamento del propulsore ha presentato un conto salatissimo a Nico, sotto forma di un abbondante fumata che si è levata dalla sua Mercedes F1, regalando il podio al Brasiliano di casa Williams.

Sul finale di gara, alcuni Team Radio provenienti dal Box Mercedes all’indirizzo di Lewis Hamilton non sono risultati immediatamente comprensibili. In quel momento il pilota inglese stava dominando il GP con un più che rassicurante distacco su Vettel, eppure dai box ha ricevuto l’invito a forzare il ritmo per aumentare il distacco di cui sopra. Questa richiesta apparentemente incomprensibile era legata al rischio che fosse inflitta a Lewis una penalità dopo la fine della corsa. C’era stata infatti una investigazione ufficiale riguardo le pressioni di gonfiaggio degli pneumatici Pirelli, da tenere secondo regolamento in un range di sicurezza specifico. Le pressioni rilevate in griglia sulle vetture di Hamilton e Rosberg risultavano fuori parametro. Ma dopo la gara è bastato che i tecnici di casa Mercedes dessero le proprie spiegazioni perché il rischio penalità si risolvesse in un nulla di fatto, confermando la vittoria di Lewis.

Questa edizione del Gran Premio d’Italia non ha regalato emozioni a fiumi ai 50000 tifosi presenti in pista, ma Monza è un vero tempio della velocità e le voci riguardanti il futuro a rischio del circuito hanno tenuto banco per tutto il fine settimana.

Nel calendario della F1 esistono solo quattro Gran Premi che sono sempre stati presenti dall’inizio della sua storia. Il primo baluardo della massima categoria automobilistica è il Gran Premio d’Inghilterra. Il perché è abbastanza semplice comprenderlo se guardiamo alla gloriosa storia della F1. La Gran Bretagna è stato il vero regno dei motori sportivi dall’inizio del 900’, consegnando alla storia i primi prototipo sportivi a ruote scoperte ed i primi poderosi motori plurifrazionati. Basta pensare ai famosi Team “garagisti” inglesi, tanto vituperati da Enzo Ferrari e tanto importanti per portare avanti l’epopea della F1 e rievocare le Lotus del geniale Colin Chapman, o la BRM che ha iniziato alla F1 campioni del calibro di Niki Lauda. Altre due tappe fondamentali del calendario della F1 sono sempre state Montecarlo e Spa, altre due vere cattedrali del motorismo.

Se abbiamo nominato Enzo Ferrari, è perché la scuderia che porta il suo nome rappresenta l’incarnazione stessa della F1. E se la Ferrari è la F1, il Gran Premio d’Italia è il vero appuntamento di casa per tutto il circus iridato, nonché pietra miliare del circus stesso. Il Gran Premio d’Italia si corre a Monza e il circuito del Parco rievoca da sempre l’essenza stessa della velocità con i suoi interminabili rettilinei e i curvoni velocissimi. Nella sua configurazione originale, il circuito era ancora più veloce e non aveva varianti a dividere gli splendidi rettilinei, bensì delle magnifiche curve velocissime. Di quelle da pelo sullo stomaco come poche se ne vedono nella F1 di oggi.

Il giro con la media più alta fatto mai registrare da una F1 è stato completato su questo tracciato da Juan Pablo Montoya nel 2004, con la sua BMW accreditata di essere motorizzata da uno dei dieci cilindri aspirati più potenti della storia dei Gran Premi con quasi 20000 giri al minuto ed una potenza massima vicina ai mille cavalli. Media sul giro 277 km/h, una vera fucilata. Con una punta velocistica di 372 km/h quella vettura aveva prestazioni di un vero caccia militare, e solo un teatro perfetto come Monza poteva permettere questo autentico show.

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Il mito della F1 si poggia su questo genere di ricordi, su questi numeri che solo a pronunciarli fanno venire la pelle d’oca. Le F1 attuali girano circa cinque secondi al giro più piano, emettono un rumore a tratti fastidioso e neanche minimamente paragonabile a quell’autentica melodia che emetteva fino a due anni fa. Se poi facciamo correre queste vetture in circuiti disegnato da Tilke su commissione di uno sceicco che deve vedere il rettilineo di partenza seduto comodamente nel soggiorno di casa, siamo rovinati.

I piloti amano circuiti come Monza, Spa e la vecchia Hockenheim. Questo perché il vero talento di un pilota si misura solo con la capacità di controllo a velocità impossibili da immaginare per noi comuni mortali. Nessun pilota si esalta per una curvetta a 90° che porta all’ennesimo breve rettilineo e alla successiva ed identica curva. Ma metti Vettel in vettura pronto ad affrontare la Parabolica oppure l’ingresso alla variante Ascari da pennellare con una vettura poco caricata aerodinamicamente e assisterai ad uno spettacolo unico.

Secondo Bernie Ecclestone è tutto un problema di soldi. Ma se è vero che senza soldi non si cantano messe, per i fervidi credenti della religione dei motori Monza è il tempio per eccellenza. Abbandonarlo, significherebbe tradire i fedeli e non aiutarlo equivarrebbe a commettere blasfemia. Monza è un patrimonio di questo bellissimo sport, è parte integrante del suo DNA e della sua storia. Con tutte queste ragioni, è del tutto inspiegabile anche solo domandarsi se ci sia un futuro in pericolo per il circuito italiano.