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Honda MotoGP: Non vinceva solo con Marquez?

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Il trionfo di Dani Pedrosa a Misano ha definitivamente dimostrato che il progetto Honda MotoGP RCV non è il mostro inguidabile di inizio stagione. A Tokyo hanno lavorato, e la moto ha già vinto con quattro piloti

L’inverno del 2015 è stato particolarmente movimentato per la Honda MotoGP. Le nuove gomme Michelin e l’elettronica semplificata hanno dato un grosso colpo al livello di competitività delle moto messe in pista da gigante giapponese, che si è fatta trovare leggermente impreparata alla ripresa delle ostilità in Qatar. La RCV degli ultimi anni è sempre stata una moto “difficile”, ma è innegabile che la versione messa in pista per la stagione 2016 sembrava carente in varie aree.

Nel 2015 Yamaha aveva dominato in lungo e in largo, con Marc Marquez spesso nella ghiaia nel tentativo di arginare la straripante velocità della M1 a disposizione di Valentino Rossi e Jorge Lorenzo. Le Bridgestone perdonavano tantissimo allo spagnolo, ma nonostante l’enorme grip sull’anteriore garantito dalle gomme giapponesi, è successo più volte di vedere Marc finire a terra in staccata mentre tentava di replicare gli ingressi fulminei dei rivali. All’alba dell’era Michelin questo problema poteva diventare un muro insormontabile per il colosso di Tokyo.

Una volta Luca Cadalora definì con queste parole il reparto corse più potente del mondo: “La Honda non corre contro i propri avversari e basta. HRC può perdere per una stagione, per due stagioni. Ma dopo potete star certi che dovrà decidere di quanto vuole vincere!”. Detto da un tre volte campione del mondo fa un certo effetto, ma in effetti se si guarda la storia Honda MotoGP nel passato più recente, è stato Shuei Nakamoto a cambiare profondamente la mentalità del colosso nipponico. Prima di Valentino Rossi era la moto a vincere, ed il pilota un mero esecutore.

La lezione impartita da Valentino Rossi con il suo passaggio alla arcinemica Yamaha, ha prima destabilizzato e dopo costretto ad un cambio di mentalità in Honda. Il mondiale vinto da Nicky Hayden nel 2006 è stato un puro caso fortuito, aiutato da una serie di fattori che hanno interrotto il dominio targato Yamaha e garantito anche in seguito dall’incredibile coppia di piloti Rossi-Lorenzo. Solo Casey Stoner è riuscito ad incuneare la sua Desmosedici nella lista dei vincitori, ed è proprio con l’australiano che la Honda MotoGP è tornata a vincere un mondiale nel 2011.

Dopo il ritiro di Casey Stoner, è iniziata l’era Marquez, con il pilota che ha riscritto le regole del gioco portando con sè un nuovo modo di guidare un prototipo MotoGP. Per due anni è bastato il suo talento, la sua incredibile guida ed il feeling con le Bridgestone. La Yamaha ha però lavorato, ed ha dato a Rossi e Lorenzo un’arma invincibile nel 2015. Gli ingegneri responsabili del progetto Honda MotoGP hanno incassato, ma hanno fatto tesoro di questa sconfitta agonistica, e hanno lavorato duramente sulla moto fino a consegnare ai piloti HRC ed ai team clienti, un mezzo competitivo in ogni condizione.

Quando Marc Marquez ha iniziato a vincere si è pensato che fosse l’unico in grado di portare a quei livelli la RCV. Poi ci ha vinto Jack Miller ad Assen, ed ovviamente c’è stato lo zampino di Giove Pluvio. La stessa divinità che ha dato una grossa mano a Cal Crutchlow a Brno. Ma a Misano è stato il turno di Dani Pedrosa di vincere in questa stagione, ed il numero di piloti Honda che hanno vinto almeno un GP in stagione è salito ad un incredibile 4 su 5 schierati. Francamente, ipotizzare una vittoria di Tito Rabat è pura fantascienza, ma il fatto che siano ben quattro i piloti che sono saliti sul gradino più alto del podio con una Honda è la migliore dimostrazione del grande lavoro svolto a Tokyo.

Quando il vantaggio di Marc Marquez è iniziato a salire grazie anche alle sfortune di Rossi e Lorenzo, sembrava che sarebbero bastate poche gare per ricucire il gap. In realtà la crescita di tutte le moto in griglia sta creando una situazione molto diversa. Prima la coppia di piloti Yamaha era consapevole di avere la miglior moto, ed entrambi i piloti erano convinti che il mondiale sarebbe stata una lotta interna. Con il passare dei GP è emersa un’altra realtà, una situazione che vede Yamaha, Honda, Ducati e Suzuki incredibilmente vicine in ogni condizione.

Le nuove regole hanno permesso questo allineamento delle prestazioni tra le varie moto, e il progetto Honda MotoGP è stato quello che probabilmente è migliorato di più nel corso della stagione. Le ultime cinque gare della stagione saranno caratterizzate da questa situazione tecnica. I team hanno imparato a gestire bene elettronica e gomme, ed hanno portato evoluzioni in pista che hanno aumentato il livello di tutte le moto. In ognuna delle restanti gare si potrà assistere a duelli equilibrati, senza che nessuno tra i tre leader di classifica riesca ad imporsi con forza sul resto del plotone.

La verità di questo finale di stagione, è che il mondiale non è più un affare privato tra Marquez, Rossi e Lorenzo (rigorosamente in ordine di classifica). Tra i tre piloti in lizza, vincerà chi riuscirà ad avere la miglior visione strategica, chi farà meno errori e soprattutto chi non commetterà l’errore di sottovalutare nessuno degli avversari. I piloti che possono vincere sono tantissimi ad ogni GP, e la Honda ha il merito di essere l’unica ad aver regalato la gioia della vittoria a ben quattro di loro in questo 2016.

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