Jonathan Rea, da underdog ad antipatico del gruppo

Jonathan Rea Antipatico
@KAWASAKI

Jonathan Rea antipatico? Di certo non è più simpatico a tutti, perchè vince troppo e non è più l’outsider pieno di talento del periodo in Honda. Non è più l’underdog per cui tifi ad ogni gara

Gli inglesi usano il termine “for the underdog” per spiegare quando ci si schiera con i più deboli, con i perdenti. Parlando di sport, perchè scegliamo di tifare i deboli o le cause perse? Principalmente perchè il perdente attira la simpatia della maggioranza degli spettatori che non tifa necessariamente il pilota più forte o il più vincente. Il tifoso ha una sorta di sindrome della crocerossina verso quei piloti che nonostante pregi e talento, non riescono ad essere costantemente competitivi per tutta la stagione, passando da imprese eroiche a disastrosi fallimenti.

Jonathan Rea, fino a tre anni fa, apparteneva di diritto a questa categoria di piloti amati proprio per la loro simpatica avversione alla vittoria costante. Molte volte, come in questo caso, l’inconcludenza non è da ricercarsi nel pilota stesso, ma nel mezzo a sua disposizione per gareggiare. In passato Johnny è stato etichettato come un cascatore, molto incline allo sbaglio, forse troppo frettolosamente. Col senno di poi, possiamo affermare che il pilota inglese sbagliava tanto per provare a compensare le carenze della sua Honda CBR, effettivamente la meno prestante tra le moto ufficiali in pista.

Negli anni in sella alla vetusta moto di Tokyo ha registrato un sacco di ritiri e di infortuni, alternati a prodezze che gli hanno valso 15 vittorie di manche in 7 anni. Non è mai stato realmente in lotta per il titolo mondiale fino al suo arrivo in Kawasaki, dove è sbocciato come una primula annunciando la primavera della sua nuova vita agonistica. Tra il 2015 e il 2016 ha conquistato la bellezza di 23 vittorie, a cui vanno aggiunte le sei dell’attuale stagione in corso, contando i risultati fino a gara1 di Assen.

Un cambio di prospettive completamente differenti da quando era considerato il “Paperino” della WSBK, tanto da farlo risultare agli occhi di chi lo tifava per “simpatia” antipatico. Ma allora è questo che succede? Chi vince troppo diventa antipatico? Sicuramente! Perchè prende il posto di chi lo rendeva simpatico a suo tempo.

Solitamente si passa da una sorta di ammirazione, pur essendo un avversario, che rimane una delle cose più belle di qualsiasi sport, ad una fase in cui diventa il cattivo/antipatico della situazione, sopratutto se si viene a creare una superiorità imbarazzante come in questo caso. Il connubio pilota moto Rea & Kawasaki, rasenta la perfezione in pista, ma inizia a sgretolarsi sul piano prettamente umano, dove iniziano ad esserci segnali di presunzione sfociati nel gesto fatto durante la SP2 ad Assen ai danni di Chaz Davies, confermato in seguito da altri piloti come consuetudine e non caso isolato.

@DUCATI

Proprio il gallese della Ducati sembra in pole position per rilevare, quello che era stato fino a poco tempo fa, il posto di Rea nei cuori dei tifosi: il pilota da tifare per esorcizzare la sfiga. Anche Chaz, proprio come il campione del mondo prima, butta il cuore oltre l’ostacolo delle prestazioni inferiori della sua moto pur di riuscire a primeggiare in qualche gara. Il gallese ha conquistato i tifosi della Rossa e non con il suo stile sempre al limite della fisica, fino a quando non riuscirà a diventare un vincente seriale, trasformandosi a suo volta nell’antipatico vincente.

Il passato è pieno di antipatici vincenti, ma come in ogni regola che si rispetti, esiste l’eccezione che la conferma, ovvero il mito Ducati per eccellenza:Troy Bayliss.
Nei tanti anni in cui seguo le corse in moto, il pilota australiano è l’unico che riesca a ricordare a non essersi mai reso antipatico a nessuna tifoseria, nonostante abbia vinto tanto e sia stato l’unico a vincere tre mondiali con tre moto differenti della stessa casa.
D’altronde siamo tutti figli di Troy…