La MotoGP ha bisogno di Marquez non della sua folle aggressività

Marc Marquez è il più grande talento del motociclismo moderno, il punto fermo della MotoGP del presente e del futuro. Eppure qualcosa deve cambiare e deve farlo presto

C’è un elemento che è probabilmente il più difficile da definire quando si parla di sport: il limite. Nel nostro caso parliamo di limite in ambito motociclistico e nello specifico nella MotoGP. Cos’è il limite nella MotoGP? Il grip della ruota posteriore o dell’anteriore, una frenata fatta un paio di metri troppo tardi oppure un motore che si rompe perché l’ingegnere di turno ha tolto qualche grammo di troppo per risparmiare peso dove sarebbe dovuto essere più conservativo. La realtà è che la MotoGP è piena di momenti al limite e soprattutto è piena di tentativi di superarli, di spostare l’asticella sempre più in alto, imitando le movenze magiche di un Sergey Bubka dei tempi moderni.

Marc Marquez è un pioniere della moderna MotoGP, perché è stato il primo a spostare realmente il limite della MotoGP più in alto di chiunque altro dimostrando che si possono fare cose con queste moto semplicemente impensabili per chiunque altro. Marquez ha dimostrato che si può cadere non cadendo. Ha dimostrato che si può recuperare dall’ultima posizione in partenza fino alla vittoria. Ha insomma spostato quella famosa asticella lì dove osano le aquile, più in alto di dove si riteneva umanamente possibile. Eppure questo suo costante tentativo di andare oltre, sta lentamente ma inesorabilmente presentando il conto al pilota spagnolo. Tornando al concetto di limite, proviamo a comprendere quale sia il limite del sorpasso, del momento in cui un pilota va oltre il suo rivale nella ricerca del punto estremo di staccata, della traiettoria più interna. Di un limite più alto che gli consenta di passare l’avversario.

Quando un pilota va oltre questo limite ed esagera? Dire che lo fa quando con la sua manovra butta fuori pista l’avversario, è una supersemplificazione per dirla alla Barry Allen. E’ chiaro che una manovra eccessivamente oltre il limite, può creare una situazione di pericolo in pista e andrebbe sempre evitata. Per chi non ha una memoria particolarmente corta, la manovra di Marquez in Argentina ha immediatamente richiamato i tanti episodi del passato che hanno visti protagonisti a turno gli stessi Rossi e Marquez, non necessariamente l’uno contro l’altro. Quello che però è palese, è che le tante manovre di Marquez in Argentina, siano state decisamente ingiustificate, soprattutto in virtù di una palese superiorità in pista che non aveva alcun bisogno di essere sottolineata da una serie di azzardi così spinti. Durante la gara, Marquez si è trovato nella scomoda posizione di dover recuperare dal fondo, ben consapevole che in una gara portata avanti in condizioni normali avrebbe probabilmente avuto vita facile, come ampiamente dimostrato durante tutte le sessioni di prove. La pole di Miller è stata soprattutto frutto di una scelta perfetta nel momento perfetto, ma la superiorità di Marquez non è stata mai messa in dubbio da nessuno a Termas.

La pressione derivante da questa esigenza di recuperare ha portato Marquez a spostare per l’intero arco della gara il limite troppo in alto, ma soprattutto gli ha tolto lucidità. Qualsiasi appassionato comprende perfettamente che tra un sorpasso pulito, come quello di Marquez su Dovizioso ed uno sporco, come quello di Marquez su Espargarò, è sempre preferibile il primo, soprattutto nel puro interesse del pilota. Quando Marquez ha raggiunto Valentino Rossi, nel giro precedente aveva recuperato oltre due secondi. Aveva un passo completamente diverso ed avrebbe potuto semplicemente aspettare una curva in più e passarlo in scioltezza, senza perdere tempo alle spalle di un pilota in quel momento molto più lento. Invece ha fatto una manovra esageratamente aggressiva, rischiando di compromettere sia la propria gara che quella di Rossi, come poi in realtà è accaduto.

E’ proprio questo che Marquez deve più di ogni altra cosa imparare a gestire. E’ assurdo dirlo ma lo spagnolo in certe situazioni deve imparare a gestire la propria superiorità. Lo dovrebbe fare nel suo interesse e soprattutto lo dovrebbe fare per confermarsi quel grandissimo campione che nessuno può negare sia. Probabilmente non si tratta di un ulteriore step di maturità richiesta ad un ragazzo di 25 anni, ma si tratta di comprendere fino in fondo il proprio potenziale. Marc Marquez la gara in Argentina l’ha buttata via quando ha fatto spegnere la moto in partenza. Se fosse rientrato in pit lane e fosse partito dal fondo, probabilmente avremmo assistito ad una rimonta splendida e i media di mezzo mondo avrebbero parlato della sua impresa incredibile invece che crocifiggerlo.

Con la sua foga di recuperare, Marquez ha gettato letteralmente scompiglio in pista, diventando la calamita di ogni critica possibile e ha mortificato in modo assurdo quella superiorità che ci sembra assolutamente cristallina in questo momento. Non sappiamo cosa accadrà e soprattutto non è dato sapere se lo spagnolo subirà o meno altre penalizzazioni in vista di Austin. Quello che è certo è che il pilota HRC sul Circuit Of The Americas è imbattuto dal 2013. La cosa migliore che può fare, sarà evitare in tutti i modi di cadere in provocazioni e soprattutto dominare letteralmente, come probabilmente avrebbe fatto anche in Argentina.

Austin

Se Marquez vuole zittire chi lo sta massacrando dal punto di vista mediatico, ad Austin non deve limitarsi a vincere, ma deve umiliare tutti gli avversari. Questo potrà essere il primo step da cui ripartire per ricostruirsi un’immagine. Lo spagnolo è il presente e soprattutto il futuro di questo sport e non può permettersi di recitare la parte del cattivo. Gli basterà comprendere che certi limiti, a volte è meglio non superarli, per il semplice fatto che non ne ha bisogno. Deve comprenderlo per sé stesso e per il bene di questo sport.