Lettera aperta di un tifoso quarantenne a Valentino Rossi

VALENTINO ROSSI MISANO
@GIANDOMENICO PAPELLO

La notizia della firma del contratto di Valentino Rossi con Yamaha per altri due anni ha scatenato le reazioni del web. Ecco il pensiero di un tifoso del Dottore, che trova un significato molto particolare in questa firma

Oggi alla nostra Redazione è arrivata questa mail, da parte di un tifoso di Valentino Rossi. Non sapendo come farla arrivare a Valentino, ci ha chiesto di pubblicarla pensando di avere qualche chance in più di raggiungere il destinatario di questa missiva. Non abbiamo la presunzione di credere che Valentino leggerà mai questo autentico messaggio di amore attraverso le nostre pagine, ma l’abbiamo trovato molto emozionante e per questo abbiamo deciso di pubblicarlo.

«Grazie Valentino. Ecco, questa è la prima cosa che mi viene in mente dopo aver letto della tua conferma in Yamaha, il primo pensiero che ha attraversato la mia mente. Non ti ringrazio perché sono un commerciante che vende merchandising e quindi mi fa piacere che ci sia qualche altro migliaio di cappellini gialli da vendere per i prossimi anni. Non ti ringrazio perché lavoro per una Pay TV e la firma del tuo contratto garantisce che a nessuno passi per la testa di abbandonare il contratto con la Dorna.

Ti ringrazio perché io e te siamo praticamente coetanei, e io ho sempre seguito ogni tua singola impresa, ogni vittoria e anche ogni sconfitta, come se fossi lì con te, su una delle tue splendide moto. Che fosse una sibilante Aprilia a due tempi, oppure una rombante Honda VTR a Suzuka, io mi sono sempre sentito un pochino in sella con te. Andavo in moto già a quattordici anni, quindi amavo già il motociclismo prima ancora che il tuo nome fosse scritto nell’Olimpo degli Dei della velocità. Ma quando hai iniziato a correre e vincere, per me tutto è cambiato. Ho sempre adorato tutti i grandi piloti italiani e stranieri, da Cadalora a Kocinsky, da Schwantz a Romboni, passando ovviamente per Abe, Capirossi, Biaggi e Harada. Ma c’è poco da fare, con te tutto è cambiato. Sei diventato l’incarnazione perfetta del campione assoluto. Veloce in pista, aggressivo nei duelli e anche simpaticissimo una volta che ti toccava raccontare con il sorriso stampato sul volto l’ennesima impresa.

Come si fa a non volerti bene, come si fa a non tifare per te? Io onestamente non li capisco quegli italiani che non hanno mai tifato per te e che quasi sono apparsi dispiaciuti oggi, quando è stato fatto l’annuncio dalla Yamaha. Ad Iwata hanno deciso di credere ancora in te, hanno deciso di continuare a farti correre in sella alla moto probabilmente più ambita del Paddock, ovvero una M1 ufficiale. Lo hanno fatto perché sanno che sei perfettamente in grado di farlo, perché sono consapevoli che anche oggi, dopo tantissimi anni, sei ancora perfettamente in grado di spremere al massimo quella moto.

Ma a me quello che pensa Yamaha, onestamente interessa poco. Mi interessa ancora meno quello che pensano gli italiani che non tifano per te e che oggi hanno dovuto ingoiare il rospo della tua irriducibilità. A me interessa solo una cosa: sapere cosa pensi tu. Hai vinto tutto, hai guadagnato moltissimo nella tua carriera e andare avanti per te significa allenarsi ancora più duramente e fare di tutto per tenere testa all’età che avanza e che inevitabilmente condiziona le tue prestazioni. Perché insistere, perché continuare a correre ad altissimo livello?

Se facessi questa domanda a cento persone, probabilmente il risultato sarebbero cento risposte differenti. Mi sono posto la domanda da solo, e non sono riuscito a trovare una risposta convincente. Allora ho smesso di chiedermelo, e smetto di chiederlo anche a te. Ho deciso che la tua scelta è semplicemente straordinariamente coraggiosa e che il coraggio è una di quelle cose che non hanno bisogno di giustificazioni o motivazioni. Se ne hai, ne hai sempre. In qualunque circostanza.

Si deve avere un gran coraggio a lottare alla pari con un branco di lupi affamati che quando vedono il giallo fluo della tua moto sembrano sentire l’odore del sangue. Ci vuole del fegato vero ad affrontare un diavolo spagnolo che cade senza cadere e che incombe sui tuoi record, accettando di lottare duro, accettando di perdere qualche volta e magari di batterlo con gusto in altre. In tanti dicono che fare il pilota non è un lavoro, che alla fine è uno Sport e che non c’è niente di eroico ad andare a 300 km/h in giro per le piste di mezzo mondo. Ma qui nessuno ti vuole insignire della Medaglia del Congresso, né farti ambasciatore dell’Onu.

La tua firma su quel contratto però ha un significato molto importante per chi ha la mia, anzi la nostra età: è una grande sfida e soprattutto è il coraggio di affrontarla. Tu hai urlato in faccia a fior di ventenni che anche se di anni ne hai il doppio, non sei per nulla disposto a mollare, non sei disposto a toglierti il casco per l’ultima volta. La tua scelta è l’esempio che nella vita non è mai detta l’ultima parola e che si può sempre lottare per andare avanti, si può sempre accettare la prossima sfida. Onestamente non me ne frega niente se nei prossimi tre anni non dovessi vincere il decimo titolo, ma per me sarà semplicemente meraviglioso se in qualche singola gara, tu dovessi riuscire a lottare ad altissimo livello, magari salire sul podio e ovviamente vincere qualche gara. La vittoria di Assen di quest’anno è stata magnifica, presa con rabbia, con precisione e cattiveria agonistica. Vederlo fare da un quasi quarantenne mi ha dato la forza per credere che anche io, nel mio piccolo, posso mettermi in gioco, posso rischiare e lottare per ciò in cui credo.

Alla fine ho capito che questa notizia della tua firma di oggi mi ha reso felice non perché potrò vederti in pista per altri due anni, che già di per sé è una magnifica notizia. Mi ha reso felice perché se tu hai avuto il coraggio per metterti ancora una volta in gioco, questo coraggio possiamo averlo tutti noi che a quaranta anni ci sentiamo un pelo vecchietti. Certo, non è che fuori dalla porta di casa mia ci sia Lin Jarvis con un bel contratto pronto da farmi firmare, e non guadagnerò cifre a 6 zeri correndo in moto. Ma ci saranno altre sfide, magari diverse, magari anche meno affascinanti. Perché non dovrei accettarle emettermi in gioco? Valentino Rossi l’ha fatto per l’ennesima volta. Posso farlo anche io. Grazie Vale».