Lo Star Gate BMW

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La BMW ha inavvertitamente aperto una rarissima porta spazio-temporale durante una delle sue consuete presentazioni: un’edizione limitata (100 esemplari) della Serie 3 BMW per festeggiare i 40 anni 

Un vero e proprio star-gate che ha proiettato gli inconsapevoli presenti avanti e indietro nel tempo in un viaggio emozionante e molto coinvolgente. È avvenuto a Firenze alla rinomata stazione Leopolda dove la casa di Monaco ha presentato un’edizione limitata e super speciale della sua Serie 3 che ha raggiunto gli incredibili traguardi dei 40 anni con oltre 1 milione di vetture prodotte per questo modello. Per festeggiare questa ricorrenza la Bmw ha portato tutti i modelli che hanno fatto la storia di questa fortunatissima serie. Ognuno dei quali era posizionato al centro di una vera e propria isola con megaschermo e postazione bar dove venivano proiettate le immagini con le musiche di quel periodo storico e contemporaneamente si potevano gustare le specialità culinarie e i drink di moda in quel periodo specifico. Un viaggio che coinvolgeva davvero tutti i sensi sparaflesciando il visitatore a spasso negli ultimi quarant’anni di storia e di vita.

   BMW Serie 3 – 40 Years Edition

Al cronista innamorato della tecnologia e dei motori sono subito emerse alcune riflessioni abbastanza importanti. La prima riguarda il fatto che inconsapevolmente milioni di utenti noi compresi, ci siamo lasciati affascinare da alcuni modelli di auto che più identificavano il nostro stile e il nostro carattere rimanendo fedeli a questo modello per quasi tutta una vita. Io stesso conosco decine di persone che non hanno mai cambiato casa costruttrice e modello adeguandosi semplicemente alla evoluzione della specie. Questo è avvenuto con alcuni modelli storici come la VW Golf, la Serie 3 BMW o la Serie A e C della Mercedes. In effetti in questa meravigliosa mostra della stazione Leopolda ho ritrovato almeno cinque o sei macchine che ho acquistato, amato e posseduto orgogliosamente.

Ho iniziato con una 3 Station con uno dei primi cambi automatici e soprattutto un bellissimo sistema di navigazione che finalmente mi ha sdoganato dalle decine di carte geografiche e atlanti che portavo costantemente in auto. Sono poi passato ad una bellissima cabrio con la capote in tela per arrivare alle leggendarie M3 berlina e cabrio. Negli anni 2000 fu proprio la Bmw Italia che con uno stratagemma mi obbligò ad acquistare una fantastica Coupè cabriolet color oro con gli interni rosso fuoco. Riuscirono a farmela pagare molto più del suo prezzo di mercato ma non me ne sono mai pentito perché dopo quattro anni e 180.000 km a malincuore l’ho rivenduta rimettendoci pochissimo. Quindi inconsapevolmente anche io sono rimasto intrappolato in questo fenomenale strumento di marketing dove alcune case sono riuscite a trasformare dei modelli di auto in vere e proprie icone che hanno fidelizzato milioni di utenti riuscendo a migliorare ed adeguare lo stesso prodotto alle esigenze dei rapidi cambiamenti delle mode e dei tempi. Un’operazione geniale ma anche molto difficile come viene dimostrato purtroppo da tante altre case che non sono riuscite a costruire questo processo di affinamento e miglioramento costante nel tempo su uno stesso modello.

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Pensiamo purtroppo alle nostre amate case italiane che non sono mai riuscite ad avere la costanza necessaria per questa operazione di marketing. La Lancia Delta per esempio, avrebbe potuto combattere ad armi pari con la Serie Tre o la VW Golf fidelizzando milioni di utenti che come me si identificavano nel primo leggendario modello derivato dalla vittoriosa vettura da rally. Purtroppo i modelli successivi alla splendida deltona sono stati una vera delusione. Ma anche in casa Fiat, chi amava questo marchio, è dovuto passare da una Ritmo ad una Brava o una Stilo per poi arrivare alla Punto senza grossa soluzione di continuità. Lo stesso è accaduto in Alfa Romeo con modelli leggendari e meravigliosi come la Giulia o la Giulietta che hanno mancato quel processo di evoluzione della specie necessario a civilizzare i propri clienti. Un vero peccato e soprattutto una grande occasione sprecata dalla nostra industria che ha insegnato a tutto il mondo dell’automobile come si costruiscono vere e proprie opere d’arte a quattro ruote. Ma questo accadeva molto tempo fa e oggi assistiamo ai successi di case straniere che hanno sapientemente imparato dai costruttori italiani i segreti per affascinare e soddisfare un numero incredibile di clienti.

Tutte queste considerazioni ci sono venute in mente grazie a questa superba parata dei modelli della Serie 3 BMW. In effetti a vederle tutte insieme si comprende appieno il fatto che nessun modello è meno bello rispetto al precedente. Non c’è una serie più bruttina rispetto alle altre. Tutte rispecchiano appieno quelle che erano le mode e le tendenze di quella specifica epoca. Inoltre un occhio “malato” come il nostro vede dietro ad ogni modello un pezzo di storia sportiva altrettanto leggendaria ed indimenticabile come i primi anni del fantastico DTM oppure la magica 318 IS che dette vita alla vettura del super turismo diventato ormai storicamente il campionato automobilistico più seguito in Italia negli ultimi 20 anni. Le eleganti Serie Tre con livrea blu del Castrol Team di Umberto Grano guidate da Naspetti, Morbidelli e De Simone impegnate in duelli leggendari contro le Alfa Romeo di Giovanardi e Tamburini e le Audi 4 di Pirro e Capello. Ma anche il leggendario motore a quattro cilindri montato per la prima volta su una M3 che ha fornito le basi per l’incredibile propulsore turbo delle Bmw di Formula 1 guidate da Nelson Piquet.

Insomma non solo un viaggio temporale nella produzione di serie ma anche un bellissimo viaggio in questi 40 anni di sport automobilistico dove la Bmw ha sempre recitato il ruolo di protagonista. Sicuramente la Bmw non aveva previsto questa serie di effetti collaterali legati ad una normale presentazione del modello commemorativo dei quarant’anni della Serie Tre perché molti dei presenti hanno rivissuto emozioni e sensazioni legate ad episodi lontani nel tempo ma rimasti vivissimi nella propria memoria. In effetti qualcosa devono aver intuito osservando numerosi colleghi che rimanevano immobili davanti ad alcune vetture con l’aria trasognata e magari gli occhi lucidi. Perché nel bene e nel male le auto e le moto per alcuni di noi non sono mai solo dei semplici mezzi di trasporto ma dei veri e propri generatori di emozioni e avventure.