Lorenzo Lanzi, una vita al massimo in Superbike

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Intervista al rider romagnolo Lorenzo Lanzi, innamorato del proprio lavoro anche dopo aver vissuto la SBK degli anni d’oro. Un periodo indimenticabile in Ducati con piloti come Troy Bayliss e Casey Stoner. Lorenzo Lanzi ci racconta l’esperienza nel campionato tedesco IDM e le idee sul futuro del Mondiale Superbike

Lorenzo Lanzi è una vecchia conoscenza dei tifosi Ducati nel mondo Superbike. Ha portato in pista la bellissima 749r in Supersport e ha condiviso il box del Team Xerox con Troy Bayliss in sella alla 999r. Dopo tanti anni nel Mondiale SBK, Lorenzo Lanzi sta disputando la seconda stagione nel campionato tedesco, noto come IDM. In sella alla Panigale del Team 3C ha già conquistato tanti podi e sta inseguendo la prima affermazione del 2015 dopo aver sorpreso tutti con una grande vittoria nel finale di stagione del 2014 ad Hockenheim. Terzo in classifica generale, ci racconta in questa intervista un mondo poco noto al grande pubblico come quello dell’IDM offrendo tantissimi spunti sull’attuale situazione del Mondiale SBK. Lorenzo Lanzi è un pilota la cui passione per le moto e per il suo lavoro trasuda da ogni singola parola.

Dopo la parentesi sul finale di stagione 2014 culminata nella vittoria di Hockenheim, quest’anno hai continuato l’avventura tedesca, con l’ingaggio da parte del 3C Racing Team. Sei felice di essere rimasto nell’IDM?

Si, sono felice perché ho trovato un ambiente non troppo alla vecchia maniera, in cui ci sono tappe su circuiti storici bellissimi che ti fanno rivivere sensazioni vecchio stile. Si corre su piste come Zolder o Schleizer su cui abbiamo gareggiato la settimana precedente ad Assen e su cui c’è anche un riscontro incredibile di pubblico, con anche cinquantamila spettatori che vengono a vedere le gare. Questi numeri sono al livello del BSB che spesso non si vedono neanche in alcune gare del Mondiale Superbike e questo penso sia una bellissima cosa. A me piace tantissimo quando si arriva a Schleizer, perché si arriva in questo vecchio circuito che in effetti è una strada normalmente aperta al traffico e viene chiusa dal Venerdì per le gare. E’ un tracciato vecchio stile di circa quattro chilometri, magari anche un po’ pericoloso ma certamente altrettanto emozionante. Il pubblico è molto numeroso e c’è un Paddock che in pratica è formato da una Pit Lane di neanche cento metri. Durante il fine settimana la pista viene anche riaperta ad intervalli e gli appassionati possono farci qualche giro di pista con le proprie moto. E’ una situazione un po’ particolare e capita solo qui di vedere che la domenica sera dopo le gare, ricominciano a mettere la segnaletica in giro per il circuito e riaprono la strada al traffico.

Il regolamento tecnico del Campionato Tedesco SBK è una via di mezzo tra le specifiche Superstock e Superbike del Mondiale. Questa formula dovrebbe permettere di contenere i costi ed avere un campionato più combattuto tra le varie Case. Pensi possa essere una ricetta vincente anche per il Mondiale di categoria?

Si e a me fa piacere tornare su questo punto perché secondo me si dovrebbe fare un passo indietro e tornare ad un regolamento unico tra Campionato del Mondo e tutti i campionati nazionali. In questo modo, dei piloti competitivi nei nazionali potrebbero venire a fare le Wild Card nel Mondiale senza dover magari spendere anche centomila euro per aggiornare la moto. In alcuni casi, bisognerebbe acquistare una moto ex novo, il che è davvero assurdo. Questa situazione andrebbe senza dubbio cambiata con l’unificazione dei regolamenti. Non penso si tratti di alzare o abbassare il livello medio dei campionati, anche perché da sempre i Team che fanno i Mondiali partecipano anche ai Nazionali. Il livello dei piloti è molto alto dovunque e basta pensare che Josh Brookes che fa il BSB ha fatto molta fatica ad avvicinarsi al podio nel campionato tedesco. Fino a questa gara forse si pensava che l’IDM fosse un campionato di basso livello, invece ad Assen abbiamo girato con tempi veramente vicini al WSBK. Basti pensare che Reitemberger ha fatto dei 36 bassi e nella gara del Mondiale, Rea ha vinto per distacco girando negli ultimi cinque giri in 35,9 . Quindi alla fine non è che il campionato nazionale sia poi così lontano dal Mondiale se osserviamo bene, solo che bisognerebbe unificare il tutto perché la SBK era fatta di tanti appassionati veri e bisogna riaprire le porte a queste persone che realizzerebbero un sogno. Questo permetterebbe anche di far competere qualche talento vero che c’è in giro, invece di lasciar dentro solo certi personaggi che magari lo fanno solo per business e a cui non interessa per niente né dei piloti né dei meccanici.

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Hai passato vari anni da girovago, piazzando spesso delle zampate incredibili in campionati e su moto diverse, che hanno mostrato quanto il tuo talento sia stato sottostimato nei paddock del Mondiale SBK. Qui in Germania stai ritrovando quella stabilità di cui forse avevi bisogno per esprimerti al massimo?

Diciamo che sono contento perché qui mi hanno voluto tantissimo e il destino ha voluto anche che loro corressero con moto Ducati. Mi ha voluto in squadra il proprietario del Team, che aveva lo specifico desiderio di portarmi del Campionato IDM. Per fortuna la trattativa è andata avanti bene e verso metà dell’anno sono approdato nella squadra. In quel momento della stagione, erano già primo e secondo in campionato con Forés e Neukirchner. Questa è l’ulteriore dimostrazione di quanto ci tenessero ad avermi nell’IDM.

In Europa esistono tre campionati nazionali SBK che si elevano su tutti, il BSB in Gran Bretagna, il CIV in Italia e l’IDM in cui corri tu. In questo momento il top è rappresentato dalla serie inglese, seguita a ruota dalla tedesca. Come mai in Italia non si riesce ad ottenere altrettanto successo di pubblico negli eventi? Eppure abbiamo una tradizione motociclistica ben diversa rispetto alla Germania.

Secondo me l’appassionato lo porti in pista con lo spettacolo e su questo punto l’IDM ha spinto molto in passato portando nel campionato Neukirchner che è un rider tedesco molto veloce, che si è anche giocato un Mondiale SBK nel 2009. Poi hanno anche tirato su questo ragazzino, che si chiama Reitemberger che adesso è diventato davvero veloce. Hanno portato anche Forés nel campionato e in pratica hanno tutti piloti che hanno brillato anche nel Mondiale SBK. Domenica ad Assen abbiamo fatto una gara tutti e quattro in fila dal primo all’ultimo giro, sorpassandoci spesso e questo è quello che il pubblico adora. Poi credo anche che ci sia anche un vantaggio economico, perché per un Team fare il CIV è una faccenda è molto costosa, quasi quanto il Mondiale. A me piacerebbe stare in Italia a correre, solo che mentre in Italia mi hanno sempre chiesto soldi per correre, qui in Germania corro da professionista. E’ strano che la Federazione non si interessi molto di questi problemi, magari anche tenendo dentro dei personaggi che sarebbe meglio lasciare a casa. Non è bello che la Federazione Nazionale dimentichi i propri atleti.

La Yamaha ha affidato la propria R1M ai Team schierati nei vari campionati, ma sembra che l’IDM sia particolarmente interessante per loro, tanto da ricorrere anche a piloti come Baubier e Brookes in qualità di Wild Card. Hai avuto modo di competere con Cudlin e Neukirchner. A che punto è lo sviluppo della moto di Iwata secondo te? L’anno prossimo potrebbe essere la sorpresa del Mondiale SBK?

Purtroppo per loro si sono fatti male entrambi i piloti che hanno fatto lo sviluppo e che conoscono meglio la moto. Certo, una moto che si presenta la prima volta e vince la 8 Ore di Suzuka, credo sia abbastanza a posto. Io l’ho vista bene e so che magari nell’IDM il regolamento un po’ diverso strozza i motori ed infatti la R1 non ha tanti cv in più della nostra Panigale, ma la differenza grossa è la ciclistica. Mi è capitato di seguire bene Baubier a Schleizer e in pratica pur essendo la stessa pista faceva la metà dei metri che facevamo io e Xavi. Con la R1 chiudono le curve molto prima e riescono a dare gas da piegati. Questo è un vantaggio per l’economia delle gomme, il tempo sul giro e soprattutto permette al pilota di stancarsi fisicamente di meno, che sulle SBK è una cosa molto importante.

Sei un pilota italiano che sta facendo una grande stagione su una moto italiana in un campionato importantissimo. Eppure non si leggono spesso in giro notizie sull’IDM sui media italiani. Forse non sappiamo valorizzare i risultati dei piloti italiani che non corrono in SBK o MotoGP? Eppure dovremmo essere un popolo motociclisticamente abbastanza competente.

A me dispiace tanto, perché proprio come dici tu è un pacchetto tutto italiano. Ricevo sempre dei complimenti dal Gruppo Volkswagen, eppure non conosco nessuno di loro. Mi è capitato di incontrare il Presidente del Gruppo l’anno scorso e ogni week end di gara fanno tanti complimenti sia a me che a Xavi. Poi vedi che in Italia nessuno esalta i nostri atleti a livello Mondiale, Olimpionico a meno che non si parli di calcio e questa cosa mi fa pensare. Pensa come devono sentirsi loro che vincono medaglie d’oro e d’argento a spesso non vengono considerati. Diciamo che la nostra mentalità a riguardo è sbagliata. Basta vedere come qui vengono giustamente esaltati Reitemberger e Neukirchner durante i week end di gara. Questo atteggiamento da noi si vede forse nel Mondiale con Valentino Rossi, ma solo perchè stiamo parlando di Valentino Rossi. Sono cose che assolutamente non vedi nel CIV.

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L’IDM condivide alcuni appuntamenti in calendario con il DTM, il Campionato per Auto Turismo che in Germania è seguitissimo e che può contare su tanti Ex F1 in griglia di partenza. Il risultato è un’enorme affluenza di pubblico nei week end di gare. Pensi che questa formula che vede una condivisione degli eventi a due e quattro ruote durante i fine settimana di gara potrebbe fare bene anche alla SBK Mondiale leggermente in crisi di pubblico sugli spalti?

Dopo quasi vent’anni di corse ero certo di averle viste tutte. Invece in realtà questa mi mancava ed è una bella formula. Io pensavo anche che fosse problematico per le moto girare dopo che le auto passano e gommano la pista. Invece in realtà al Lausitzring, dove c’è un asfalto anche molto scivoloso, non abbiamo avuto alcun tipo di problema. E’ una formula molto interessante, che porta tantissimo pubblico, tanti appassionati e anche sponsor di un certo livello. In questi week end si possono anche costruire le basi per delle collaborazioni tra il mondo delle moto e quello dell’auto, perché alla fine parliamo pur sempre di Motorsport.

La Dorna organizza MotoGP e SBK. Proprio quest’ultima categoria è sempre stata maggiormente aperta al pubblico, con grandissimo contatto tra piloti e tifosi. A Misano sei stato nel Paddock SBK, hai notato dei cambiamenti in questo senso? La Dorna ha portato aspetti negativi della MotoGP sempre eccessivamente esclusiva in SBK?

Difficile a dirsi, perché la Dorna è arrivata a gestire la SBK nel momento peggiore degli ultimi quindici anni, con la crisi economica in corso. E’difficile capire se la crisi che vive oggi il Paddock SBK sia anche colpa della Dorna. Io non credo, anche perché loro hanno saputo cogliere dei grandi frutti del lavoro dei fratelli Flammini che hanno fatto questo lavoro per vent’anni. Tutti speriamo che la Dorna possa contare su una maggiore potenzialità economica e aiutare magari le squadre che ne hanno bisogno e riportare la SBK al livello che merita. Ho notato una certa carenza di pubblico, con gli spalti ed il Paddock abbastanza vuoti. Questa cosa non mi è piaciuta per niente. L’unica tribuna piena era quella legata al rientro di Max, ma in giro per il resto della pista niente. Ricordo che una volta a Misano se non arrivavi al venerdì, non trovavi più posto per mettere la tenda. Non credo assolutamente che tutto sia dipeso dalla Dorna, forse alle gare adesso manca spettacolo.

Ad inizio anno l’infortunio di Giugliano ha liberato la sella della Panigale nel Team Aruba. Il tuo compagno Fores l’ha potuto sostituire per due round del Mondiale. Sei mai stato in ballo per quella sella anche tu?

Sinceramente non me lo aspettavo, ma ho ricevuto in quella circostanza tantissimi messaggi dal popolo Ducati che ti adora anche se con loro non hai vinto un Mondiale. Ho avuto un enorme riscontro dal web con tantissimi tifosi che mi spingevano per andare a fare questa sostituzione. Io sono rimasto negli anni in contatto con qualche personaggio in Ducati, però diciamo che non sono mai stato una loro priorità. Credo anche che fosse giusto premiare Forés per quello che ha fatto negli ultimi tre anni, visto che ha vinto tre campionati di seguito per la Ducati ed è stato anche l’unico ad aver vinto con la Panigale. Non ti nascondo che mi sarebbe piaciuto esserci e avrei fatto di tutto per correre. Poi sono andato a Misano a vedere la gara SBK e in effetti ci sarebbe stata anche lì un’occasione visto l’infortunio di Scassa nel primo turno di libere. Ero lì per caso e senza dirlo a nessuno avevo in macchina tuta e casco. Io non speravo assolutamente che qualcuno si facesse male, ma siccome corro davvero per assoluta passione ho pensato che se magari qualcuno non era a posto ci sarebbe stata una possibilità di correre e magari fare anche un test al lunedì. Poi è stato scelto Michele Pirro e non c’è stata alcuna possibilità per me di correre. Tutte le volte che mi hanno chiamato, mi sono sempre fatto trovare pronto e mi sarebbe piaciuto correre anche perché a Misano correva il Team Sviluppo Ducati. In dodici anni ho guidato tutte le moto Ducati SBK e mi sarebbe piaciuto collaborare anche allo sviluppo di questo progetto.

Nella tua carriera hai avuto l’opportunità di condividere i box con Troy Bayliss e vivere in Ducati il Mondiale 2007 di Stoner in MotoGP. Puoi raccontarci il tuo rapporto con questi due australiani così vincenti e così profondamente diversi fra loro?

Purtroppo Casey non lo conosco tanto, perché in realtà ci siamo frequentati poco. Mi dispiace perché lo stimo molto come pilota e secondo me è incredibile e velocissimo. Dopo due anni passati fuori dalle corse si è presentato alla 8 Ore di Suzuka senza conoscere la moto dando di media minimo un secondo al giro ai propri compagni, che sono tutt’altro che ex. Van Der Mark soprattutto. La CBR era disegnata come una moto finita e vecchia, invece è arrivato questo piccolo australiano e ha dimostrato per l’ennesima volta di avere un manico fuori dagli schemi. L’ho visto in qualche occasione girare al Mugello e sono rimasto impressionato. Andavo in giro per la pista con lo scooter a guardare Casey e lì vedevo come riuscisse a sopperire con la guida alle mancanze che in quel momento aveva la neonata Desmosedici 800. Era una cosa pazzesca vederlo girare e pensavo dentro di me che quell’anno avrebbe vinto il Mondiale. Invece Troy lo conosco bene, stavamo spesso insieme durante i week end di gara. E’ una persona squisita, molto disponibile anche a darmi consigli. Bayliss è uno dei grandissimi della storia del campionato SBK e mi ritengo fortunato ad averlo avuto come compagno di Team perché ho imparato tanto da lui. Purtroppo nel 2007 non avevamo una moto competitiva io e lui ed abbiamo finito il mondiale quarto e settimo. A me sarebbe piaciuto molto restare nel 2008 perché con la 1098 è stato fatto un salto in avanti e lui ha vinto il Mondiale al debutto con quella moto.

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Sono passati 10 anni da quel magico finale di stagione del 2005, quando sei salito per la prima volta sulla Ducati ufficiale SBK stupendo tutti con due vittorie fantastiche e guadagnando l’accesso al Team interno per l’anno successivo. Cosa è mancato secondo te per ripetere quella autentica magia e vederti regolarmente vincente nella tua esperienza da pilota ufficiale?

Sono stati una serie di fattori che si sono sommati, probabilmente in primis la perdita di mio padre che è avvenuta in quel periodo. Non voglio usarla assolutamente come una scusa, ma quando hai un rapporto così stretto con una persona che è sempre stato il tuo riferimento nella vita come durante i weekend di gara e questa persona di colpo ti viene a mancare proprio all’apice della tua carriera, questa cosa non ti aiuta anzi ti crea danno. Ho fatto qualche podio nel 2006 però non ero io. L’ho sempre ammesso e l’ho sempre detto anche in Ducati che non ero io al 100% quell’anno. Poi quando è arrivato il 2007 durante i test invernali sono stato molto veloce, spesso anche più veloce di Troy. Ad inizio anno ero pronto e feci anche il podio in Qatar, andando via davanti a Troy in campionato. Poi mi sono trovato un po’ in difficoltà in tante piste dove non riuscivamo più ad essere veloci. Le altre moto erano arrivate con l’elettronica e il motore ad un altro livello. Noi si faticava molto e infatti Troy a Donington quando ha provato a dare la svolta alla stagione e al campionato è caduto infortunandosi pesantemente, saltando qualche gara e da lì la stagione è finita. Diciamo che non riuscivamo più a compensare la differenza di moto. Sia io che Troy eravamo molto al limite con la guida e non ce l’abbiamo fatta.

In Germania avete l’opportunità di correre durante il Campionato su circuiti extra-confine. In particolare, vi spostate a Zolder e fate tappa nella mecca del motociclismo, la fantastica Assen. L’affluenza di pubblico è sempre notevole, dimostrando grande attenzione da parte degli appassionati nei confronti della categoria. Eppure non c’è una tappa tedesca del Mondiale SBK, mentre in Spagna si corre ad Aragon, Jerez e Valencia. Eccessivo nazionalismo della Dorna?

Io penso che probabilmente non si trovi l’accordo sul lato economico, perché in Germania ci sono sempre state più tappe che in Spagna durante la gestione Flammini, mi sembra. Qualcosa è sicuramente cambiato e il fatto che la Dorna sia spagnola porta maggiormente a correre in Spagna, il che alla fine va anche bene perché ci sono delle piste bellissime. Jerez, Valencia e Aragon sono piste che a me piacciono molto. Il problema vero secondo me è che bisognerebbe trovare la formula per riportare i 50, 60 mila tifosi in pista durante i week end di gara. E’ su questo tema che si devono concentrare tutti all’interno del Paddock, anche per aiutare tutti i Team che attualmente fanno fatica. La SBK è nata con i Team che partivano da casa col furgone, quasi alla Freddie Spencer in AMA che scaricava la moto dal suo furgone, vinceva la gara e dopo averla ricaricata se ne tornava a casa. Alla SBK secondo me in questo momento manca tutto questo e bisogna cercare di aiutare il più possibile le strutture private al livello economico per le competizioni. Facendo così si potrebbe evitare di far correre solo i piloti che portano i soldi, ma che magari fino al giorno prima facevano un altro lavoro. Bisogna cercare di tenere il livello alto, anche perché è questo che ti porta lo spettacolo in pista e anche il prestigio al Campionato. Per poter fare le finali del campionato italiano dovevo passare le selettive quando ho iniziato verso la fine degli anni 90. Al Mondiale ci andavi se avevi un tot di punti, altrimenti l’organizzatore non ti accettava l’iscrizione. Quindi dovevi essere un pilota di un certo livello, non è che solo perché avevi due o trecentomila euro ti presentavi all’ingresso e facevi la tappa della SBK. Non dovrebbe funzionare così.

Nell’ultima tappa ad Assen hai raccolto due fantastici podi, alle spalle del Campione di Categoria Reitemberger. Soprattutto nella seconda manche ti è mancato pochissimo per ottenere una splendida vittoria. Troppo forte il tedesco o troppo forte il motore della sua BMW?

Diciamo che in questo momento la Ducati nell’IDM è penalizzata a livello di motore. Prendiamo minimo 10 km/h dalle moto più veloci, che sono un’enormità. Anche perché non sono i dieci km in fondo al rettilineo che fanno la differenza, perché puoi frenare più forte e li recuperi. E’ proprio il tempo che ci mettono a fare quelle velocità che è diverso. Ci manca accelerazione e secondo me con la Ducati siamo un po’ penalizzato a livello regolamentare. Forse avrei potuto vincere anche la prima manche ma poi ho fatto una piccola battaglia con Xavi e sono arrivato lungo a una curva e ho perso due secondi da Reitemberger. Poi sono arrivato a mezzo secondo da lui sul traguardo, quindi ero il più veloce in pista. A maggior ragione, consapevole di questo, in gara due sono partito in testa spingendo tantissimo fino a metà gara. Poi ho avuto un piccolo problema sull’anteriore e ho iniziato ad avere degli scivolamenti che mi hanno penalizzato. Il gruppetto che si era formato dietro di me mi ha ripreso e Reitemberger mi ha passato facendo subito una serie di giri veloci. Io nel frattempo avevo fatto riposare le gomme e mi sentivo meglio sulla moto. Ho ricucito lo strappo e sono ritornato su di lui, preparandomi ad attaccarlo negli ultimi giri. Solo che Forés mi ha attaccato e abbiamo perso tempo tra di noi. Probabilmente se non ci fossimo dati battaglia, avrei potuto vincere Gara 2.

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Pensi che la conquista di questo titolo possa effettivamente aprire la strada al tedesco nella WSBK e convincere BMW a tornare con un impegno ufficiale?

Reitemberger già a Misano, quando ha fatto la Wild Card nel Mondiale, è andato bene. Bisogna tenere presente che aveva una moto di ciclistica diversa e senza i riferimenti dei Team del Mondiale. Eppure al venerdì mattina erano subito quarti. Ci sono effettivamente delle voci secondo cui in BMW vogliono tornare al Mondiale, credo sia anche il momento giusto perché Reitemberger quest’anno è cresciuto tanto da girare un secondo e mezzo più forte rispetto ai suoi tempi dell’anno scorso. Quindi ha fatto un grande salto in avanti e credo che sia pronto per il Mondiale.

C’era molta attesa nei confronti della wild card Brookes, che abitualmente corre in BSB e sembrava potesse dar filo da torcere ad Assen. L’inglese invece è uscito sonoramente sconfitto, con un solo arrivo a podio alle tue spalle in Gara 1. Il livello dell’IDM è davvero così alto?

Se ci pensi, in Yamaha hanno provato sia con Baubier che sta vincendo in America e qui non ha fatto neanche il podio, che con Brookes, un pilota che conosce molto bene Assen. Aggiungete anche che Assen è un circuito Yamaha, visto che hanno proprio qui in Olanda il quartier generale europeo, per cui credo che qualche test l’abbiano fatto ad Assen. Avevo detto che avremmo constatato il reale livello della Yamaha durante questo weekend perché potevano contare su un pilota così in forma come Josh, che sta dominando un campionato tutt’altro che facile come quello inglese. Nelle prove era stato velocissimo. Poi io ho trovato una piccola modifica sul setup e io e lui abbiamo fatto una bella lotta in gara 1. Nella seconda invece ha avuto qualche problema alla gomma posteriore. Sono stato molto contento di questi risultati perché non vincendo lui, abbiamo dimostrato che il livello dell’IDM è molto alto e a questo punto mi viene da dire che forse è il più alto a livello di campionati nazionali perché i tempi sono molto vicini a quelli del Mondiale. In questo momento sto anche correndo con una moto del 2014 e sono ancora più contento di come è andata la gara di Assen.

Puoi darci qualche anticipazione su quali siano i tuoi programmi 2016, hai già qualche idea su cui stai lavorando?

Il mio sogno sarebbe sempre quello di tornare nel Mondiale con una moto competitiva. Sto dimostrando che sono pronto, che sono molto determinato a non lasciare niente al caso. Mi alleno ogni giorno quindi credo ancora tanto in quello che faccio e mi piace ancora molto correre. Dei contatti con dei Team del Mondiale ancora non ne ho, però ci sto lavorando anche per continuare nel campionato tedesco e non rischiare di rimanere tagliato fuori l’anno prossimo. Quindi a fine agosto ci sarà un incontro con il Team tedesco e poi avrò anche degli altri incontri e vediamo un po’ come vanno a finire le cose. Sicuramente farò il possibile per correre anche l’anno prossimo. In quale campionato purtroppo ancora non lo so, fosse per me certamente il Mondiale. Vedremo!

Ringraziamo Lorenzo Lanzi e… in bocca al lupo per il 2016!

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