Make possible the impossible

La storia  di un sogno che continua: un weekend di gare splendide al Mugello, un circuito che ha visto misurarsi in pista i piloti del Di.Di. che non si sono fatti spaventare dalle Arrabbiate né dalla staccata della San Donato e hanno raccontato un sogno che ogni giorno diventa più concreto

Nel fine settimana appena trascorso abbiamo avuto la fortuna di vivere direttamente dall’interno del Box la prova finale del Di.Di. Bridgestone Cup che si è corsa al Mugello. Raccontare tutte le emozioni vissute durante il week end toscano è difficile, ma cercheremo di riportare nel migliore dei modi il mare di sensazioni vissute.

Tutti noi amiamo le moto, le emozioni che sanno regalarci, l’adrenalina della velocità e la sfida di affrontare una curva portando il ginocchio a sfiorare  l’asfalto per avere un contatto tra il proprio corpo ed il nastro nero che scorre veloce sotto di noi. Purtroppo queste emozioni così forti hanno come rovescio della medaglia l’innegabile rischio che a volte si corre mentre affrontiamo le strade di tutti i giorni in sella alle nostre belve a due ruote.

Troppo spesso anche il motociclista più esperto si dimentica che su quel bellissimo passo di montagna che disegna il più sinuoso dei circuiti non esistono vie di fuga, e gli ostacoli in cui si rischia di incappare in caso di caduta sono troppi. Nonostante una persona possa metterci tutta l’attenzione dovuta, l’abbigliamento corretto ed una moto tenuta in ottime condizioni, l’imponderabile è sempre dietro l’angolo.

Secondo tutte le statistiche internazionali, il modo più sicuro di viaggiare è prendere l’aereo, visto che in auto succedono la maggior parte degli incidenti mortali e non mentre si solca il cielo. Eppure ogni tanto un aereo cade, segnando la classica eccezione che conferma la regola.

I piloti protagonisti del Di.Di. sono tutti delle vere eccezioni che sovvertono le regole ed affrontano qualsiasi sfida con la grinta di chi ha sconfitto il più temibile dei demoni: la paura. Perché se nonostante tutte le precauzioni possibili, se cadi in moto e perdi una gamba il primo sentimento che dovrebbe assalirti è proprio questo, la paura.

Un sentimento vile, che incattivisce l’uomo e lo porta a non accettare nulla. Qualcuno per paura non accetta l’amicizia di persone provenienti da etnie e culture diverse. Altri per lo stesso sentimento  non indosseranno mai una maschera subacquea e non avranno mai la felicità di scoprire la bellezza dei fondali dei nostri mari oppure non lasceranno mai un lavoro sicuro per affrontare nuove sfide professionali e liberarsi dalle catene dell’ufficio.

Un ragazzo che ha avuto un incidente e sta affrontando la riabilitazione per imparare ad usare il suo nuovo corpo e la protesi, di regola dovrebbe odiare le moto e non volerle neanche sentire nominare. Ma questo assioma non funziona con i ragazzi del Di.Di.

Abbiamo parlato di paura, un sentimento forte che limita le esperienze del’uomo. Quello che abbiamo compreso durante questo week end di gare è che i ragazzi del Di.Di. hanno avuto la capacità di trasformare la paura in forza, esorcizzando i fantasmi di qualsiasi incidente e scegliendo di voler provare a tutti i costi quelle meravigliose emozioni che solo le moto sanno regalare.

L’attività motociclistica sportiva in pista in Italia non è uno sport per tutti, ed è oggettivamente uno sport molto costoso ed impegnativo. I nostri cugini Iberici possono vantare vagonate di pilotini nelle varie categorie del Motomondiale, perché in Spagna si avvicinano i ragazzi alle piste sin dalla scuole. E’ una grandissima forma di prevenzione, perché insegna a questi ragazzi come l’ambiente della pista sia infinitamente più sicuro ed emozionante della strada. Naturale che siano in tanti a tentare la carriera sportiva, e la Federazione Spagnola fa il possibile per aiutare tutti.

Qui da noi la situazione è sostanzialmente diversa e nonostante una lunghissima lista di campioni di questo sport e Case motociclistiche che danno lustro al tricolore, portare la moto in pista in Italia è ancora un’attività riservata a pochi.

Emiliano Malagoli e la sua compagna Chiara Valentini, hanno deciso di portare i ragazzi disabili in pista, fronteggiando una sfida immensa e  scontrandosi con le tantissime difficoltà che hanno affrontato e continuano ad affrontare quotidianamente sul proprio cammino. Hanno creato una Onlus che ha uno scopo molto più alto di quello che in apparenza si potrebbe pensare. Lo scopo della Di.Di. non è solo riavvicinare dei ragazzi disabili alla guida delle proprie moto in pista. L’avventura e la sfida di questa associazione è quella di mostrare che il termine “impossibile” dovrebbe scomparire dal vocabolario di molti.

Per un disabile senza un braccio dovrebbe essere impossibile affrontare la staccata della San Donato in sella alla propria moto sportiva, cercando il limite della staccata esattamente come gli altri piloti in pista che di braccia su cui far forza ne hanno due. Eppure chi ha avuto la fortuna di essere presente questo week end al Mugello, ha visto ragazzi disabili affrontare il lungo rettilineo e staccare esattamente nel punto in cui staccavano tutti gli altri.

L’unica vera differenza è che una volta ai box il pilota disabile non deve mettere a punto solo le sospensioni e la rapportatura del cambio della propria moto. Parliamo di un pioniere, che deve anche mettere a punto sé stesso, trovando il modo migliore per adattare le protesi alla guida in pista e contemporaneamente la moto alle proprie esigenze. Questi ragazzi sono i primi ad affrontare questa sfida in maniera così sistematica, ed il frutto del loro lavoro servirà a tantissimi che non saranno disposti a mollare e vorranno affrontare la pista e sconfiggere le proprie paure.

Potrebbe sembrare esagerato utilizzare il termine eroi per definirli. Ma quando qualcuno compie qualcosa di impossibile, non è giusto forse definirlo eroe? Grazie a questi ragazzi la percezione dell’impossibile cambierà, e nel tempo sarà una cosa naturale vedere ragazzi disabili che arrivano in circuito, indossano la tuta ed affrontano la pista cercando di limare quel mezzo secondo così effimero eppure così dannatamente importante.

La Di.Di. può anche contare sull’appoggio di tantissimi amici dell’associazione che supportano l’attività con passione ed entusiasmo. Pensiamo alla cantante Annalisa Minetti, che accompagna i ragazzi e cerca di essere sempre presente a tutte le manifestazioni organizzate. Ci viene in mente il sorriso del grande Dario Marchetti, vero simbolo della Ducati, che in sella ad una 848 ha fatto da apripista per i ragazzi domenica assieme al nostro istrionico Giovanni Di Pillo. The Voice dopo aver lasciato la tuta nei box è salito in cabina del commento, nella cabina del suo Mugello ed ha raccontato con immensa passione ed entusiasmo i dieci giri della gara.

Quella che inizialmente sembrava una follia inattuabile, sta prendendo sempre più forma concreta e dai due piloti iniziali si è passati ai quindici di Domenica. La determinazione della Di.Di. ha valicato anche i confini italiani, e quest’anno a Vallelunga è andata in scena anche la seconda gara internazionale riservata ai piloti disabili.

Sono accorsi piloti da tutto il Mondo, che hanno potuto contare sull’impeccabile organizzazione messa in piedi dalla Di.Di., giungendo in una terra di sognatori come l’Italia per correre in pista contro altri eroi che hanno affrontato e sconfitto le stesse difficoltà.

In alcune cose in Italia siamo ultimi, ma nell’aver concretizzato e reso possibile questo bellissimo sogno siamo stati i primi al mondo. Di questo splendido primato dovremmo tutti essere profondamente grati alla coppia formata da Emiliano e Chiara, uniti nella vita e determinati a portare avanti questo bellissimo progetto assieme.

Questi meravigliosi sognatori ci hanno dato appuntamento a Milano per l’Eicma che si terrà a Novembre, il punto di riferimento per il motociclismo internazionale. In quella occasione verranno resi noti i programmi e le idee per il 2016, e siamo certi che in quella circostanza sapranno stupirci con l’ennesima dimostrazione di quanto il termine “impossibile” non si addica per nulla a dei ragazzi straordinari con un cuore enorme come il loro. Queste caratteristiche bastano per sovvertire qualsiasi schema e sconfiggere qualunque paura.

Il weekend trascorso sulle splendide colline toscane dovrebbero poterlo vivere tutti e comprendere quanto nella vita anche la più ripida delle salite possa essere affrontata con la giusta determinazione e la volontà necessarie per cambiare le regole del gioco al tavolo della vita.