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Maverick Vinàles, il prigioniero della clausola

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Ad Austin è trapelata una voce nel paddock riguardo una clausola del contratto che lega Maverick Vinàles alla Suzuki. Se fosse vera, il rider spagnolo potrebbe vivere una situazione paradossale

Davide Brivio ha senza dubbio vinto la propria scommessa nel 2014 quando ha scelto Maverick Vinàles per una delle selle da assegnare in MotoGP per il ritorno Suzuki nella top class. Ma le attenzioni che si stanno concentrando sulle spalle del pupillo del manager italiano, mettono sotto pressione un pilota ancora giovanissimo ed iniziano ad emergere particolari sul contratto del pilota spagnolo che finora erano stati ben nascosti. Ne aveva parlato Speedweek durante il fine settimana di Austin, ripreso poi da alcuni media italiani, ed è stato lo stesso Brivio a confermare in una diretta dai box la presenza di questa clausola tanto discussa.

Secondo questo esercizio di equilibrismo da foro, nel caso in cui il pilota riesca a raggiungere un podio con la Suzuki entro una certa data (c’è chi ipotizza che si parli di Le Mans), scatterebbe automaticamente il contratto per il 2017 tra pilota e Casa. Su quale tra le parti eserciti l’opzione in automatico, è ancora mistero fitto. Ragionando per logica, è plausibile che la clausola sia a favore del pilota e che gli dia pieno potere nel decidere se esercitarla o meno.

Quando Maverick ha firmato il contratto nel 2014, era una ottima promessa della Moto2 ma era ben lontano dall’essere l’oggetto del desiderio di mezzo paddock MotoGP in cui si è trasformato oggi. E’ quindi plausibile che il suo manager, abbia chiesto questa clausola per garantire un accordo da ufficiale al pilota per almeno tre anni. E’ anche di queste ore la notizia secondo cui il rapporto professionale tra Vinàles ed il proprio manager di vecchia data Aki Ajo sia giunto al termine proprio nel momento in cui al pilota tocca prendere una decisione probabilmente fondamentale per la sua carriera agonistica.

Il tempismo di questa separazione è quanto meno sospetto e non fa altro che infittire i dubbi sulla celebre clausola di cui sopra. Se infatti la clausola non fosse a favore del pilota, bensì a favore della Suzuki, lo scenario assumerebbe dei toni davvero strani. Vinàles è ovviamente ambizioso e vuole la miglior moto del lotto come ogni altro pilota competitivo che è in griglia di partenza. La Suzuki sta crescendo e ha dimostrato di aver fatto un ottimo lavoro. Ma la possibilità di ereditare il posto di Jorge Lorenzo in Yamaha e crescere alla corte di Valentino Rossi rappresenta un’opportunità alla quale nessuno rinuncerebbe volentieri.

In questa stagione è già capitato che le malelingue dicessero qualche cattiveria riferendosi al pilota spagnolo. In particolare in Argentina, Maverick Vinàles è stato oggetto di speculazioni abbastanza ardite. Lo spagnolo avrebbe rinunciato volontariamente ad attaccare Valentino Rossi in pista quando gli è arrivato alle spalle, rendendosi colpevole di non aver concretizzato velocemente un attacco dopo un recupero furioso a suon di giri veloci sull’italiano. C’è chi ha pensato ad un contratto già fatto tra Yamaha e Vinàles e chi alla luce delle voci su questa clausola ha affermato che Vinàles non avrebbe attaccato Valentino proprio per non far scattare la famosa clausola in favore di Suzuki. Possono essere speculazioni gratuite, oppure la dimostrazione di quanto siano i soldi, gli sponsor e i contratti a gestire la grande giostra della MotoGP.

Di certo sarebbe avvilente se un grandissimo talento come quello di Vinàles fosse mortificato da una clausola accettata con troppo entusiasmo due anni fa per garantire un contratto a lungo termine ad un pilota e ovviamente per garantire al manager un discreto ritorno economico. Nel corso della stagione vedremo come si comporterà Maverick nel momento in cui con la sua Suzuki avrà nel mirino il terzo gradino del podio. Se dovesse fare cilecca il missile stinger, allora le polemiche troverebbero parecchie basi su cui amplificarsi. Noi speriamo ovviamente che Vinàles non abbia perso il proprio sangue freddo e che sia pronto a fare fuoco quando avrà inquadrato il target. Dopo non farà la barba alla torre di controllo con un F14, ma una pinna siderale sul rettilineo di arrivo non ce la toglie nessuno.

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