Max Biaggi, la lama del Corsaro è ancora affilata

Max Biaggi sepang

Le due fantastiche Wild Card del rider romano sono il giusto premio alla classe e alla determinazione di un campione senza tempo. E rappresentano la condanna della politica Aprilia nella scelta dei piloti 2015

Terminata l’avventura di Max Biaggi in questo Mondiale SBK 2015, tracciamo un bilancio delle quattro manches disputate dal grandissimo campione romano. Un’avventura nata per gioco, che ha regalato emozioni e ha entusiasmato i tifosi del romano e della SBK. Biaggi non ha mai realmente smesso i panni del pilota ed evidentemente il ritiro da Campione del Mondo alla fine del 2012 non ha realmente rappresentato la fine del rapporto tra Max e le corse.

Le sue grandissime capacità di collaudatore, dotato di una sensibilità raffinata e di una attitudine nell’archiviare informazioni mentre è in sella più unica che rara, hanno fatto di Max il tester perfetto per l’Aprilia. Matteo Flamigni è diventato noto al grande pubblico da quando ha iniziato a collaborare con Valentino Rossi in Yamaha nel 2004, partecipando alla messa a punto di quell’arma perfetta che è poi diventata la M1. Ma il telemetrista era nella squadra già all’epoca di Biaggi sotto la direzione di Fiorenzo Fanali e spesso il simpatico tecnico ha riconosciuto al romano delle doti uniche nel riscontrare i problemi della moto ed individuare le possibili soluzioni. All’epoca l’elettronica sulle moto era infinitamente meno presente rispetto ad oggi ma Biaggi mostrava già di aver perfettamente compreso quanto sarebbe diventata importante con il passare degli anni.

La Casa di Noale si avvale dei preziosi servigi di Biaggi per sviluppare le RSV4 impegnate in SBK e per trovare la migliore strada da intraprendere nella costruzione della RS-Gp. In passato i tester delle Case non avevano tra i requisiti quello di essere degli ex campioni del Mondo. Veniva richiesta tanta pazienza e attitudine al sacrificio ed al duro lavoro in pista. Spesso il cronometro era l’ultimo dei problemi e questa situazione portava spesso ad avere tester non sempre all’altezza dei piloti ufficiali dal punto di vista cronometrico. Le Case giapponesi hanno sempre utilizzato piloti nipponici per fare il lavoro sporco sulle piste dell’isola del sol levante, pescando a volte qualche talento da portare nelle gare mondiali ma anche accontentandosi spesso di piloti considerevolmente più lenti degli europei titolari.

Le Case italiane ed europee in generale invece hanno sempre scelto piloti veloci per sviluppare le proprie moto, che fossero all’altezza di portarle realmente al limite. La Ducati si affidava a Vittoriano Guareschi per la Desmosedici ed anche a Troy Bayliss per la Panigale. Tutti ricordano il mitico Marcellino Lucchi, arzillo quarantenne sul podio del Mugello in sella alla sua amata Aprilia 250. Biaggi ha varcato un limite con queste due apparizioni nel mondiale SBK, mettendo a nudo una realtà abbastanza amara da digerire per la dirigenza Aprilia. I due piloti ufficiali sono più lenti del tester, che da ex Campione del Mondo lontano dalle gare da più di due anni li ha sonoramente bastonati a Sepang. Aggiungendo all’equazione la data di nascita dei tre piloti presi in esame, il risultato diventa imbarazzante per Haslam e Torres.

L’inglese ha mostrato sempre velocità e costanza nei primi anni in SBK ma nelle ultime due stagioni è uscito letteralmente demolito dal confronto con Rea sulla stessa CBR del team Ten Kate. Forse a Noale pensavano di poterlo rilanciare, oppure che la RSV4 fosse più adatta al suo stile di guida. La splendida vittoria in Gara 2 a Philip Island aveva illuso tutti di aver trovato un perfetto erede di Melandri. La verità è che quella performance è rimasta isolata e probabilmente pesantemente influenzata dal feeling tra il rider britannico e il circuito australiano su cui aveva già trionfato nel 2010 con la Suzuki, proprio nell’anno in cui Leon contese il Mondiale a Max Biaggi.

Discorso diverso per lo spagnolo Torres, debuttante nel Campionato e molto veloce da subito. Di certo da Jordi non si può pretendere la luna, ed i risultati di Laguna Seca e Sepang mostrano un pilota in netta progressione. Una scommessa vinta a metà per ora, ed un buon talento su cui puntare per il futuro. Di strada c’è n’è però tantissima da fare.

A Misano Biaggi ha subito seppur di poco Leon ed ha battuto Torres in un duello ruota a ruota in Gara 2. Ma dal confronto con i giovani ufficiali è uscito sostanzialmente come vincitore morale. A Sepang il podio di Gara 1 è risuonato come un uragano negli uffici del Reparto Corse Aprilia. Se in qualifica Torres aveva sorpreso con una bellissima piazza d’onore alle spalle del fulmine verde di Sykes, in gara la classe del campione romano è emersa offuscando totalmente i giovani compagni di squadra e dimostrando che nonostante il cambiamento regolamentare, la RSV4 è ancora una moto in grado di competere ad armi pari con Ducati e Kawasaki, attuali regine della SBK.

Se l’Aprilia dovesse decidere di continuare in SBK nel 2016, come tutti ci auguriamo, Romano Albesiano dovrà tenere ben presente cosa è stato in grado di fare Max in sella alla moto n°3. Trovare un pilota all’altezza del sei volte campione del mondo è un’impresa impossibile ma è fuori da ogni dubbio che si debba trovare un Top Rider su cui costruire una squadra vincente, nel tentativo magari di affiancargli e far maturare completamente il talento di Torres.

A Laguna Seca si è affacciato ai box di Noale Nicky Hayden che nella Superbike AMA ha iniziato a farsi conoscere per poi diventare l’ultimo pilota a stelle e strisce campione del mondo della MotoGP. Nicky è un pilota veloce, serio e con tantissima voglia di tornare a competere per le posizione che contano. Ha esperienza da vendere e di certo nella SBK potrebbe ritrovare gli stimoli persi sulla sella della Honda Open che attualmente trascina in giro per le piste del mondiale MotoGP.

La situazione del Team Forward sta di fatto mettendo sul mercato un altro talento interessante per la SBK, vale a dire quel Loris Baz portato di fretta e furia nel mondiale prototipi dalla Dorna pur di avere un pilota francese veloce in pista. Bisognerà valutare la compatibilità tra le misure da spilungone di Loris ed il corpo da modella anoressica della RSV4, ma il transalpino aveva mostrato talento e classe da vendere nel 2014 e farselo scappare è stato una brutta perdita per il Paddock SBK. Restando tra gli ex della SBK ci si potrebbe anche ricordare dell’irlandese Eugene Laverty che nel 2013 aveva fatto faville in sella alla RSV4 dopo aver trovato il giusto feeling con la moto. Un anno sulla Suzuki GSX-R ed il seguente in MotoGP sulla Honda sbagliata l’hanno allontanato dai riflettori. Ma Eugene potrebbe essere un ottimo investimento per Aprilia.

Se oggi parliamo di sostituti, di alternative e di giovani o vecchie promesse, il merito o la colpa sono entrambi di Max Biaggi. Il Corsaro di Roma con il suo arrembaggio alla nave SBK riuscito alla perfezione ha aperto gli occhi sull’attuale livello dei riders Aprilia, ridimensionando notevolmente lo status generale del Team. In un tweet successivo alla Gara, Max ha anche pubblicato delle foto che mostravano dei segni ben presenti sul proprio corpo causati da una caduta durante i test. Da vero professionista, Max non aveva messo le mani avanti parlando di problemi fisici prima delle gare. Ha piuttosto portato a termine soffrendo in silenzio Gara 1 ed avrebbe fatto lo stesso nella seconda frazione. Aggiungendo anche le condizioni fisiche non perfette all’equazione di cui sopra, l’impresa di Max lo proietta direttamente nella leggenda della SBK.

Un pilota che in carriera ha vinto di tutto, che ha lottato contro tutto e tutti ed ha sempre lavorato duramente affiancando al proprio talento una determinazione incrollabile. Questo è il fanciullo di cui parlava il Dottor Costa e per quanto la carta d’identità ci dica che ha 44 anni, lo sguardo, il cuore e la follia sono tutte di un ventenne innamorato delle moto. Da appassionati di moto e di corse, non possiamo che ringraziarlo per la sua impresa e sperare che al ragazzino venga voglia di scalare qualche altro gradino di quel podio. Da regolamento, non si potrebbe. Ma siamo tutti certi che se il pilota romano dovesse prendere seriamente questa ipotesi, la Dorna saprebbe come accontentare lui e tutto un popolo di appassionati tornati bambini.