Moto e Rock! Sorpassi tra le note e assoli stridenti in pista

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I mostri sacri del Rock incontrano quelli del motociclismo: una teoria che accomuna Moto e Rock come due gocce d’acqua

La continua frequentazione con quel soggetto pericoloso chiamato Ringo mi porta sempre più spesso a contaminare la mia cultura musicale con le varie esasperazioni di ogni sfumatura del Rock. Io che ero rimasto a Battisti e Carly Simon, Guccini e gli America, al massimo esploravo Nick Drake o i Genesis. Insomma Sting e i Dire Straits erano il massimo Rock che le mie orecchie potessero sopportare, dopo trenta anni di motori a due tempi sempre al limitatore. Invece viaggiando spesso su vetture trasformate in Disco Club con impianti stereo da 500 watt, il buon Ringo mi ha propinato tutta una serie di pazzi che fanno della chitarra uno strumento di tortura e piano piano ho iniziato a conoscere i Ramones, gli Iron Maiden, i Clash e tantissimi altri matti. E ad ogni gruppo nuovo che Ringo mi propina io gli faccio conoscere la storia di un pilota altrettanto magico e generatore di emozioni come i suoi gruppi rock!

Tutto questo per dire che in questi viaggi folli tra musica e storia della passione motociclistica, ho elaborato una teoria molto semplice che accomuna la musica rock e il motociclismo come due gocce d’acqua. Ebbene si, il Rock e il motociclismo, sono due facce della stessa medaglia! Ambedue si basano sull’abilità di incredibili e rarissimi talenti che tramite uno strumento ricercano a fare cose che per gli altri risultano quasi impossibili. Ambedue gli strumenti sono generatori di elevatissime vibrazioni che viaggiano esattamente alle stesse altissime frequenze. Provate a guidare una BMWS1000RR e poi ditemi se le vibrazioni che emette quel mostruoso 4 cilindri bavarese non sono identiche a quelle di una Fender Stratocaster di un Page o di un Hendrix.

E se avete mai provato una Husqvarna 250 del 70 allora capirete come la musica dei Queen sembri scritta esattamente per questa moto. Inoltre i due strumenti come la moto e la chitarra, anche se opposti e molto diversi, richiedono una incredibile abilità per raggiungere picchi di perfezione e armonia. Insomma tutti noi siamo innamorati della moto e ci sentiamo in armonia con l’universo e le sue dinamiche incomprensibili solo quando siamo in sella ad una particolare motocicletta che ci regala pace interiore ed emozioni totalizzanti. Idem per il chitarrista che solo quando imbraccia la sua Fender e attacca l’inizio di “Layla” si sente davvero vivo e parte integrante di un universo non più freddo e lontano. Ma non finisce qui.

Sia nelle moto che nel Rock solo pochissimi eletti sui milioni di praticanti, riescono a emergere ed elevarsi fino a diventare star uniche capaci di virtuosismi impossibili per i motociclisti e i chitarristi normali. Se ci pensate bene Eric Clapton e Valentino Rossi hanno caratteristiche identiche che fanno di loro dei veri fuoriclasse assolutamente unici e magici. Talenti purissimi che con qualsiasi moto o chitarra riescono a fare cose che per noi appassionati normali diventano impossibili. E’ proprio per questo che una radio come Virgin che del Rock ha fatto la sua “religione” sia anche seguita da tantissimi appassionati di moto e auto e nei reparti corse di Ferrari, Ducati, Yamaha e HRC, si ascolti solo Virgin Radio, mentre si progettano e si ascoltano anche motori da 19000 giri.

Insomma vedete che tra il Rock e la Moto, le similitudini sono davvero impressionanti ed è per questo che nei lunghi viaggi con le Punto Virgin o le MegaBMW con stereo super, io e Ringaccio ci scambiamo le rispettive conoscenze di due mondi così vicini. Per esempio ad un Carlos Santana quale motociclista potrebbe essere accomunato? Morbido, perfetto, maniacale sei suoi assoli, il messicano mi ha subito fatto pensare ad un Eddie Lawson. Anche lui timido riservato e capace di una carriera lunghissima sempre ai massimi livelli di competitività anche cambiando moto e team. Dieci anni di carriera in 500 con 31 vittorie e 31 secondi posti che gli sono valsi ben 4 titoli mondiali in un’epoca dove la battaglia in pista era davvero serrata e quasi corpo a corpo. Per intenderci il nostro Lawson combatteva e vinceva contro ragazzini che si chiamavano Roberts, Spencer, Rainey, Schwantz e Doohan. Inoltre a lui si deve la prima Vittoria della Cagiva di Castiglioni dopo dieci anni di gare ottenuta nel GP di Ungheria del 1992.

E slowhand Eric Clapton? A chi può essere paragonato? Troppo facile: un fuoriclasse come Clapton, vero re della scena rock, comunicativo e glamour si può paragonare solo a VR. I suoi assoli sono esattamente uguali ai sorpassi leggendari del mago di Tavullia e se mettete “After Midnight” su Laguna Seca sembrano scritte a due mani. Ma per esempio un Hendrix così mostruosamente bravo ma autodistruttivo a chi può essere paragonato? Semplice, a Kevin Schwantz o Falappa, capaci di imprese epiche e sorpassi storici ma anche di cadute rovinose e devastanti autodistruttive come l’eccesso di droghe. Keith Richards degli Stones? A Phil Read. Il magico britannico capace di battere solo con la sua classe e la sua grinta avversari con moto molto ma molto più performanti. A lui, la MV deve l’ultimo stupendo titolo del 75 quando il britannico si doveva confrontare con una vetusta 4 tempi contro le prime mostruose 500 4 cilindri 2 tempi giapponesi ormai scelte da Giacomo Agostini e tutti i giovani arrembanti. Richards e Read hanno in comune l’amore folle e maniacale per il loro lavoro, l’amore per gli alcoolici, le donne e l’odio per la ribalta, le pubbliche relazioni e ogni tipo di contorno mediatico.

Così le mie storie tragiche su personaggi indimenticabili come Saarinen, Ghiselli o Paci si intersecano con quelle di Cobain, Barret, Brian Jones e Joplin. Così come io rimango affascinato da queste storie tragiche e tremende anche Ringaccio rimane affascinato dal pilota che per primo ha guidato con il ginocchio che sfiorava l’asfalto inventando di fatto lo stile moderno di guida delle attuali moto. Un pilota che viaggiava con un furgoncino dove caricava la moglie Soili e le sue Yamaha poco più che di serie e che riusciva a piegare i mostri sacri come Pasolini e Agostini. Oppure la bellissima storia dell’unico motociclista di Siena che in onore della sua città correva con i colori della contrada del Bruco, ovvero tutto giallo e verde, assolutamente inconfondibile e unico. Mago delle staccate al limite, con una Suzuki 500 privata e anziana vinse un Europeo e prima di affermarsi nel mondiale finì la sua corsa al Tamburello di Imola. E Guido Paci pilota di aerei da caccia aveva iniziato a correre in moto in tarda età ma la sua classe e la sua velocità gli permisero di vincere titoli e gare con una vetusta Yamaha 4 cil. Frontemarcia dipinta spesso tutta di rosa. Mentre ormai gli ufficiali avevano il motore a v. con 15 cavalli in più.

Ma forse il più Rocker di tutti è stato Vinicio Salmi. Nome sconosciuto ai più, magari come Nick Drake nel Rock. Salmi arrivò come un ciclone nelle competizioni moto dove passava la maggior parte del suo tempo a molestare ogni ragazza gli capitasse a tiro invece di mettere a punto al sua Yamaha Diemme. Però quando saliva in sella faceva paura e nelle poche gare fatte si metteva dietro addirittura sua maestà Giacomo Agostini, che oltre al mondiale faceva anche tutte le gare nazionali magari su piste davvero stradali come Riccione o Ospedaletti. Salmi, spaccone, guascone e sempre pronto a fare notte e a divertirsi ricordava un Lucchinelli ante litteram. Pensate che la sua carriera moto si interrompe per uno schianto che lo spedisce all’ospedale per mesi e quando capisce che non sarebbe potuto tornare in sella al 100 per 100 allora si mise a correre in Formula Tre, dove seminò il panico senza aver mai visto un’auto. Vinceva molto anche li ma poi si stufò e decise di andare a correre negli Usa dove riuscì a primeggiare e andare fortissimo anche in Formula Cart.

Insomma piloti e musicisti: identici nel talento e nella capacità di interagire in modo assolutamente magico con lo strumento che usano per esprimere la loro Arte. Matti unici e particolari come solo i Rocker e i Piloti sanno essere.