MotoGp 2015, una stagione a sei piloti

MotoGp 2015

Inizia la stagione MotoGp 2015: Marquez è favorito, ma il campionato sarà un discorso a sei

Nel mirino, ovviamente c’è soltanto lui, Marc Marquez. A tentare di impiombarlo sono, diciamo, in cinque: il suo compagno alla Honda Dani Pedrosa, i due della Yamaha Valentino Rossi e Jorge Lorenzo e la coppia degli Andrea della Ducati, Dovizioso e Iannone. Di altri piloti in grado di mettere le ruote, anche soltanto occasionalmente, davanti a quelle di Marquez non se ne vedono proprio. Il campionato MotoGP 2015 sarà perciò un discorso a 6.

Se si parla di vittoria nel mondiale la ragione induce a restringere ulteriormente il campo. Sarà un discorso a tre, forse a quattro. Il quarto incomodo sarebbe Pedrosa, ma la sua storia dice che alla fine la sua dovrebbe come sempre essere una partecipazione di alto livello con qualche acuto, ma non vincente. Restano perciò Marquez e i due Yamaha. Tutti piloti come minimo quattro volte campioni del mondo e almeno due volte vincitori anche del titolo MotoGp.

Il più titolato, coi suoi 9 mondiali, 196 podi e 108 vittorie è ovviamente Valentino Rossi. Il fatto che sia ancora lì, per la ventesima volta consecutiva, al via di un mondiale la dice lunga sulle sue motivazioni e speranze, sul suo amore per questo sport e sul fatto che ancora riesca a divertirsi. Non sottovaluterei la sua competitività e determinazione. Certo a 36 anni ci son cose che vengono meno facilmente che a 22 o a quasi 28, ma l’esperienza e il fatto che si tratti di Valentino Rossi potrebbero colmare il divario anagrafico. Vediamo. Di certo potrebbe trattarsi dell’ultima possibilità per la caccia al decimo titolo anche se Rossi ha pure un altro anno di contratto con la Yamaha.

Jorge Lorenzo parrebbe, sulla carta e a carte ancora coperte, il più tosto tra gli avversari di Marquez. Nel pieno della maturità psicofisica non ha commesso l’errore dell’inverno tra il 2013 e il 2014 quando si presentò alle prime gare evidentemente demotivato e poco allenato, ingrassato. Questa volta guiderà fin dall’inizio come ha fatto nella seconda metà dello scorso anno. Sarà cioè, perlomeno molto difficile assistere ad una infilata di dieci vittorie consecutive del “Vampiro” Marquez. Molto dipenderà dalla Yamaha che (ora finalmente dotata del cambio seamless anche in scalata) l’anno passato è stata per buona metà della stagione leggermente meno competitiva della Honda. E qui sta il difficile: per battere Marquez bisogna battere anche la Honda il che sarebbe già molto ostico anche senza il campione catalano. Vedremo, di sicuro ci saranno piste dove Honda sarà superiore e altre dove Yamaha potrà giocarsela, ma il binomio Hrc-Marquez appare nettamente favorito.

Però nelle corse, lungi da me gufare qualcuno, può accadere di tutto, quindi ci sarà da divertirsi. Anche perché con questa stagione si chiuderà l’era Bridgestone e quella delle due categorie diverse che corrono insieme. Dall’anno prossimo stesse regole per tutti e addio alle Open. Una sottocategoria che ha consentito a Ducati, Suzuki e Aprilia, oltre alle “open” vere, cioè alle moto con motori forniti e telai artigianali (Yamaha) o di modello meno costoso e sofisticato (Honda) di partire con la possibilità di agguantare le “factory”. Avere 24 litri di benzina a disposizione (anziché 20), poter usare gomme di una mescola più morbida sono un bel vantaggio, ma soprattutto rappresenta un aiuto notevole il poter utilizzare 12 motori all’anno sviluppabili e modificabili anziché 5 punzonati tutti prima della gara del Qatar. Questa regola è stata creata appositamente per favorire chi non è competitivo e aiuta Ducati e anche Aprilia che è ancora più indietro. Si tratta di favori che andranno diminuendo se verranno ottenuti risultati, ma i 12 motori resteranno comunque.

Per Ducati quindi un’occasione per reinserirsi nella lotta per il podio e magari anche per la vittoria. La Gp15 in realtà è arrivata nuova, nuova al secondo test di Sepang, poi ha girato due giorni in Qatar e basta. Si è sempre comportata molto bene, anzi a Losail Dovizioso è stato il più veloce di tutti e Iannone ha dominato la prima giornata finendo terzo. C’è da verificare l’affidabilità, la durata delle gomme sulla gara (in Qatar le dure x le Open saranno probabilmente la stessa scelta delle Factory), la tenuta psicologica dei piloti. Ma in linea di massima si sa che il Dovi è esperto, freddo, calcolatore, mentre Iannone è aggressivo, coraggioso e con Marquez se l’è già vista a tu per tu in Moto2 battendolo anche in qualche occasione.

Insomma belle premesse con la possibile intromissione saltuaria di piloti come Cal Crutchlow passato sulla Honda, di Aleix Espargarò con la Suzuki che come Ducati e Aprilia crescerà, di suo fratello Pol con la Yamaha tech3. Ci si aspettano buone cose da Danilo Petrucci e Yonny Hernandez con le Ducati-Pramac che forse verranno evolute fino alla Gp15 nel corso della stagione. E magari anche Stefan Bradl che è stato degradato da Factory a Open con le Yamaha del team Forward), ma che qualche colpo in canna l’ha sempre avuto.

Infine occhio ai “rookies” Jack Miller, talentuoso e spettacolare australiano che arriva direttamente dalla moto3 e Maverick Vinales con la Suzuki e Loris Baz che arriva dalla Superbike. Bene potrebbero fare Hayden e Eugene Laverty con le Honda Aspar. Seguiamo poi Bautista e Melandri con l’Aprilia al team Gresini accompagnando con fiducia i presumibili miglioramenti. Tra gli altri Redding e Smith possono mettersi in luce come Barberà e Di Meglio, mentre Abraham dovrà darsi una mossa con la Honda, mentre De Angelis con la Art (Aprilia) dipenderà molto da quanto migliorerà e quanto aiuto darà Aprilia.