MotoGP, Qatar 2007-2018: le certezze si chiamano ancora Ducati, Honda e Yamaha

La prima tappa della stagione 2018 ha consegnato i primi verdetti tra conferme e sorprese. Incredibile notare che sul podio sono salite le stesse moto del 2007: è cambiato tutto per non cambiare niente

Sembrava non terminare l’attesa spasmodica per la prima tappa della stagione 2018 MotoGP. Dopo aver lasciato Valencia ed aver girato per tutto il mondo, il carrozzone della MotoGP si è ritrovato a Losail che ospita ormai dal 2007 l’apertura del campionato offrendo sempre tantissimi spunti su cui riflettere. Esattamente come avvenuto in quel lontano 2007, a vincere è stata una Ducati e sul podio sono saliti un pilota Yamaha e uno Honda. All’epoca, a vincere fu Casey Stoner che con l’affermazione di Losail aprì la marcia trionfale verso il primo e per ora unico titolo iridato MotoGP di Borgo Panigale. Impressiona pensare che su quello stesso podio salì anche Valentino Rossi, proprio come fatto nel 2018. In quell’occasione, Rossi terminò al secondo posto dopo aver lottato in tutti i modi con l’australiano della Ducati. A confermare il trio di moto sul podio, ci ha pensato Marc Marquez, che ha preso il posto di Rossi sulla piazza d’onore. Ovviamente, al posto di Stoner c’è uno sfavillante Andrea Dovizioso, capace di portare la Desmosedici verso una vittoria assolutamente splendida.

Sono passati oltre dieci anni, il regolamento della MotoGP ha subito mutamenti profondi, eppure su questo podio del Qatar sono salite le stesse tre moto di allora. Sono cambiati due piloti su tre, ma questo dato fa comunque impressione. Sembra che nella MotoGP si sia stabilito uno status quo difficile da modificare, un equilibrio destinato a reggere a lungo. Da quel lontano 2007 sono apparsi e scomparsi tanti pretendenti, alcuni Costruttori hanno tentato l’avventura come la Kawasaki. Altri hanno mollato e poi sono rientrati come la Suzuki e l’Aprilia. C’è poi la KTM, che nel 2017 sembrava destinata a crescere fino al punto di avere ambizioni da top five fissa, e invece è precipitata nelle sabbie mobili del Qatar dando preoccupanti segnali di peggioramento.

Le certezze della MotoGP sono dunque tre e si chiamano Honda, Ducati e Yamaha. Non ce ne voglia la Suzuki, che con Rins ha dato segnali di ripresa forti ma sembra ancora lontana rispetto ai riferimenti che invece con Vinales erano la norma nel 2016. Non ce ne voglia Romano Albesiano di Aprilia, che continua ad affermare che il potenziale è elevatissimo, ma sembra aver sbagliato uomo con Redding (di nuovo, dopo il flop di Lowes) e soprattutto non riesce a far esprimere Aleix Espargarò sui livelli che tutti si aspetterebbero. Non ce ne voglia ovviamente la KTM, pur sempre alla seconda stagione in MotoGP e con a bordo due piloti che spesso sembrano limitarsi al ruolo di onesti mestieranti, senza però mai trovare l’acuto che in questa categoria dovrebbe essere la norma.

Se a questa consapevolezza siamo arrivati tutti noi, immaginate cosa passa per la mente di un pilota al top quando il suo nome è accostato a questo o quel Costruttore. Sembrava che Marquez potesse andare in KTM, ma lo spagnolo sa bene che per vincere anche lui ha bisogno di una moto al top, e in questo momento sono solo questi tre Costruttori a poterne garantire una. Anche lo stesso Zarco, viene spesso accostato al nome della Casa austriaca, eppure non ha ancora firmato. Non l’ha fatto perché anche lui è perfettamente consapevole che per restare in zona podio, dovrà cercare una firma con uno dei tre Grandi Costruttori di cui sopra. La Yamaha sta cercando di trattenerlo, come confermato da Jarvis, mentre proprio il francese ha strizzato l’occhio anche alla HRC, sottolineando che gli piacerebbe diventare il compagno di squadra di Marquez. Rossi ovviamente ha firmato con Yamaha, perché non è ipotizzabile altra soluzione per il Dottore negli ultimi anni della sua incredibile carriera.

Viste queste considerazioni, appare anche chiaro il motivo per cui né DoviziosoLorenzo abbiano ancora firmato con Ducati. Visto che le moto realmente al top si riducono a 6, e tre di queste sono già prese per due anni (una Honda da Marquez e le due Yamaha Factory da Vinales e Rossi), restano solo tre moto a disposizione: le due Ducati ufficiali e l’Honda destinata al futuro compagno di Team di Marquez, sempre dando per scontato che Pedrosa smetta o cambi aria abbracciando una nuova sfida. Jorge Lorenzo non ha molte chance sul tavolo di vedersi confermare il faraonico stipendio a cui è abituato ma forse sta lottando per non perdere troppo, mentre Dovizioso sembra sempre più uomo Ducati e sembra difficile che a Borgo Panigale non si faccia l’impossibile per trattenerlo altri due anni. Lo spagnolo potrebbe decidere con il portafoglio e quindi pensare a destinazioni alternative. Ma potrebbe anche non pensare ai soldi e andare a sfidare Marquez in Casa Honda, dove sarebbe destinato almeno inizialmente al ruolo di paggio di lusso. Di certo se ha trovato difficile adattarsi alla Desmosedici, non vediamo come possa trovare in futuro più facile adattarsi alla RCV-213. Resterebbero KTM e Suzuki, e riteniamo che scegliere una di queste due moto resterebbe solo frutto di preoccupazioni di natura economica.

Questa analisi è servita per confermare un dato su tutti: se vuoi essere al top in MotoGP oggi, devi essere un pilota ufficiale di Honda, Ducati o Yamaha. Quando un pilota che ha corso per queste tre Case, passa su una moto rivale, può sbandierare quanto vuole che si tratta di una nuova sfida, che è un nuovo percorso oppure una grande chance per la propria carriera. La verità è che non ha trovato posto su nessuna di queste tre moto, le più desiderate del Paddock. Il resto per ora sembra fuffa. A sei zeri, ma pur sempre fuffa.