Mugello 2000: Capirossi, Rossi e Biaggi scrivono la storia

mugello_capirossi_biaggi_rossi_2000

La prima volta in cui i tre gioielli del motociclismo made in Italy si affrontarono a viso aperto in 500, il top del top del motociclismo sul circuito del Mugello

Ammettiamolo apertamente: l’avvento del nuovo millennio ha deluso un po’ tutti. Gli informatici che si aspettavano il Millennium Bug sono rimasti sconfortati nello scoprire che le macchine non ci si sarebbero rivoltate contro e gli appassionati di fantascienza hanno scoperto che per volare a velocità curvatura come si faceva in Star Trek ci sarebbe voluto almeno un altro secolo. Ma per gli appassionati italiani di moto, il 2000 è stato l’anno della svolta. Certo le moto non avevano smesso improvvisamente di fare rumore e ad essere onesti avevano pure mantenuto la stessa architettura dei motori che hanno reso celebri le gesta di quei pazzi dei piloti yankee. La Honda dominava come faceva con Freddie Spencer, la Yamaha faceva lo stesso casino di quando la portava Kenny Roberts al limite e tutto sommato di tecnologia avveniristica non c’era neanche l’ombra nel paddock del motomondiale. Tuttavia le gare erano spettacolari, le moto velocissime e i piloti avevano abbastanza attributi da non necessitare una laurea in ingegneria per configurare al meglio il traction control. Si trattava solo di settare al massimo il Pols control, perché le 500 2t richiedevano un feeling assoluto. Altrimenti il prezzo era salato, peggio di una riparazione di una carrozzeria Ferrari.

Nella stagione 2000 erano sbarcati in 500 due grandi campioni come Valentino Rossi e Loris Capirossi. Per il primo, era il debutto nella classe regina, ereditando la moto ed il team di un certo Mick Doohan dopo aver vinto il mondiale in 250 nel 1999 con l’Aprilia. Per il secondo si trattava del ritorno in 500, dopo la parentesi non felicissima delle stagioni 1995 e 1996. I due approdarono in 500 andando a formare un terzetto mica da poco con Max Biaggi, che era alla terza stagione in 500 ed alla seconda in Yamaha. Il Corsaro cercava la definitiva consacrazione nella top class del mondiale, ma la YZR di Iwata aveva ancora parecchie lacune rispetto alle NSR su cui potevano contare gli altri due italiani.

Le prime cinque gare della stagione 2000 furono un mezzo disastro per i tre piloti, con il solo Rossi che era riuscito a salire sul podio due volte a Jerez ed a Le Mans. Per Capirossi e Biaggi, sembrava una stagione nata decisamente storta. Ma in soccorso della truppa italiana arrivò il Mugello, la pista più bella del mondo e il motociclismo cambiò per sempre. La MotoGP era ancora lontana e anche quel mondiale sarebbe andato ad un pilota USA, nella fattispecie Kenny Roberts Junior, che fece un campionato da perfetto passista mettendo assieme un’infinità di punti mentre i rivali giocavano a fare gli eroi. Solo che al Mugello i passisti non vanno mai forte e l’unica cosa che contava sulle 500 2t era il talento puro. Alle Arrabbiate contava il fegato di tenere piegatissima la moto a velocità da incubo e la staccata della San Donato era semplicemente La Staccata per eccellenza. Aggiungete al mix delle tribune gremite che osannavano letteralmente i tre eroi nostrani e potrete comprendere al meglio la situazione che si stava creando in quella domenica a tinte tricolori.

valentino_rossi_mugello_2000

Loris Capirossi in prova quarto con il suo compagno Alex Barros in pole, dimostrando che la scelta di andare al Team Pons per ricostruire una carriera in 500 era stata azzeccata. Lo start non gli sorride, ma dopo la sfuriata iniziale di Kenny Roberts, i tre eroi italiani ci mettono poco a prendere il comando delle operazioni. Loris Capirossi passa Valentino e inizia a dettare il ritmo, mentre Biaggi ci mette qualche giro per raggiungerlo ed iniziare a far sognare un pubblico in delirio assiepato sulle colline del Mugello. Tre italiani in testa al Mugello sono semplicemente un sogno che si realizza, una situazione così perfetta da risultare quasi inimmaginabile ad inizio stagione. Il vero Millennium Bug del 2000, con buona pace degli informatici di mezzo mondo. In testa si alternano senza troppa foga Rossi e Capirossi, mentre Biaggi osserva dalle loro spalle e sembra semplicemente voler cogliere il momento perfetto per inserirsi nella lotta, senza rischiare prima del dovuto. La mossa è azzeccata, visto che i due davanti decidono di fare sul serio solo quando mancano pochi passaggi alla bandiera a scacchi.

In quel momento della gara a condurre le danze c’è Valentino, che subisce una staccata incredibile di Capirossi alla San Donato, perdendo la leadership del GP. Per un racer come Valentino, subire un sorpasso in staccata equivale ad un affronto, a cui replicare immediatamente. Ancora inesperto delle 500 e forse troppo confidente del grip dell’anteriore (corsi e ricorsi storici) Valentino restituisce alla Scarperia il maltolto, tornando in testa al GP d’Italia quando mancano meno di due giri alla bandiera. Il sorpasso è perfetto ma all’ingresso del Correntaio Valentino esagera e finisce nella ghiaia, autoelimindandosi dalla lotta per la vittoria. Dopo la gara, fu lo stesso Valentino ad ammettere di aver esagerato, per la paura di ritrovarsi all’ultimo passaggio con in scia quei due matti. Stava cercando di staccarli e semplicemente aveva esagerato.

loris_capirossi_max_biaggi_mugello_2000

Eliminato Rossi restano i due pesi massimi Capirossi e Biaggi a contendersi la vittoria, con il Corsaro che si inventa un sorpasso meraviglioso alla Casanova. La sua manovra è la replica di quanto offerto in passato anche a sua maestà Mick Doohan nel 1998 alla sua prima gara in Italia in 500. Max si prende la testa della gara ma Loris è decisamente in giornata di grazie e alla seconda delle arrabbiate non si risparmia nell’attaccare il rivale con la Yamaha. Il risultato è un contatto che a definirlo duro, non rende l’idea a sufficienza. Capirossi passa così a condurre la gara e Biaggi non incassa il colpo benissimo. Si innervosisce anche lui, come aveva fatto Valentino pochi giri prima e cade alla Scarperia, rischiando quasi di tamponare anche il rivale, mettendo la vittoria su un piatto d’argento a Loris Capirossi. Le tribune erano equamente divise tra i tifosi dei tre piloti, ognuno beniamino per motivi diversi di un pubblico enorme e Loris fu accompagnato al traguardo dal tifo dell’intero tracciato. Vinse precedendo Checa e l’Aprilia bicilindrica 400 di McWilliams, che fece una vera impresa con la moto di Noale agguantando il podio su un tracciato veloce come quello del Mugello.

La gara fu vinta dunque da un raggiante Capirossi ma quella domenica fu la prima di una lunghissima serie di gare in cui i tre magici italiani si sarebbero divisi la scena, soli e davanti a tutti. L’inizio di un’epoca di dominio per i piloti italiani nella categoria top del motomondiale, che ci ha regalato una serie di perle semplicemente irripetibili nel corso degli anni.