Rea batte Davies, Hayden sul podio

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Il meteo di Assen ha condizionato le qualifiche, dominate dal solito Tom Sykes. La gara ha visto vittime illustri e le moto italiane spaventare Kawasaki, Honda e Yamaha. Ritiro per Giugliano che non concretizza la prima fila

Jonathan Rea è il padrone della SBK. Questa è la certezza incrollabile che emerge dalla prima manche del GP di Assen, in Olanda. L’irlandese non si era mostrato particolarmente brillante durante le qualifiche, quarto alle spalle di un Tom Sykes saldamente in Pole ed anche dietro la Yamaha di Guintoli e la Ducati di Giugliano.

Ma la gara ci ha detto tutt’altro rispetto alle prove e le cadute dei rivali diretti in pista hanno solo parzialmente aiutato l’irlandese. La sensazione è infatti che Rea stesse solo controllando gli avversari senza forzare troppo e l’uscita di scena del compagno Tom Sykes nei primi giri ha favorito solo in parte la gara del campione del mondo in carica. Rea ha solo atteso il momento giusto e dopo aver pazientemente atteso alle spalle di Davies, ha sferrato l’attacco decisivo nel momento perfetto.

Ha tentato di resistere all’irlandese della Kawasaki anche l’idolo di casa, cioè l’alfiere della Honda Michael Van Der Mark. Il pilotino della Casa di Tokyo è stato in lizza per la vittoria fino a tre giri dalla bandiera a scacchi e sembrava avere il colpo giusto in canna per attaccare Rea dopo aver scavalcato anche Davies proprio nelle battute finali. Ma la sua aggressività è stata forse eccessiva ed il suo errore pesa come un macigno anche sulla classifica di campionato.

Dopo la perentoria doppietta di Aragon, erano in tanti a puntare forte su Chaz Davies per il quarto round del mondiale SBK sul mitico circuito di Assen. Le qualifiche opache del gallese, solo sesto in griglia, avevano forse spento questi entusiasmi ma in gara lo spilungone della Ducati ha condotto superbamente la gara per gran parte del tempo, piegandosi solo nel finale agli attacchi di Rea e Van Der Mark.

Chaz Davies ha sulle spalle il peso delle aspettative di tutta la Ducati, dopo che Giugliano si è ritirato di nuovo nei primi giri per un problema tecnico mentre navigava nelle zone di media classifica. Purtroppo la stagione per gli uomini in rosso continua ad avere due facce. Da un lato c’è l’inglese che continua a fare punti pesantissimi e si conferma avversario di Rea per la lotta al titolo con una Panigale mai così in forma come quest’anno. Nell’altra metà del box continuano le difficoltà di Davide Giugliano, che fa un altro zero e mortifica l’ottima qualifica che lo vedeva terzo in griglia.

Anche in Honda possono sorridere nonostante la caduta di Van Der Mark, perché sul podio è salito il campione tanto atteso e che finora aveva mancato l’appuntamento con lo champagne più volte. Nicky Hayden ha beneficiato delle cadute dei vari Sykes, Guintoli e Van Der Mark, ma ha condotto una gara esemplare, girando costantemente come non aveva mai fatto in tutte le sessioni di prova. L’ex campione del mondo aveva bisogno di questo risultato per raddrizzare una stagione partita col piede sbagliato e questo podio può essere il primo step per una stagione in crescendo.

Semplicemente spettacolare il quarto posto conquistato da Leon Camier sulla Mv Agusta F4 che ha battuto Jordi Torres e un grande Lorenzo Savadori in sella alla Aprilia RSV4 dello Ioda Racing. L’inglese della Casa varesina ha concretizzato un risultato che va ben oltre le aspettative della vigilia, e testimonia quanto le difficoltà dell’azienda non stiano in alcun modo penalizzando l’attività in pista del Reparto Corse. Continua il momento sfortunato della Yamaha, che non va oltre l’ottavo posto di Alex Lowes.

Da notare che nei primi sei classificati del Gran Premio di Assen ci sono tre moto italiane, tutte estremamente diverse tra loro, a testimoniare la grandissima capacità degli italiani di applicare tecnologia ed esperienza in ambito moto a progetti tanto diversi tra loro. La Ducati punta da sempre sul bicilindrico ad L, la MV Agusta ha sposato la tecnologia del 4 in linea, senza paura di confronto con i blasonati propulsori giapponesi e l’Aprilia può ancora essere orgogliosa del proprio V4. Un propulsore che invidiano gli ingegneri di tutto il mondo ed è interamente made in Italy.

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