Red Bull Ring, confessioni di una pista pericolosa

RED BULL RING
@DUCATI PRESS

Cosa avrà pensato questo tracciato così particolare quando ha visto sfrecciare le MotoGP in lungo e largo per due giorni di test? Ecco la confessione del vero protagonista del test, il Red Bull Ring. Una pista pericolosa

Sono il circuito del Red Bull Ring. Ho una storia piuttosto intensa da raccontare. Per qualche anno sono caduto in malora, con quasi nessuno che si interessava a me. Eppure sono sempre stato certo di essere molto bello, di essere stato disegnato dalla natura prima che dall’uomo. Ma ultimamente la natura ha avuto a che fare con personaggi del calibro di Hermann Tilke e Bernie Ecclestone e davanti a cotanta follia anche l’Eau Rouge di Spa ha tremato.

Poi è arrivato un matto austriaco, un tizio che si chiama Dieter. So che ha fatto soldi vendendo acqua e zucchero. Ci ha aggiunto qualcosa che aveva a che fare con i tori o giù di lì. Insomma, non chiedetemi come ha fatto, ma so che ha funzionato alla grande. Evidentemente il Dieter di cui sopra deve avere anche una sorta di adorazione per i tori, visto che ne ha piazzato uno di dimensioni imbarazzanti sulla collina a destra, dove spesso si vedono tramonti spettacolari. E qui la natura vince, neanche Tilke ha speranze.

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Per non farla lunga, hanno iniziato a solleticare il mio asfalto dei mezzi a quattro ruote. Alcuni belli, altri meno. Hanno tagliato i miei cordoli le splendide DTM, i prototipi del WEC. Poi anche delle vetture Formula. Non credo che fossero F1, diamine quelle si che facevano rumore. Queste al massimo un rantolo di agonia. Elemento costante, su tante vetture c’è sempre fisso questo toro rosso. Ma avete qualche problema voi esseri umani, che li piazzate ovunque?

Dopo questa marea di quattro ruote, è arrivato il turno delle due. Prima sporadicamente, poi sempre più di frequente. Il boom c’è stato in questi due giorni, si vede che stanno preparando qualcosa di grosso. Penso una gara da come andavano forte. I piloti sono anche passati in scooter per il mio asfalto, e qualcuno ha fatto commenti non molto gentili. Mi hanno definita stretta, pericolosa, da modificare. Li ho lasciati parlare. In particolare uno che parlava inglese, ma che inglese non è. Mi sembra avesse il 27 sullo scooter. Uno scooter rosso, con il 27.


Non mi chiamavo ancora Red Bull Ring. Sarà passata una vita, ma ricordo come fosse ieri che qui ci correva una Ferrari. Una Ferrari di Formula 1, di quella vera intendo. C’era un ragazzo minuto, mi pare fosse canadese. Aveva il 27 sulla macchina e faceva sognare quando accarezzava le traiettorie in derapata. Spero che questo ragazzino abbia la stessa classe, ma non la stessa sfortuna.

Poi hanno smesso di parlare, ed hanno acceso i motori. Ecco la musica, ecco il rombo che amo. Ma siamo sicuri che siano solo 1000 di cilindrata queste bestie? Vanno che sembrano dei missili! Altro che quella Formula O, laddove la lettera O sta per Orrenda. Quando i primi ragazzacci hanno iniziato a spalancare il gas sui miei rettilinei ho sentito un brivido scuotermi i cordoli e le vie di fuga.

In particolare ce ne sono alcune che fanno più rumore delle altre. Sono rosse, ovviamente. Perchè il rosso è il colore della passione, della potenza. Sono italiane a quanto pare. Sono disegnate, progettate e costruite in Italia. Ma non sapevano fare solo le macchine? Per la miseria, queste moto rosse fanno paura. I ragazzi che le guidano sembrano domare una belva pronta a ferirli. Passa quello con il 4. Anzi no, ha sul cupolino 04. Ma che significa lo zero davanti? Neanche il tempo di pensarci ed arriva l’altro, quello con il 29. Guida bello incazzato, sembra che voglia a tutti i costi dimostrare di essere il più forte. Alla fine è anche il turno della rossa con il 27. Mentre sfreccia leggo sulla carena che è una Ducati. Mi sembra di vedere sul cupolino un nome ed una bandiera. Forse è australiana. Il nome è Stoner.

Quando gira lui, devo solo stare zitta. Sta danzando tra le curve. Mentre gli altri piloti giravano per la pista a piedi, mi è sembrato di capire che ci fosse molta voglia di vederlo girare, di capire quanto sarebbe andato forte. Ora che sta girando ho capito. Prima mi domandavo cosa potesse avere di così speciale questo Stoner sulla moto rossa con il 27. Vorrei potervi trasmettere l’emozione che ho provato a vederlo girare, ma diciamoci la verità. Sono solo una pista, non troverei le parole adatte. Posso dirvi che se ad un uomo emozionato viene la pelle d’oca, forse ad un circuito l’asfalto diventa più rugoso. Credo di non essermi mai sentito così rugoso nella mia mia lunga vita. O forse si, forse quel giorno che ci girava la Ferrari. Anche lei aveva il 27. Anche quel ragazzo faceva emozionare.

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Hanno continuato a dare gas sulla pista per due giorni, senza sosta. Ho visto un pò i tempi, perchè sono curioso. Mi piace sapere chi riesce ad interpretare meglio le mie traiettorie, chi capisce quali sono i miei segreti. Ho capito che queste moto rosse qui sono fortissime. Girano come non riescono a fare gli altri. Sarà il motore, l’elettronica o forse il telaio. Che volete che ne sappia io che sono solo una pista? Prima dicono che sono pericolosa, e poi violentano il gas come se non ci fosse un domani. Valli a capire quei matti dei piloti.

Alla fine della seconda giornata poi ho ricevuto la sfida. Il famoso ragazzo col 27 ha messo delle gomme particolarmente morbide, lo so per certo. Sono la pista su cui ha fatto girare quelle gomme, se non ne sono certa io non so proprio chi possa esserlo! La cosa mi ha un pò meravigliata, perchè per due giorni ho avuto la sensazione che non stesse mai spingendo la moto al massimo, che non stesse mai davvero cercando di battere gli altri.

Ma quando è sceso in pista con le gomme “speciali” ho capito subito. Ha iniziato a spingere, ed io mi sono ricordata di quell’offesa, di quella frase condita da una foto non proprio gentilissima. Forse il ragazzo preferisce Tilke? Forse preferisce dimenticare che la storia delle corse l’hanno scritta le piste di Monza, Montecarlo e Spa? Sicure non lo sono mai state. Ma meravigliosamente affascinanti si. E così ho pensato di dargli una lezione. Ho pensato di non dargli questa soddisfazione. Lo ammetto, è colpa mia. Solo dopo ho scoperto che erano quattro anni che non cadeva con una MotoGP. L’ultima volta era stato tradito da un comando del gas, su un’altra pista di quelle che Tilke le vede come un anatema. Suzuka, che magnifico teatro naturale.

All’inizio ho quasi sorriso, mi è scappato un ghigno di soddisfazione sul rettilineo. E così sei caduto? E così io che sono pericolosa ti ho tradito? Poi è rientrato nei box. Era un pò mogio, si vedeva che gli era dispiaciuto rovinare una moto rossa e bellissima. Si vedeva che aveva una luce strana negli occhi.

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Era già sera, le serrande abbassate. Ero come sempre lì ad ascoltare tutto e tutti. L’ho sentito parlare con un giornalista. Ha detto una frase che mi ha ferito profondamente: “No, non ho cambiato idea. Non correrò nessuna wild card qui in Austria“. Un brivido ha scosso le mie traiettorie. Mi sono sentita in colpa, mi sono sentita come se con quel mio piccolo gesto di rabbia potessi aver inciso sulla decisione. Poi ho sentito i giornalisti parlare tra loro, ed in effetti erano in pochi a sperarci davvero ma in tanti a volerlo con tutto il cuore in gara.

Io l’ho visto girare, ho seguito le sue traiettorie, mi sono emozionata per le sue derapate. E solo ora capisco perchè volevano vederlo girare e perchè tutti ci sono rimasti così male quando ha confermato che non avrebbe corso. Quando un pilota magico porta al limite un mezzo meccanico che è rosso, è nato in Italia, ed ha il 27 sul cupolino, succede sempre qualcosa di speciale.

Mi sarei divertita anche io a vederlo correre con gli altri, lo ammetto. E mi dispiace se anche in minima parte l’ho spaventato. Forse se non fosse caduto. Forse se le mie vie di fuga fossero state più grandi, non posso farci niente. Non mi ha disegnata Tilke. Mi ha disegnata Madre Natura. Vi garantisco che anche lei è una grande appassionata. Basta guardare le Arrabbiate al Mugello per averne conferma. Se mi ha fatta così, evidentemente così devo essere. E lei ha sempre ragione.

In ogni caso, ti chiedo scusa Casey Stoner. Non volevo tirarti quel colpo basso. Ti aspetto presto, spero che potremo fare pace in futuro. E soprattutto spero di vederti di nuovo accarezzare le mie traiettorie ed il mio asfalto rugoso come solo tu sai fare.

Il Red Bull Ring. Una pista che hai definito pericolosa, ma che ti ama alla follia.

9 Commenti

  1. Come si scrive una Poesia? A volte in endecasillabi, a volte in rima, a volte in versi sciolti:
    ma quando si scrive col cuore non importa se é scritta in versi o in prosa , perché parla
    direttamente al cuore di chi la legge : il mio si é commosso tantissimo. Grazie Marco!