SBK 2000 vs SBK 2017: ecco quanto sono cambiate le regine del mondiale

sbk 2000

Una gallery dedicata alle regine del mondiale SBK. Mettiamo accanto le moto impegnate nel 2000 e confrontiamole con le nipotine, le moto schierate oggi in griglia. Troverete qualche sorpresa

Le splendide regine della SBK sono cambiate moltissimo dal 2000 ad oggi. Il regolamento è stato stravolto più di una volta, eppure se confrontiamo i modelli che correvano con Carl Fogarty, Colin Edwards e Noriyuki Haga con gli attuali, troveremo che alcune Case sono rimaste sostanzialmente fedeli al proprio DNA, mentre altre hanno intrapreso altre strade. Partiamo dalla Ducati. Tra la Panigale che lotta per il mondiale con Davies e la 996 di Fogarty, cambiano moltissimi aspetti. Eppure almeno tre elementi sono in comune ai due modelli. Hanno entrambe un propulsore bicilindrico e la distribuzione desmodromica, ed inoltre condividono il forcellone monobraccio, soluzione introdotta da Honda proprio in SBK con la RC30 e ripresa magistralmente da Tamburini con la 916.

Restando in Italia e paragonando la RSV 1000 con cui correva Troy Corser alla RSV4 di Lorenzo Savadori, troveremo tutta l’evoluzione di una Casa. Si è passati da un bicilindrico fornito da Rotax e sviluppato su specifiche di Aprilia ad un magnifico V4 interamente nato e cresciuto a Noale, che è il cuore pulsante di una moto nata nel 2009 ma ancora splendida. Maggiori punti di contatto si trovano dalle parti di Iwata, ed osservando da vicino la R7 di Haga e la R1 di Lowes. Entrambe 4 cilindri in linea, la grandissima differenza è nella fasatura cross-plane dell’ultima evoluzione della sportiva per eccellenza di Yamaha. Un marchio di fabbrica ereditato dalla MotoGP e adottato anche in SBK dal 2009.

Anche la Mv Agusta F4 già correva in SBK nei primi anni 2000, anche se in realtà la F4 portata in gara anche nel mondiale dal mitico Andrea Mazzali era un prototipo di 750 con un motore 1000, che correva grazie a concessioni di ogni genere ed ha permesso ai tecnici di Varese di fare esperienza su quel motore. La filosofia di MV è palese in ogni aspetto delle due moto, che sembrano davvero disegnate dalla stessa mano. Un modo per dimostrare che si può restare sè stessi anche dopo quasi venti anni, e le prestazioni di Leon Camier suggeriscono che la formula è ancora validissima.

Anche Kawasaki è rimasta fedele alle linee tracciate dalla Ninja 750 che portava in gara Akira Yanagawa. Una mitica 4 cilindri che nonostante il peso degli anni, è rimasta competitiva in SBK per tantissimo tempo, e si è tramutata nella primissima versione MotoGP di Akashi, e poi nell’attuale stirpe di sportive verdi. Due mondi molto lontani sono invece la Honda VTR SP-W che permise a Colin Edwards di battere la Ducati ad armi pari e l’attuale sportiva di punta, ovvero la CBR SP2. Bicilindrico contro quattro cilindri. E la grandissima differenza tra le due moto è che la VTR schierata in gara era un vero prototipo, sviluppato da HRC con l’unica missione di battere Ducati. In pista andava forte solo la moto di Edwards tra le Honda schierate, e ne sa qualcosa il buon Oscar Rumi. Oggi la CBR è affidata a Ten Kate, ed in questa stagione gli è stata consegnata talmente tardi da non aver completato il programma di test e sviluppo. Entrambe provenienti da Tokyo, ma con storie molto diverse tra loro.