SBK, spettacolo a Phillip Island: merito del nuovo regolamento di Dorna?

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La doppietta di Marco Melandri in Australia è stata il culmine di due manche davvero spettacolari. Ci si domanda se la strada imboccata dalla SBK sia quella giusta per tornare ai tempi d’oro

L’enorme massa di critiche mosse alla Dorna a causa del nuovo regolamento SBK in vigore dal 2018 è stata rispedita ai singoli mittenti dalle spettacolari due manches inaugurali di Phillip Island. La doppia vittoria di Marco Melandri è stata condita da una bellissima lotta in entrambe le frazioni che ha coinvolto tanti piloti e moto diverse, con un treno di moto che ha ricordato in alcuni frangenti quello che negli anni d’oro della SBK era la norma. Sono cambiati i nomi, sono cambiate le moto, ma era normale nei primi 2000 godersi lo spettacolo che abbiamo avuto la fortuna di vivere nelle due manche inaugurali del 2018. All’epoca c’era Bayliss in sella alla Ducati che affrontava Edwards sulla Honda. Ma c’erano anche Haga sulla Yamaha R7, Yanagawa sulla mitica ZX-7r, Frankie Chili sulla gialla Suzuki Alstare gestita da Francois Batta. Poi c’erano tanti privati che spesso si insinuavano nel gruppetto di testa, come Hodgson e Toseland con le Ducati del Team GSE. Capitava anche di vivere l’impresa assoluta, come quella di Tony Gobert proprio a Phillip Island in sella alla Bimota nel 2000.

Se ripensiamo al trenino di piloti che hanno animato le prime due frazioni del 2018, possiamo trovare moltissime analogie. Ovviamente ci sono piloti e squadre più in forma, c’è il Cannibale Jonathan Rea che di certo ha semplicemente avuto una piccola battuta d’arresto, ma di fatto questo mondiale SBK è iniziato come meglio non poteva fare. Il podio di Fores potrebbe dimostrare che con un buon team privato e una buona moto si può competere per il top, la crescita di Leon Camier in sella alla Honda suggerisce che anche il gigante di Tokyo sarà presto della partita. I duelli impressionanti che hanno visto protagonisti Van Der Mark e Lowes hanno mostrato una Yamaha in gran spolvero e due talenti affamati in sella. Insomma gli ingredienti per un grande spettacolo ci sono tutti, la formula sembra indovinata.

Eppure c’è un ma grande come un palazzo della City di Londra. Il dubbio è legato al tracciato su cui si sono svolte le due manche che hanno aperto il mondiale 2018, ovvero la magnifica Phillip Island. La pista australiana è senza dubbio uno degli scenari più magnificenti su cui si possa correre in moto. Lo sfondo del mare, curvoni velocissimi che premiano il talento e il coraggio dei piloti. Un mix perfetto tra tutti i migliori elementi presenti su altre piste mondiali fanno di Phillip Island un teatro assolutamente unico. Ma la sua unicità, rende anche molto difficile valutare le prestazioni delle moto su questa pista e sarebbe un errore molto grave presumere che quanto visto nel primo round sia la rappresentazione perfetta dei valori in campo che saranno presenti per tutto il 2018.

Le particolari caratteristiche del tracciato, premiano anche in modo molto evidente il feeling tra il singolo pilota e la pista. Quando correva in MotoGP, Casey Stoner è stato il padrone assoluto di Phillip Island con qualsiasi moto abbia corso. Il migliore, semplicemente imbattibile. Marco Melandri aveva vinto qui in 125 GP nel 1999. Poi si è ripetuto in sella all’Aprilia RS250 nel 2002. Il successo è poi tornato per Melandri in Australia nel 2006, con la scena della fantastica derapata sul rettilineo di arrivo che ha fatto il giro del mondo. Ad arricchire questo palmares personale sul tracciato, è arrivata anche la doppietta del round di apertura SBK 2018 in sella alla Panigale che si va ad unire a tutti i podi raccolti in SBK su questa pista, almeno uno per stagione corsa. In pratica Melandri ha vinto a Phillip Island ed è finito sul podio in ogni categoria in cui ha corso, quindi appare chiaro che questo sia un tracciato con cui ha un feeling particolare.

Oltre a Melandri c’è anche da ricordare che Leon Camier a Phillip Island si è sempre reso protagonista di prestazioni mostruose in sella alla MV Agusta F4 su questa pista, e ogni volta è apparso chiaro che il contributo del britannico in quelle prestazioni fosse determinante. La Honda è cresciuta e su questo non ci sono molti dubbi, ma non si deve prendere per verità assoluta che ormai sia tornata ai livelli che dovrebbero competere alla HRC.

Anche la prestazione di Xavi Fores in sella alla Panigale privata potrebbe far credere che il regolamento sia stato in grado da solo di avvicinare il livello delle moto e consentire ad un team privato di lottare regolarmente per il podio. La Ducati Panigale V2 ha sempre avuto un grandissimo rapporto con Phillip Island, sin dalla sua prima apparizione in gara targata 2013. In quella circostanza, a dispetto di un progetto innovativo e che necessitava di grandi sviluppi, lo spagnolo Carlos Checa riuscì a conquistare la pole position del round di apertura del mondiale, contro ogni pronostico. Probabilmente lo spagnolo ci mise tanta della sua immensa classe, ma di certo anche una Panigale che all’epoca poteva definirsi acerba, per usare un eufemismo, fece la sua parte.

Quindi la verità è che non c’è ancora una conferma riguardo il buon funzionamento del nuovo regolamento, non si sa ancora con certezza se le due manche di Phillip Island sono state il perfetto aperitivo per una stagione spettacolare oppure si tramuteranno nella mosca bianca del 2018. Ovviamente tutti gli appassionati sperano che la Dorna abbia indovinato la formula restituendo lo spettacolo vero alla SBK. Saranno solo le prossime gare a darci qualche indicazione più precisa, permettendoci di capire quale sia la realtà e che tipo di stagione vivremo. Intanto da appassionati italiani, godiamoci quella meravigliosa classifica iridata in cui il nostro Marco Melandri guarda tutti dall’alto dei suoi 50 meritatissimi punti.