Piste nel fango o nel deserto? Questione di soldi

PISTE MONDIALI
@KTM- PH. RAY ARCHER

I massimi campionati motociclistici hanno da tempo abbandonato alcuni templi sacri del Motorsport per correre in posti senza storia, ma carichi di soldi

La brutta figura rimediata dal mondiale di Motocross naufragato nel mare di fango e temporali monsonici di Pangkal Pinang in Indonesia, ci fa riflettere sulla moderna malsana tendenza di voler spostare i mondiali di Moto sia Cross che Velocità in paesi e nazioni che niente hanno a che vedere con una vera tradizione motociclistica. Paesi ricchi ed emergenti che cercano di attirare l’attenzione mondiale organizzando gare internazionali. Quindi l’unica motivazione reale per organizzare gare mondiali in questi paesi è data esclusivamente dalla volontà di voler incassare molto di più rispetto alle piste tradizionali.

E il risultato è davvero sconcertante a causa dei fusi orari e per la difficoltà degli appassionati di seguire il loro sport in teatri artificiali e molto distanti dalla realtà dove vengono praticati e seguiti. Far partire un Mondiale di Cross in paesi assurdi come Qatar o Indonesia è un vero schiaffo per i duri e puri motocrossisti che si aspettano solo piste vere con salde tradizioni in paesi che hanno una storia in questo Sport.

Non solo nel Cross si manifesta questo problema perché anche la SBK ha messo in Calendario almeno due prove in paesi che non hanno nessuna tradizione attinente alle Moto HyperSport. La prossima tappa infatti sarà in Thailandia e la gara finale del mondiale si disputerà nel deserto del Qatar, mentre piste leggendarie e storiche come Brands Hatch sono state cancellate dal calendario. E se pensiamo che paesi con salde tradizioni motociclistiche come Spagna Francia e Germania hanno messo in calendario tracciati poco affascinanti come il Lausitz, Aragon, o Magny Cours abbandonando piste più storiche e apprezzate, il quadro si fa completo.

Secondo noi è necessario tornare alle tradizioni e riportare il Cross e la SBK sulle vere piste storiche che hanno costruito la fortuna di questi campionati che non hanno bisogno di esplorare nuovi orizzonti e paesi sconosciuti.