Stoner back in action, Honda no satisfaction

Stoner back in action

Il ritorno alle gare di Casey Stoner alla 8 Ore di Suzuka tra talento, velocità e sfortuna

Quest’anno abbiamo assistito al ritorno alle competizioni di tre campioni assoluti dello sport motociclistico. Troy Bayliss ha sorpreso il mondo, sostituendo l’infortunato Giugliano a Phillip Island per il round inaugurale del campionato WSBK 2015 e in quello successivo in Thailandia. E’ poi toccato a Max Biaggi rimettersi in gioco, accettando la sfida di rientrare in gara in SBK con la RSV4 a Misano e provando talmente gusto nell’esperienza da volerla ripetere a Sepang, in occasione del round malese del WSBK. I due piloti protagonisti di questi rientri valgono da soli qualcosa come nove titoli mondiali, tra Motomondiale e SBK e hanno mantenuto anche da pensionati un seguito vivissimo di tifosi innamorati.

Eppure il rientro più atteso, quello di cui si è certamente parlato di più sui media, sui social e in tv, riguarda il back in action dell’australiano Casey Stoner, pilota vincente visti i due titoli MotoGP ma anche molto controverso. Il pilota di Curri Curri è un personaggio capace di dividere i tifosi tra coloro che lo adorano ed altri che non lo sopportano affatto. Estremo in tutto, nella guida, nelle scelte, nelle parole. Un pilota che ha sempre mostrato di non gradire le mezze misure che ha sempre sparato a zero sugli aspetti della vita da pilota che non gradiva. Alcuni hanno scambiato questa sincerità quasi spiazzante per ingratitudine verso il mondo che gli ha regalato fama, successi e anche un invidiabile conto in banca.

Altri hanno sempre osannato l’australiano per la capacità di distinguersi con le sue parole in un mondo spesso troppo politically correct qual è diventato il Motomondiale secondo Dorna. Quello che è certo, è che il suo rientro in gara in occasione della 8 Ore di Suzuka in sella ad una CBR1000 del Team Harc, ha generato grandissima attesa, mettendo la competizione al centro di un’attenzione mediatica insolita per una Gara Endurance.

Ogni passo di Casey in sella alla CBR, dai test alle prove libere e passando per la Superpole, è stato seguito con attenzione da tutti, sostenitori e non dell’australiano. E una serie di sfortunati eventi, hanno regalato il colpo di scena che proprio i denigratori stavano aspettando. Allo scadere della prima ora di gara, Takahashi riporta la CBR del Team al box, dove Stoner è pronto a dare il cambio e tornare in pista durante una gara ufficiale dopo il ritiro del 2012.

Stoner mostra subito che il talento è intatto e che il pescatore non ha ancora preso il posto del pilota. Il polso destro è ancora in grado di distinguere un comando del gas da un mulinello di una canna da pesca. L’australiano entra in pista e passa la Honda gemella del Team TSR FCC all’esterno prendendo presto il comando della gara. Inizia subito a martellare giri veloci e appare chiaro che il proprio ruolo in squadra sia quello di fare da lepre per riconsegnare la moto al Team Mate Van Der Mark con un cospicuo vantaggio sugli inseguitori e soprattutto tentare di arginare la R1 del Team Yamaha Factory che sta martellando giri veloci in sequenza.

Ma qualcosa va storto. Sono passati pochi giri e Stoner arriva all’Hairpin, il tornantino in cui Pol Espargarò è incappato in una bruttissima caduta durante le prove facendo letteralmente a pezzi la moto. Non sembra fare nulla di diverso dai giri precedenti ma le immagini che si susseguono in tv sono terrificanti. Casey inizia a piegare la moto andando palesemente fuori traiettoria ed entrando velocissimo nella via di fuga all’esterno. Appena la moto entra con la ruota anteriore sull’erba, Stoner cade e la moto inizia una lunga carambola rimbalzando all’unisono con il pilota. Nonostante la velocità e il brutto angolo di impatto, l’incidente è spettacolare ma ad un primo sguardo, non troppo grave per il pilota.

Le reazioni sul web sono immediate. La caduta avviene verso le 5 del mattino e su Twitter e Facebook inizia un mezzo putiferio, mostrando quanti appassionati stessero seguendo la gara in diretta. Questa è un’ulteriore dimostrazione di quanta attesa ci fosse attorno a questa 8 Ore ed in particolare a Stoner. C’è addirittura qualche genio che pensa ad un gesto volontario di Stoner, per punire la Honda riguardo la questione Pedrosa – Austin, in cui negò all’australiano la wild card in MotoGP. In Italia sono le 5, speriamo sia solo colpa di neuroni assonnati e in palese difficoltà sinaptica.

Le notizie inizialmente sono confuse. La causa della caduta non è chiara. I primi filmati che vengono diffusi, sono senza audio e si vede solo la moto proiettarsi nella via di fuga a velocità altissima. Associando la velocità tenuta dal pilota australiano nei suoi primi giri alla caduta, è facile imputare ad un eccesso di foga ed entusiasmo del cangurotto l’incidente. Alcuni media che sembrano avere un conto in sospeso con Casey si lanciano in denigrazioni quanto meno precipitose e il popolo del web esplode in tifosi pro e contro che si esprimono in maniera fortissima. La gara è lunga e la verità sull’incidente prende contorni sempre più chiari mano a mano che le informazioni diventano più consistenti. Il primo a chiarire che l’incidente è stato causato da un problema tecnico è proprio Casey. Con un tweet direttamente dai box, Stoner si fa immortalare con la gamba ingessata e una fascia a mantenere il braccio destro. La diagnosi consiste in due fratture a scapola e tibia. Ma la cosa interessante del tweet non è la foto, bensì il testo.

Well my #Suzuka8H ended spectacularly! Stuck Throttle = Broken Scapula + Fractured Tibia and a few more tweaks. Sucks!

Letteralmente: Bene la mia 8 Ore è finita in modo spettacolare! Acceleratore bloccato = Scapola e tibia fratturate e qualche altra feritina. Fanculo!

Nel frattempo si trovano altri video dell’incidente in cui l’audio è nitido e si sente benissimo la moto arrivare in curva al limitatore, come se avesse il gas spalancato. A questo punto prende posizione la Honda, che in un comunicato ufficiale dichiara finita la gara del Team Mushashi HRC ma non fa accenni di alcun tipo su eventuali problemi tecnici. La storia della HRC ha già vissuto una parentesi tristissima a Suzuka, con la morte del samurai Daijiro Kato nel 2003 in sella alla RCV 213v del Team Gresini. Su quell’incidente non è mai stata fatta completa chiarezza ma tantissimi presenti giurarono che la moto impattò il muretto a gas totalmente spalancato. La verità su quell’incidente non è mai venuta totalmente a galla e non c’è mai stato nessun filmato ad avallare o smentire questa ipotesi.

Sul web le illazioni si susseguono, sempre equamente divise tra quelli che continuano a dare la colpa a Casey e quelli che sono certi che a causare la caduta sia stato un problema tecnico. Passano le ore e la morfologia del circuito non aiuta. Suzuka infatti non ha alcun percorso interno e la Hairpin si trova esattamente nel punto opposto rispetto ai box. Per riportare la CBR di Stoner in Pit lane bisogna attendere la fine della gara e poi valutare la moto ed eventuali problemi tecnici. Ed è a questo punto che la HRC mostra grandissima responsabilità, assumendosi ogni colpa sull’accaduto. In un comunicato dichiara che dalle analisi sulla moto, è emerso un problema al gas, bloccato a ben 26 gradi, rendendo impossibile qualsiasi manovra di salvataggio da parte del pilota. Casey ha avuto la prontezza di piegare la moto e non entrare con un angolo ancora più pericoloso nella via di fuga. Ma in quel punto non ha avuto il tempo di fare null’altro che cercare di limitare i danni di una caduta inevitabile.

Una volta chiarita la verità sull’incidente, gli animi sul web si calmano e coloro che avevano in maniera affrettata condannato l’australiano per troppa foga tornano sui propri passi. Un plauso va senza dubbio alla Honda, che si assume piena responsabilità sull’incidente. E anche a Casey che pur non colpevole, chiede scusa al Team e ai propri compagni di squadra per la caduta.

Il bilancio di questa partecipazione alla 8 ore di Suzuka da parte dell’australiano si chiude con due fratture ed un ritiro all’inizio della seconda ora di gara su otto. Ma di certo, il vero fallimento non è del pilota, bensì tutto della Honda. Che la Yamaha R1 fosse velocissima, era chiaro. La Honda voleva contrastarla con due assi nella manica e cioè il talento di Stoner ed un’affidabilità a prova di bomba. Quando è caduto, Stoner era in testa e stava correndo benissimo, non avendo commesso mai un errore o la minima sbavatura tra test, prove e qualifiche. Decisamente, una delle due armi schierate dalla Honda non ha funzionato e non aveva passaporto australiano, bensì giapponese.

Una piccola chicca finale, riguarda il destino che in certe circostanze dimostra un senso dell’umorismo degno dei migliori sceneggiatori di Hollywood. Il punto in cui si ferma la moto di Casey è esattamente lo stesso in cui la VTR SP-W di Valentino Rossi scivolò, nella prima partecipazione dell’italiano alla gara endurance del 2000. Rossi si è rifatto nell’anno successivo e sarebbe bello vedere Stoner tentare la rivincita nel 2016.

Ci sarà tanto da scrivere e da parlare su questo rientro incompiuto che lascia tanta curiosità. Questa 8 Ore di Suzuka ha avuto un sapore decisamente amaro per Casey Stoner ma l’australiano è uno duro. Casey ha sempre sottolineato come questo ritorno sia stato solo one shot, dimostrandosi disinteressato ad un rientro a tempo pieno. Forse l’avventura di Suzuka e l’adrenalina delle gare gli hanno fatto tornare la voglia di mettersi in gioco. A sperare che l’australiano ci ripensi sono in tantissimi e vanno dai tifosi sparsi in giro per il mondo, ai principali inquilini dei mari nei pressi di Sydney. Dopotutto, se Casey vale come pescatore un decimo di quanto vale da pilota, sarà una temutissima celebrità tra i pesci australiani che tifano decisamente tutti per un suo rientro alle gare.

3 Commenti