Suzuka 1990: La vendetta di Ayrton Senna su Alain Prost

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Alain Prost ed Ayrton Senna hanno dato vita ad uno dei confronti più rusticani della storia della F1. Suzuka nel 1990 fu teatro della più magistrale tra le vendette nella storia del Motorsport

Quentin Tarantino è un mito della cinematografia moderna, ed ha spesso affrontato un preciso tema nelle sue pellicole. Il regista ha messo molte volte la vendetta al centro delle sue pellicole. L’ha fatto con la temibile sposa, una iconica Uma Thurman armata di Katana e vestita in tuta gialla, determinata a vendicarsi del torto subito da Bill. L’ha fatto con il racconto di Django, la vendetta di un uomo a cui era stato strappato tutto, tranne l’anima. Tarantino ha anche permesso ad un ebreo folle di svuotare diversi caricatori di Uzi sulla pelle di Adolf Hitler in un cinema. La vendetta del cinema sulla storia raccontata in Bastardi senza gloria.

Proprio Kill Bill, la più celebre forse tra le vendette raccontate al cinema, inizia con una precisa frase. La frase è un omaggio di Quentin Tarantino alla fantascienza, una delle infinite fonti della sua immensa conoscenza cinematografica. La frase è questa: ”La vendetta è un piatto che va servito freddo. Potrebbe sembrare un antico proverbio cinese, oppure una massima di Giulio Cesare. In realtà subito dopo la frase, appare sullo schermo del cinema la corretta provenienza di questa perla. “Antico proverbio Klingon”. Tarantino ha utilizzato dunque un proverbio di una razza aliena, il cui unico scopo nella vita è combattere qualsiasi forma di vita, per fare da incipit alla sanguinosa vendetta della “The Bride”, la sposa Uma Thurman.

Ma questa frase avrebbe potuto fare da perfetto incipit anche ad un’altra storia. Una storia che non ha a che fare con il cinema, ma che di cinematograficamente spettacolare ha il DNA. Una storia che vede protagonisti due piloti, senza dubbio tra i più grandi della storia. Un brasiliano ed un francese. Una macchina bianca e rossa spinta da un motore giapponese contro una vettura di un rosso passione, spinta da dodici cilindri di italica progenie.

La frase Klingon che probabilmente agitava le notti di Kirk e Spock, sarebbe stata il perfetto team radio del brasiliano, pronunciato appena venti secondi dopo lo start del Gran Premio del Giappone a Suzuka del 1990. Perché la storia che raccontiamo è esattamente questo. Una vendetta, consumata dopo un anno, con un tempismo ed una modalità di esecuzione degne del miglior film di Tarantino. La vendetta di Ayrton Senna su Alain Prost.

Nel 1989 sulla stessa pista i due rivali erano giunti allo scontro fisico, con il francese che aveva letteralmente fregato il brasiliano trascinandolo fuori pista. Una manovra crudele, più che cattiva. Una mossa sporca, lavata con sapienza dal presidente della FIA, che all’epoca era un tizio francese di nome Jean Marie Balestre innamorato di Alain Prost e poco incline a frequentare il carnevale di Rio.

GP SUZUKA 1989
GP SUZUKA 1989

Il brasiliano aveva incassato il colpo, durissimo. Il francese era migrato verso la Ferrari, consapevole di non avere alcuna speranza di battere il rivale paulista ad armi pari. Ayrton partì nel 1990 forte di una rabbia incredibile, che lo spinse a commettere alcuni errori in campionato, mentre il francese regalò il sorriso agli uomini in rosso con una stagione sontuosa, condita da cinque successi di tappa, che gli consentirono di tenere la scia del brasiliano fino a Suzuka, penultimo GP della stagione e potenziale punto di svolta del mondiale.

Senna prese il via delle libere a Suzuka forte di un vantaggio di nove punti sul rivale, in un’epoca in cui il vincitore di tappa raccoglieva un bottino esattamente identico a questo valore. Ma l’inerzia del campionato sembrava volgere in direzione Maranello nella seconda metà del campionato, ed anche un vantaggio di una gara piena, con due ancora da disputare, non permetteva ad Ayrton di essere sereno. Così il brasiliano pensò bene di non fare troppi calcoli, conquistando al sabato una pole position di forza proprio davanti al rivale francese in rosso. Alain Prost riuscì a contenere il distacco da Magic Senna in poco meno di tre decimi di secondo, il che si potrebbe già considerare un’impresa. Tuttavia il vero colpo magico, lo fece il già menzionato presidentissimo Balestre, che pensò bene di rimescolare le carte in tavola quel tanto per regalare un mal di testa in più a Ron Dennis, un uomo dal fegato ormai consunto dopo due anni di convivenza in McLaren tra Senna e Prost.

Il colpo magico di cui sopra, fu eseguito con velocità e tempismo piuttosto sospetti. La direzione gara decise infatti di spostare la fila “dispari” dei partenti al Gran Premio sul lato destro della pista, ovvero il lato interno della pista. Ovvero il lato sporco. Sporco come fu definita questa manovra dallo stesso Ayrton Senna, che si ritrovò mortificato anche il vantaggio di partire dalla pole position grazie ai probabili buoni uffici di Balestre. Questa decisione turbò profondamente il brasiliano, che ancora sentiva il fuoco della rabbia per il titolo 1989 strappato dalle sue mani e consegnato in quelle dell’odiatissimo rivale Alain Prost. Il brasiliano non risparmiò attacchi pubblici, utilizzando la stampa per influenzare l’opinione pubblica e mettendo in pratica un’opera che anni dopo è stata probabilmente perfezionata da un certo Valentino Rossi, primo pilota del motomondiale capace di comprendere questa delicata e fondamentale arte, utile alla creazione del mito.

Ayrton diede la completa responsabilità della decisione di invertire le linee di partenza, consegnando un innegabile vantaggio a Prost, al solo Jean Marie Balestre. Ed ecco che nella nostra storia entra in scena la frase, ecco che fa il suo ingresso in sala, mentre le luci sono spente e l’attenzione del pubblico è tutta per lo schermo, la vera protagonista della vicenda. La vendetta.

Senna ha già deciso come andranno le cose, già è consapevole di quello che accadrà. Probabilmente si sta già gustando il pur freddo piatto prelibato, prima ancora di sedere a tavola. Il tutto si svolge in meno di venti secondi. Le vetture si allineano. Il semaforo si spegne. Alain Prost scatta meglio, forte del grip proveniente dal lato buono della pista e passa Ayrton Senna, all’esterno della prima curva di Suzuka. Una curva da pelo, di quelle che si fanno in pieno solo se sei un pilota, e non un quasi pilota.

La traiettoria è unica, non c’è spazio per una Ferrari ed una McLaren. Non c’è spazio per Alain Prost ed Ayrton Senna. Il francese cerca di passare del tutto il brasiliano, ma la pole position di Ayrton gli ha comunque regalato qualche metro di pista in meno da percorrere prima dell’ingresso in curva. La Ferrari è completamente davanti alla McLaren, ma Senna non alza il piede neanche per un istante e punta deciso l’interno della traiettoria, incuneando verso l’inevitabile incrocio di traiettoria con Prost. Alain inizia a chiudere la curva ed è chiaro a tutto il mondo che Ayrton non solleverà il piede. E’ chiaro a tutti che la sua ala anteriore andrà ad impattare con il lato destro della vettura di Prost. E’ anche chiaro a tutti che il mondiale è finito, che nonostante la sua magia, Jean Marie Balestre dovrà incoronare Ayrton campione del mondo.

Un uomo brasiliano dall’anima evidentemente Klingon. Un uomo che ha probabilmente pronunciato quella frase nella sua testa, pur non avendo mai visto un episodio di Star Trek in vita sua. “Mio caro Alain, la vendetta è un piatto che va servito freddo”. Non avrà utilizzato una Katana, ma l’ala anteriore della sua McLaren ha svolto perfettamente il suo compito. E siamo tutti certi che Hattori Hanzo all’epoca non prestasse servizio dalle parti di Woking.