The Tourist Trophy Experience

Tourist Trophy

Nel mondo dei motori ci sono nomi che scuotono l’anima e fanno tremare i polsi. Luoghi in cui si è scritta la Storia del Racing, pagine fitte di duelli, coraggio e passione. Il Tourist Trophy è uno di questi

Le Mans, Indianapolis, Montecarlo. Li pronunci e qualsiasi appassionato associa al suono di questi nomi il rombo dei motori. Il rombo della McLaren di Senna mentre sbuca fuori dal tunnel e si lancia verso una chicane da pennellare. Il lungo serpentone di prototipi che affronta la curva in salita passando sotto il ponte Dunlop e poi si lancia verso il rettilineo dell’Hunaudiéres. Un arrivo in volata a 370 km/h dopo una lotta di nervi, quattro curve che cambiano ad ogni giro e il vincitore che all’arrivo indossa la corona e beve il litro di latte migliore della sua vita.

Se c’è però un nome che più di ogni altro fa sognare è Man, Isola di Man. Un nome dolce come il miele e pericoloso come un coltello ben affilato. Un nome che da solo fa pensare al coraggio, alla follia, alla passione.

Una corsa: il Tourist Trophy, uguale a sè stessa da sempre. Ogni motociclista appassionato ha visto i filmati che riprendono quei magici piloti sfiorare muretti e marciapiede a velocità impensabili. Piegare la moto mentre all’esterno della curva c’è un grazioso cottage e non una confortevole distesa di ghiaia. Qui il termine “via di fuga” non è contemplato. Gli uomini che decidono di correre non fuggono da niente, hanno deciso di affrontare tutto e non hanno paura. Utilizzano l’adrenalina per concentrarsi e per evitare gli errori che qui si pagano carissimi. Al cambio attuale, una scivolata a Glen Helen è pagata come cento scivolate al Carro di Misano.

Ho deciso di andare a vedere questo spettacolo di persona, perché ho capito che i filmati non bastavano. Pensavo di andare a vedere una gara di moto. Diversa, particolare, unica. Ma pur sempre una gara di moto. Quello che ho vissuto invece è andato ben oltre questa semplice aspettativa.

In sella, moto carica come un mulo, affronto l’Italia. Passo la Svizzera e attraverso la Francia lungo la regione di Champagne fino a Calais. Non si direbbe, ma ho già percorso 2300 km e nei miei occhi restano impresse le immagini della bellissima campagna francese che non ho potuto godermi come avrei voluto. Ma il tempo è tiranno e ho solo 9 giorni a mia disposizione. Passo la Manica di mattina, all’alba. Il treno è uno spettacolo, sali e ti accolgono in francese invitandoti a spegnere la moto. Scendi dal treno e ti dicono “you’re welcome”. Leggi i cartelli, Londra si avvicina. Lungo la strada un imprevisto. Un magnifico imprevisto. Non è un cartello stradale, sembra di più una bellissima ragazza ammiccante. Sono già in ritardo, quindi non dovrei cedere alla tentazione. Ma è così bella, così romantica. Si chiama Brands Hatch. La chiamo Brenda e la seguo. Per un’ora mi faccio cullare dal mondo delle Sunday Races inglesi, le gare per club. Il paddock trasuda passione, all’ingresso ho detto che ero di passaggio. Mi fanno entrare in quel tempio della velocità e mi fanno sentire a casa. Un commissario gentile tiene casco e zaino. Io giro tra le auto e prendo un caffè all’Hailwood. Emozione a mille e ancora non sono a Man. Saluto Brenda con affetto ed in serata raggiungo Lancaster, a pochi minuti dal porto di Heysham. Ho il tempo per una birra, passeggiando per le stradine della città e guardando le mura medievali perfettamente conservate. L’albergo è a pochi km dal porto e al mattino incrociamo tante moto. Colazione al volo e siamo in fila per salire sul traghetto. La fila di moto è enorme ma è tutto organizzatissimo. In pochi minuti siamo a bordo. Moto assicurata e protetta da gommapiuma da tutte le parti. Si vede che amano le moto: trattano tutti la mia come se fosse sacra. Siamo fortunati, il meteo è semplicemente fantastico. Il passaggio è piacevole e quando all’orizzonte inizia a disegnarsi il contorno dell’isola l’emozione prende il sopravvento ed il cuore va palesemente in fuori giri. Tutti iniziano a raggiungere la propria moto e mi rendo conto che hanno riempito la pancia di quel traghetto oltre le mie aspettative. Quando si abbassa la rampa, ti senti finalmente arrivato a Man. Il cartello che ti accoglie recita: ”Questa è l’Isola di Man. Se c’è qualche nostra tradizione o abitudine che non vi piace, c’è un traghetto che parte ogni mattina”. Direi che hanno messo in chiaro tutto in modo sintetico e veloce.

Un fiume di moto scende dalla nave e inizia ad accarezzare la Promenade di Douglas. Finalmente inizio ad avere la percezione del luogo in cui mi trovo. Non c’è un solo cm di strada in cui non vi sia una moto. C’è di tutto. Dalle race replica di ultima generazione alle vecchie sportive intramontabili. Passano Ducati 851, Honda VTR, Yamaha Genesis. Perfino una R7 ed una Rc30. Un sogno! Sembra di veder passare tutto il firmamento della storia motociclistica. Inizio a lasciare il centro e mi metto alla ricerca del campeggio dove devo sistemarmi. Si trova a Ballaugh Bridge dove si fa il mitico salto. Sono sconvolto da tutte le sensazioni che mi investono. La strada che mi accompagna al campeggio ad un certo punto devia verso l’interno dell’isola. Alla mia destra una collina dal pendio dolce, completamente verde. La strada è costeggiata da un muretto basso di pietre bianche. Oltre il muretto c’è un piccolo fiume. L’acqua sembra limpida e ci sono animali liberi a pascolare. C’è una specie di fattoria con un ponticello che attraversa il corso d’acqua. In lontananza si sente ogni tanto il rombo di qualche moto. Stanno iniziando a girare. Sembra di essere in un angolo di paradiso, questo posto mi trasmette una calma incredibile ed è assurdo pensare che a pochi metri da me c’è un tizio superconcentrato che deve chiudere il gas perché la sua CBR 1000 ha appena alzato troppo il muso su uno scollinamento affrontato a gas pieno in sesta. Ma questa è Man, siamo al Tourist Trophy.

Non era una gara di moto e basta? C’è qualcosa che non va. Non sto guardando le moto girare eppure sono felicissimo. Lascio la collina e raggiungo il campeggio. Mi sistemo la tenda e subito in sella verso il Creg Ny Baa, che non è un parco giochi a tema sul Signore degli Anelli. Il Creg è un bellissimo pub che si trova esattamente alla fine del tratto più bello di tutto il percorso del TT, vale a dire il Mountain. Quando raggiungo l’inizio del tratto scopro che il percorso diventa a senso unico e che per tutto il periodo del TT la strada perde magicamente i limiti di velocità diventando di fatto un circuito aperto al traffico. In pratica il parco giochi c’è ma il tema è “lo smanettone della montagna”. Non mi lascio prendere da eccessivo entusiasmo ma passare la curva dedicata a Joey Dunlop, piegando a fondo e salutando il pubblico assiepato che stava (ovviamente) aspettando il mio passaggio, è semplicemente fa-vo-lo-so. Finito il tratto di montagna, si arriva al pub, punto di raccolta di tutti i motociclisti che hanno appena terminato il giro al Mountain. La birra è ottima. Le foto appese vanno dagli occhi di ghiaccio di Fogarty pronti ad affrontare Bray Hill, ad un ritratto di Shaun Harris che cavalca la mitica Britten. Un sogno nel sogno che solo il Tourist Trophy poteva ospitare. Inizi a sorseggiare la birra e senti lingue diverse intrecciarsi tra di loro. La maggior parte dei motociclisti qui è inglese ma si sa che la passione non ha bandiera.

Torniamo verso Douglas e mangiamo il classico hamburger. La Promenade illuminata è bellissima e mentre rientriamo vediamo la scogliera alla nostra destra. Dopo le moto, è il turno del mare che si fa sentire. Siamo molto a nord e la luce va via quasi a mezzanotte. Anche in questo Man ti sorprende. Al mattino andiamo presto al Grand Stand e respiriamo l’atmosfera del Paddock. Siamo a casa. Foto ricordo e relax. Non c’è nessuno stress, nessun divieto. Puoi avvicinare i piloti, puoi parlare con i meccanici. Il rispetto è totale, nessuno rompe questo equilibrio andando oltre. Guardo i piloti lanciarsi verso Bray Hill e ogni volta che il commissario solleva la mano dalla sua spalla per dargli il via, quasi mi sembra di sentire il battito del suo cuore, tanto va forte. Un monocilindrico non gira così alto di solito. Uno dopo l’altro, li vediamo partire a fionda e nella nostra mente si susseguono le curve ed i lunghi rettilinei che li attendono.

Ormai sono totalmente innamorato dell’isola e mi tocca affrontare la strada del ritorno perché il tempo fugge via velocemente. I giorni sono volati via. Adesso che ho vissuto l’esperienza sulla mia pelle e ho toccato con mano la magia di questa bellissima isola, posso affermare con certezza che il Tourist Trophy non è semplicemente una gara di moto. Un viaggio all’Isola di Man durante il periodo del TT, è un’esperienza che tutti gli appassionati di moto dovrebbero fare una volta nella vita. Troverete ad attendervi una tale quantità di emozioni da riempirvi l’anima.

Isle of Man – Tourist Trophy Street-Race [VIDEO]

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