Valentino Rossi e Vinales, due galli nel pollaio come Alonso e Hamilton

vinales valentino rossi
@Yamaha

Illustri precedenti nella storia delle corse insegnano che due galli nello stesso pollaio non sono una grande idea e il 2017 di Rossi e Vinales potrebbe essere l’ennesima prova

Nel 2007 in Formula 1 ci fu la più grande vittoria di un terzo incomodo della storia del racing, con la Ferrari di Raikkonen che si incuneò al vertice sfruttando la lotta fratricida tra un imberbe Lewis Hamilton ed un irriducibile Fernando Alonso. Sono passati dieci anni, eppure il parallelismo con l’attuale situazione Yamaha in MotoGP sembra quasi naturale. Lewis Hamilton sbarcò sul pianeta F1 dopo aver mostrato un talento incredibile in ogni categoria in cui aveva corso, e lo fece andando ad affiancare Fernando Alonso, fresco della seconda vittoria mondiale targata 2006 e pronto a scrivere la sua personale pagina di storia delle corse nel ruolo di successore di Kaiser Schumacher.

Dopo un inizio di stagione in cui la velocità di Hamilton si scontrava spesso con mancanza di capacità di capitalizzare il risultato, apparve chiaro che il britannico sarebbe stato un avversario scomodissimo da tenere in squadra per Alonso. Fernando comprese la situazione molto presto, e chiese a Dennis di schierarsi scegliendolo come prima guida per evitare una lotta fra i due in pista, avendo la McLaren l’obiettivo comune di battere la Ferrari orfana di Schumi. A Maranello era infatti arrivato un certo Kimi Raikkonen, capace di vincere subito, nella prima gara di stagione in Australia, dimostrando di essere un’ottimo successore di Schumacher alla guida della F1 Rossa. Ron Dennis si rifiutò categoricamente di dare ordini di scuderia, affermando che se Alonso era tanto certo di essere superiore avrebbe dovuto semplicemente battere Hamilton in pista. Il risultato lo conosciamo tutti, con Hamilton e Alonso a darsi battaglia in pista tanto da perdere entrambi il mondiale all’ultima gara, per mano di un Kimi Raikkonen semplicemente sublime nei panni di terzo incomodo e capace di strappare un mondiale che Dennis era praticamente certo di poter fare suo.

Cosa c’è in comune tra la coppia 2007 in McLaren e i due piloti Yamaha nel 2017 in MotoGP? Forse, molto più di quello che si potrebbe credere. Da un lato c’è il campione affermato, il pilota che non ha nulla da dimostrare e che insegue l’ennesimo titolo. Dall’altro il giovane affamato, che non ha timori reverenziali e che pur essendo velocissimo sembra commettere qualche errore di troppo. Dato per scontato che Rossi vesta i panni di Alonso e Vinales quelli di Hamilton, chi fa la parte di Raikkonen? Le risposte in questo caso sono due. Certo, da un lato c’è la Ducati, che è rossa, bolognese e che ha Dovizioso in sella. Quindi il paragone sarebbe davvero molto sensato. Ma non possiamo ignorare l’altro, ovvero quel Marc Marquez che già nel 2016 ha saputo approfittare alla grande dei problemi Yamaha e si è laureato campione pur non disponendo della moto migliore, universalmente riconosciuta come la M1.

La Yamaha ha dunque un bel problema da gestire ed il risultato si è già manifestato in più circostanze. In un mondiale così tirato come quello del 2017, con quattro piloti in 10 punti ed il leader Marquez ha un punteggio molto basso, è chiaro che ogni singolo punto pesi moltissimo. Quando Rossi e Vinales si battono tra di loro, alternandosi al top, non fanno altro che restare a distanza di tiro per chiunque. Entrambi arrivano a risultati molto simili, eppure lo fanno percorrendo strade completamente diverse. Per Maverick Vinales, questo è il momento del talento, della velocità pura e dell’aggressività. Per Valentino Rossi si tratta invece di utilizzare tutta la sua immensa esperienza, la classe e tirare fuori le doti da Racer quando c’è la chance di giocarsi il bersaglio grosso. Eppure i due piloti dopo nove gare sono ad appena 5 punti l’uno dall’altro, in piena lotta per il mondiale. Entrambi dispongono di una moto eccezionale, come la Yamaha M1, ed anche se all’inizio non hanno trovato una strada per lo sviluppo comune, sembra che con l’adozione del nuovo telaio si sia trovato il compromesso che piace ad entrambi.

Nei giorni scorsi, Paolo Beltramo ha affermato che in Yamaha «hanno sbagliato a non dare immediatamente ascolto a Rossi» riguardo la questione del telaio e in più si deve ricordare che anche Honda rischia di ritrovarsi due punte, con Pedrosa che potrebbe tornare di diritto tra i pretendenti se dovesse riuscire a vincere una delle prossime tappe. A questo punto, i fantasmi della McLaren del 2007 affiorano nella mente di Lin Jarvis, vero alter ego di Ron Dennis. Lo spagnolo ha gestito in Yamaha l’enorme rivalità tra Rossi e Lorenzo, ma l’ha dovuto fare soprattutto quando i due piloti si stavano giocando il titolo in una specie di questione privata. Nel 2008, nel 2009 e nel 2015, Yamaha aveva due galli nel pollaio, ma erano entrambi in fuga nel mondiale. Adesso i galli sono due, il mondiale tiratissimo, e Dovizioso non fa altro che guardare la replica di Interlagos 2007. Magari qualche appunto potrebbe tornare utile a Valencia.