Vent’anni di Valentino Rossi

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Quando arrivò in 125 nel Mondiale, Valentino Rossi era solo uno dei tanti piloti in griglia. Un buon talento, il figlio di un pilota più matto che veloce. Nessuno immaginava che stesse per scrivere le pagine di una vera leggenda dello sport

Col senno di poi è facile dire che Valentino Rossi aveva qualcosa in più degli altri da subito. Facile prendersi il merito di aver notato quel futuro campione prima di ogni altro. Ma la realtà in quel lontano 31 marzo 1996, raccontava semplicemente di un ragazzone un po’ alto per le microscopiche 125 che stava prendendo il via alla sua prima gara del mondiale. Aveva un’Aprilia di quelle buone, ma non la migliore del lotto e la scena mediatica non era esattamente tutta per lui. Quella era l’epoca dei trionfi di Max Biaggi in 250 con la nera RS made in Noale. Il Corsaro Nero dettava legge dentro e fuori dalle piste e in 500 un certo Luca Cadalora aveva ottenuto dalla Honda una NSR gestita dal team di Erv Kanemoto, con cui aveva vinto i due mondiali in 250. Una moto bianca e bellissima con cui tentare di sfidare Mick Doohan, re incontrastato della classe regina del motomondiale.

Nei test invernali Valentino era andato piuttosto forte e sembrava che la scommessa di Carletto Pernat fosse già una mezza vittoria. Il manager genovese aveva ricevuto l’imbeccata direttamente dal papà Graziano e dopo aver visto il pilotino in pista si convinse ad offrigli un contratto. Il giovanotto di Tavullia aveva vinto l’europeo nel 1995, strappando una moto a Noale per il mondiale nella stagione successiva da correre nel team di Giampiero Sacchi.

Carletto notò subito le sue traiettorie strane, ma molto veloci e quello stile in sella un po’ dinoccolato che tanto ricordava quello di Kevin Schwantz, un pilota leggendario che con Valentino Rossi condivide proprio l’altezza. Al centimetro. Il ragazzo aveva già le idee chiare e volle da subito che il primo colore che si notasse nel guardare la sua moto fosse il giallo, il tipico giallo canarino che negli anni è diventato il vero marchio di fabbrica per tutto il mondo legato al fenomeno di Tavullia.

Le qualifiche non andarono benissimo, con Valentino solo tredicesimo e letteralmente inghiottito da una griglia di partenza durissima. Debuttare nel caldo torrido della Malesia, a 17 anni e nel mezzo di un branco di matti in sella avrebbe scoraggiato chiunque. Ma quel pilotino aveva già un bel caratterino e dimostrò da subito di non temere nessuno dei rivali in pista. Lo start per il gruppo fu stranamente regolare, con una sola scivolata all’esterno della prima curva proprio dalle parti in cui transita Rossi, che resta in piedi e si lancia all’inseguimento di un gruppetto di piloti assatanati. I rivali di Valentino in pista sono quei pazzi di Ueda e Sakata, due giapponesini di quelli belli pericolosetti. Poi c’è Emilio Alzamora, che oggi fa il mentore di Marquez e che all’epoca si limitava a prenderle e darle in pista, e c’è anche Garry McCoy. L’australiano che fece innamorare tutti insegnando a far derapare la sua bellissima YZR 500 qualche anno dopo. E poi c’era l’italiano su cui pesavano le maggiori aspettative in pista, quello Stefano Perugini che sembrava pronto ad esplodere nella classe di ingresso del motomondiale.

La gara filò via tranquilla e fu proprio Perugini a vincerla, aprendo una domenica trionfale per gli italiani. L’inno di Mameli risuonò anche per la 250 con la vittoria di Biaggi e per la 500 con il dominio di Luca Cadalora, che staccò tutti con una corsa semplicemente imperiosa. Valentino Rossi arrivò in fondo alla gara settimo, raggranellando i primi punti nel mondiale. Si fece notare per qualche attacco garibaldino, ma anche per la innata classe ed aggressività che metteva in pista.

Con quel settimo posto, esattamente venti anni fa, quel ragazzetto italiano con il 46 sul cupolino scrisse solo le prime righe di un libro magnifico che è la sua avventura nel mondo del motomondiale. Ne sono seguite tantissime, alcune semplicemente strepitose, altre deludenti. Le ultime righe che raccontano il finale di stagione del 2015 sono state forse le più tristi della lunga storia, ma Valentino si sente pronto a cancellarle già da questo weekend. Da poco ha annunciato che correrà fino al 2018 con la sua amatissima Yamaha M1. Tante gare da correre e tantissime parole ancora da scrivere. Alcune saranno belle, altre meno. Ma di certo la storia che raccontano è la più emozionante che si possa immaginare. Dal giallo canarino, al numero 46. Dalle vittorie, ai grandi duelli. Passando per qualche scelta sbagliata in carriera e un amore incondizionato dei tifosi che non vedono l’ora di leggere la prossima storia.

Oggi si festeggia questo, il ventesimo compleanno della più bella storia che il mondo dei motori ci abbia mai regalato. Per fortuna sulla torta c’è la classica candelina in più e probabilmente ci sarà sempre, perché le storie così non finiscono mai.

Valentino Rossi Story 1996 [VIDEO]