Una vita a bordo pista: il Marshal

marshal misano

Ecco alcuni episodi dei commissari di gara attraverso le parole del Marshal Luca Mignani, che domenica sarà a Misano per la MotoGP assieme ai suoi colleghi

Il ruolo dei Marshal durante il weekend di gare è tanto importante quanto poco conosciuto al grande pubblico. Senza il loro fondamentale lavoro, sarebbe praticamente impossibile assistere alle gare in pista e il loro intervento spesso salva i piloti da eventuali danni peggiori di quelli subiti a causa di una caduta. Una situazione di pericolo segnalata per tempo ai piloti in pista, può fare la differenza tra una semplice scivolata nella ghiaia e un brutto incidente. I piloti sono sempre felici di correre in Italia anche perché il livello dei nostri Marshal è sempre molto professionale, garantendo di ridurre al minimo tutti i rischi per i piloti in pista. Dopo anni passati a bordo pista, ecco alcuni racconti e aneddoti che fotografano al meglio la quotidianità di quelli che vivono le gare da molto vicino.

Da quanti anni sei a bordo pista nelle gare del motomondiale e della Superbike a Misano?

Ho iniziato nel 2007. Alcuni amici già svolgevano questa attività e ho colto l’occasione del ritorno del circus MotoGP a Misano, per iniziare questa esperienza. Si può dire che sono sceso dalle tribune per vivere da vicino la mia passione. Era tutto nuovo anche per i marshal veterani, visto che il circuito era stato radicalmente ristrutturato con l’inversione del senso di marcia e la riorganizzazione delle postazioni presidiate dagli “omini arancioni”. Dopo un weekend di “apprendistato” in una gara nazionale (Mototemporada) il debutto è stato a dir poco apocalittico, alla curva della Quercia. Una pioggia torrenziale aveva colpito duramente il Misano World Circuit nella mattinata del venerdì ed aveva mandato in tilt il sistema di smaltimento delle acque, a tal punto che la curva era completamente allagata con una profondità di 150 cm nel punto più interno. Dal possibile disastro, il circuito si è risollevato in modo superlativo, drenando con due autobotti per tutto il pomeriggio e la notte l’acqua stagnante e completando l’asciugatura della curva, l’indomani, con l’ausilio dei rotori di un elicottero. Il sabato mattina splendeva il sole ed il sollievo sui volti degli organizzatori.

Il paddock e la pista sono al centro del mondo durante le gare, ma il circus dei motori prendono possesso di questi due “mondi” già dal giovedì e spesso addirittura dal mercoledì precedente la gara. Hai mai assistito ad episodi in notturna da raccontare?

Vivendo a breve distanza da Misano, spesso mi capita di incrociare i motorhome e tir del circus che escono dall’autostrada e si dirigono verso il circuito, dopo trasferimenti di migliaia di km. Ogni volta che li vedo, provo lo stesso stupore di quando, da bambino, vedevo il circo arrivare in città. In occasione delle gare mondiali (Superbike e MotoGP) il mercoledì sera si svolge la riunione dei Marshal con il direttore del circuito che è il referente ultimo nei confronti della race direction permanente del campionato. Nel corso della riunione, vengono ripassate le procedure di intervento e segnalazioni tramite bandiere. Vengono visionati alcuni filmati delle telecamere a circuito chiuso dei nostri precedenti interventi, sia quelli impeccabili che quelli perfettibili. Qualora ci fossero novità regolamentari o nelle procedure di intervento, tutto il personale ne viene informato. Al termine della riunione ciascun Marshal riceve la propria pettorina (numerata e personale). Al termine della riunione spesso ne approfitto per fare un giro del paddock. L’atmosfera è quasi surreale, rispetto ai giorni aperti al pubblico. Regna il silenzio, rotto solo dalle tv accese per il personale delle hospitality che hanno lavorato duro tutto il giorno a montare la città luccicante del paddock e a lucidare i tir e vetrate del proprio team. A volte si incrociano anche alcuni piloti che fanno la spola dal proprio motorhome alla hospitality per una birra, due chiacchiere o semplicemente per cenare.

Le stradine interne adiacenti al circuito costituiscono un labirinto di stradine ed episodi da raccontare. Puoi raccontarci i tuoi incontri più strani lungo queste stradine?

Le strade di servizio, in occasione dei weekend Superbike e (soprattutto) MotoGP, sono molto trafficate. Tra giornalisti, fotografi, ospiti del VIP Village che fanno il safari all’interno dei mezzi del circus, piloti e addetti (e non) ai lavori, capita di vedere tutti o quasi i volti che si vedono da casa in tv. Raramente si vedono i top rider, poiché vengono presi d’assalto dai fotografi e giornalisti. Più piacevoli sono le visite delle miss (alias ombrelline) che il venerdì vengono accompagnate a fare un giretto in scooter dal personale dei team a vedere da vicino il circuito nelle pause dai loro impegni in abitini succinti e sorrisi smaglianti. Nel corso del round Superbike di quest’anno ho vissuto entrambe le manche SBK con la troupe Mediaset, capitanata da Max Temporali, a pochi metri dalla nostra postazione. La tentazione di mettersi in mostra in diretta tv era ampiamente tenuta a freno dalla tensione in caso di intervento non esemplare, con le telecamere pronte a cogliere ogni minimo errore. Per fortuna l’unico intervento l’ho fatto proprio io, spingendo Mercado (Ducati Barni) dopo una scivolata e permettendogli di riprendere la pista. In tutta onestà, non ci sarei riuscito senza l’intervento determinante del motorino d’avviamento Ducati. Persino le Moto3 sono durissime da mettere in moto a spinta, figurarsi una SBK. Sempre in occasione del round Superbike, la domenica mattina, ho ricevuto la gradevolissima visita in postazione di Federico Toti, commentatore Eurosport, con il quale ho scambiato commenti social nel corso di questi ultimi anni mentre assistevo alle sue telecronache, spalleggiato dal noto Giò Di Pillo. Poche parole, la sorpresa ha prevalso sull’emozione. Ci siamo scambiati i complimenti e un in bocca al lupo per il nostro lavoro che andavamo a svolgere.

I piloti reagiscono tutti male alle cadute, ma ti è mai capitato di vedere piloti realmente incavolati al punto dal comportarsi male anche con voi Marshal?

Sorvolando sui nomi (noti), mi è capitato un paio di volte che, dopo aver corso metri e metri nella ghiaia per raggiungere un pilota, quest’ultimo gettasse la moto in terra davanti ai miei occhi in uno scatto d’ira. Non è bello da vedere in tv e tantomeno per noi Marshal che dobbiamo sollevare il “rottame” con ulteriore perdita di tempo nella via di fuga, esposti al pericolo di una nuova caduta dalla pista. Ricordate la tragedia sfiorata dai Marshal in un round MotoGP (UK) che si sono visti piombare addosso la moto di Marquez che non aveva rispettato le bandiere gialle dovute ad un pilota caduto in precedenza? Quei ragazzi furono davvero fortunati.

Sul circuito di Misano il colore dominante è il giallo in onore a Valentino Rossi. E’ normale essere tifosi, ma hai mai visto comportamenti “scorretti” di qualche Marshal nel soccorrere qualche pilota rivale di Valentino? Abbiamo visto i soccorritori di Marquez a Silverstone indossare cappellini con il 46…

La questione cappellini, a Misano, non si pone. Indossiamo un casco antinfortunistica. Quando fa caldo è scomodo, ma in un paio di occasioni mi ha evitato un bernoccolo. Per ciò che riguarda la faziosità dei Marshal di Misano, le immagini di Marquez dell‘anno scorso, scivolato mentre era a ridosso di Rossi, e spinto lungamente fino a riprendere la pista e prodursi in una prodigiosa rimonta in zona punti, la dicono lunga sulla nostra correttezza. Siamo obbligati a fermare un pilota solo se la moto, rientrando costituirebbe un pericolo: perdita olio o acqua o carena squarciata; in tutti gli altri casi, se il pilota vuole riprendere la pista, lo aiutiamo il più possibile, mettendo a repentaglio la nostra incolumità. Non è la prima volta che il campionato si è giocato sul filo di pochi punti, ottenuti anche concludendo a punti una gara senza una pedana o con il semimanubrio piegato, dopo una scivolata.

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Il team di Marshall a Misano (2015)

La sicurezza è un tema sempre centrale per l’ambiente delle gare motociclistiche. Sono stati fatti passi avanti in MotoGP secondo te dopo episodi tristi come quelli di Tomizawa e Simoncelli?

Non ho esperienza di altri circuiti ma a Misano la morte di Tomizawa ha innescato una serie di procedure di intervento ben definite e coordinate per il personale medico (pettorina rossa) e Marshal (pettorina arancione). Fino a qualche anno fa, ad esempio, capitava di entrare all’interno della pista per recuperare una moto, fidandosi del rallentamento dei piloti alla vista della bandiera gialla, senza interrompere la gara. Ora, se la moto è in pista, viene esposta la bandiera rossa e dopo, in sicurezza, viene recuperata la moto. Il personale medico, se il pilota è incosciente, impone l’interruzione della gara per poterlo stabilizzare e rianimare sul posto, senza esporsi a rischi. In generale, abbiamo percepito tutti, sia piloti che personale di pista, che non si può rischiare una vita umana per rispettare i tempi televisivi e gli impegni con gli sponsor. Purtroppo tutto ciò non avrebbe impedito le tragiche fatalità alle quali fai riferimento, ma si è lavorato tanto in termini di sicurezza. Il destino è sempre in agguato, ma noi cerchiamo di non “stuzzicarlo” con interventi approssimativi e scoordinati. Una cosa che tengo a precisare per tutti coloro che vedono un pilota immobile a terra e il Marshal che va a recuperare la moto, senza degnarlo di uno sguardo. Non è uno scandalo, è la procedura. Può essere toccato ed assistito solo dal personale medico che, essendo numericamente inferiore a quello Marshal, solitamente arriva con qualche secondo di ritardo sul luogo dell’incidente, dovendo portare con se barella e borsone con kit medico. Mi auguro di non vedere più quelle immagini dei GP USA dove il pilota viene preso per braccia e piedi dai Marshal, come un quarto di bue e spostato dalla pista. Eventualmente i Marshal aiutano a portare la barella con sopra il pilota, verso l’ambulanza o a tenere in alto una flebo. Nulla di più.

Ti è mai capitato di dover arginare qualche tifoso che è riuscito ad “invadere” la pista e le zone di sicurezza prima del termine della gara?

Direttamente non mi è mai capitato, visto che la mia postazione è circondata dalla pista: la curva Quercia davanti ed il rettilineo che porta al Curvone, alle mie spalle. Ho visto situazioni potenzialmente pericolose per la regolare conclusione della gara (l’ultimo pilota deve aver preso la bandiera a scacchi senza alcun impedimento esterno lungo la pista) ma il personale addetto alla sicurezza è riuscito a contenere gli invasori il tempo giusto affinchè filasse tutto liscio. Purtroppo ho assistito a scene di tifosi che scavalcano fili spinati e restano feriti pur di raggiungere il podio e non attendere l’apertura dei cancelli già predisposta da parte degli organizzatori al rientro di tutte le moto in pit lane, a fine gara. Anche quest’anno (soprattutto) esorto i tifosi ad avere pazienza e riversarsi in pista attraverso i punti predisposti, senza accalcarsi e creare situazioni pericolose per se e per gli altri. Deve essere una festa per tutti, anche per i tanti bambini che sono i primi a rischiare in queste calche o attraversamenti di reti spinate.

Negli anni hai potuto sempre avere un parametro sul successo di pubblico delle varie edizione del Gran Premio, vivendo dal circuito il weekend di gara. Qual è stata negli ultimi anni l’edizione più memorabile dal punto di vista del pubblico secondo te?

Senza dubbio quella del 2014 è stata memorabile, dal punto di vista numerico ed emozionale, con il ritorno alla vittoria del beniamino di casa Rossi in graduale risalita dalle ceneri della disastrosa parentesi con Ducati. Personalmente, ricordo con particolare emozione anche la gara Superbike del 2007: era la prima volta che mi trovavo attorniato da decine di migliaia di tifosi in visibilio per Ducati e i tanto amati idoli delle derivate di serie. La loro esultanza o disperazione, congiunta, direttamente legate alle vicende di gara, metteva la pelle d’oca. In occasione di un round MotoGP, ricordo con simpatia una tifosa di Stoner che ha tifato e sbandierato Ducati per tutta la gara, attorniata da tanti civilissimi tifosi del Dottore, all’insegna del divertimento sano. Non so se le grazie della ragazza fossero determinanti, ma a fine gara finì in un abbraccio, al di là del risultato.

Abbiamo assistito quest’anno ad episodi tra Marshall e piloti particolari, come ad esempio quello che ha coinvolto Fenati che ha letteralmente strappato la moto ai commissari dopo una caduta. Ti è mai capitato di dover “litigare” con un pilota per convincerlo a lasciare la moto nelle tue mani, ritenendo che non potesse riprendere la strada della pista?

Quest’anno mi è capitato un pilota della STK 600 che ha picchiato duramente la testa, con temporanea perdita di conoscenza, e voleva risalire in moto per raggiungere il box, quando avevamo portato la moto dietro i guardrail. Il medico ce lo aveva sconsigliato e il mio capo gli ha tenacemente impedito di risalire in moto. L’indomani abbiamo saputo che il giovanissimo pilota aveva riportato una frattura vertebrale nella caduta e che avrebbe rischiato conseguenze serie se avesse proseguito il turno di qualifica. Sempre quest’anno, in una gara nazionale (Coppa Italia) un pilota è incappato in una innocua scivolata e se ne stava andando via a piedi, quando gli ho chiesto la conferma del ritiro: “Sicuro che vuoi uscire?”. Il pilota (amatoriale) mi ha risposto: “Perché, posso rientrare?”. Risalito in moto, l’ha accesa con l’avviamento stradale in dotazione e ha ripreso la gara. Probabilmente non è entrato in zona punti, ma almeno io mi sono risparmiato di trascinare una moto, solo leggermente grattugiata sulla carena, lungo la via di fuga in ghiaia.

Abbiamo visto spesso durante le gare della SBK incursioni a bordo pista di piloti della MotoGP e viceversa, con piloti della SBK che si recavano ad osservare da vicino i colleghi della Top Class. Hai mai sentito qualche commento “cattivo” da parte di questi piloti nei confronti di quelli che erano in pista in quel momento?

Non l’ho mai sentito e dubito che avrei potuto sentirlo, perché indosso i tappi per le orecchie. Diciamo che questo “gufare” il rivale dell’altro campionato è più una leggenda messa su ad hoc per creare rivalità mediatica e far scrivere i giornali. Onestamente, con tutto quello che ha da fare e divertirsi, possibile che un Rossi si scomoda da Tavullia per venire a gufare Biaggi a Misano? Al suo posto lo avrei fatto davanti alla tv, sorseggiando un mojito, a bordo del Titilla, con a fianco la Linda in bikini.

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Posted by MotoGP

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