Yamaha R1: un’opera d’arte tecnologica

Per la prima volta nella storia, una moto in produzione di serie trae le sue origini direttamente dalla MotoGP. La prova della Yamaha R1

L’arrivo sul mercato della nuova Yamaha R1 M ha rappresentato un segnale importantissimo per tutti noi amanti delle moto ipersportive. Il segnale che finalmente la lunga crisi che ha bloccato questo segmento ipertecnologico e meraviglioso sta per concludersi. Se uno dei due colossi giapponesi come la casa dei tre diapason decide di investire in un progetto sofisticato come questo vuol dire che ben presto anche Honda e Suzuki seguiranno le orme della Yamaha. Erano davvero anni che non usciva una vera novità nel settore delle ipersportive da parte delle case giapponesi. Le ultime due bombe tecnologiche provenivano da Noale e Monaco di Baviera. Bmw S 1000 r.r. e Aprilia RSV4 sono state le ultime vere ipersportive presentate sul mercato addirittura oltre sei anni fa. Poi da parte delle case giapponesi più nulla. Tutti gli sforzi si sono concentrati su un moto da turismo, cross-over, naked e altre amenità che fanno raccapriccio a tutti gli amanti delle ipersportive.

Per fortuna il lungo digiuno finisce con la meravigliosa presentazione fatta da Valentino Rossi e Lorenzo al salone di Milano. Esattamente nella stessa città dove fu presentata la prima incredibile versione della R1 da uno Scott Russell vestito da astronauta con una tuta d’argento. La lunga attesa si è fatta subito perdonare dagli incredibili contenuti tecnologici racchiusi in questa motocicletta che rappresenta un vero punto di svolta nella storia delle ipersportive. Una vera capostipite di una nuova generazione di moto pronte per la pista. La Yamaha R1 M è infatti la prima moto ipersportiva derivata direttamente dalla MotoGP. Attenzione, non è un esercizio di stile come la serie limitata Ducati Desmo16 o limitatissima come la Honda RC213V. Solo un colosso mondiale come la Yamaha poteva mettere in vendita ad un prezzo “normale” (€22.990) una motocicletta quasi identica a quella con la quale Valentino Rossi correva nel mondiale due anni fa.

Identica nelle quote, nel telaio e soprattutto nel motore. Quindi per la prima volta nella storia una moto in produzione di serie trae le sue origini direttamente dalla MotoGP e non più dalla Superbike tracciando un nuovo percorso che chiude ufficialmente la storia del mondiale delle derivate di serie. È facile intuire che la prossima Suzuki GSXR sarà la copia della moto di Espargarò e la nuova attesissima Honda sarà con motore a V. Aprilia già corre con una Superbike della MotoGP mentre il grande dilemma riguarderà la Ducati che dovrà scegliere se abbandonare il leggendario bicilindrico ad elle per passare ad un V4 oppure rimarrà fedele all’ingegner Taglioni.

Portata immediatamente in pista la nuova Yamaha R1 è attesa all’unico metro di giudizio valido per moto di questo tipo. Ovvero il cronometro. Non importa la posizione in sella, non interessa giudicare le linee, non serve a nulla analizzare la strumentazione gli specchietti o altri dettagli fondamentali su qualsiasi altro tipo di moto. Per questa creatura l’unico metro di giudizio viene dato solo dal tempo sul giro! La piattaforma inerziale a 6 assi (IMU) permette il controllo su trazione, slittamenti, impennate, frenate e partenze. La sua Communication Control Unit con GPS ti permette di controllare tempi sul giro e altri dati su tablet, con sistema operativo Android. Il motore crossplane da 200 CV, l’interasse corto, l’elettronica 3D e l’esclusiva carena in carbonio mettono a tua disposizione tutta la tecnologia della MotoGP. E allora gasssss!

Ma per un motociclista normale anche un pochino datato non è assolutamente facile mettere d’accordo tutti questi controlli elettronici gestiti da un numero infinito di possibili combinazioni delle varie mappatura possibili. Un tempo ad ogni presentazione di un modello sportivo nuovo i vari tester usavano una tecnica semplice ed efficace. Si saliva in sella e chi più ne aveva più ne dava! Oggi bisogna leggere attentamente e a lungo il libretto d’istruzioni delle varie centraline per poi salire in sella cercando di trovare il rapporto ottimale per il proprio stile di guida che comunque deve essere adeguato alle nuove tecnologie. Quindi guida pulita e precisa, fidarsi ciecamente dei controlli elettronici e soprattutto guidare con On-Off, ovvero come nei videogames tutto aperto oppure tutto chiuso.

Dopo alcuni giri di studio iniziamo a capire che forse siamo un pochino datati per moto così controllate da un elettronica assolutamente indispensabile date le caratteristiche di potenza e accelerazione mostruose. Quindi chiediamo aiuto a piloti veri come Vinicio Bogani o Marchetti che in poche sessioni riescono a trovare l’equilibrio ottimale per sfruttare subito al meglio l’incredibile mostruoso potenziale di questa motocicletta. Il loro verdetto al termine di tre giornate in pista è veramente entusiasta anche se i tempi sul giro non sono di vari secondi al di sotto della media della categoria delle Hipersport. Ormai il livello medio di queste fantastiche motociclette è davvero stratosferico e moltissimo dipende dal tipo di gomme, dalle caratteristiche dell’asfalto, e dal setup millimetrico che ogni pilota riesce ad ottenere. Per questo abbiamo provato la Yamaha R1 insieme alla versione 2015 della Bmw S 1000 r.r. e della nuova regina della categoria ovvero la Ninja 1000.

Insomma in conclusione questa nuova Yamaha R1 si allinea perfettamente alle caratteristiche della concorrenza spostando ancora più in alto i limiti delle prestazioni, della fruibilità e della tecnologia pura. Secondo me avrà un successo travolgente che darà un nuovo impulso a tutto il segmento ormai asfittico delle moto ipersportive. È chiaramente destinata ai piloti esperti ma anche a tutti gli amanti di queste opere d’arte tecnologiche che anche se non sono in grado di sfruttare nemmeno il 30% del loro potenziale vorranno avere questo gioiello nel loro garage.

1 COMMENTO