
Un grave pericolo illegale - www.MotoriNews24.com
Arrivano le auto elettriche e i criminali di tutta Italia festeggiano. Ecco come fanno migliaia di euro…a tue spese.
L’espansione della mobilità elettrica in Italia si scontra con un fenomeno criminoso sempre più diffuso: il furto dei cavi di rame dalle colonnine di ricarica. Questo illecito, alimentato dall’aumento vertiginoso del valore del rame sui mercati internazionali, sta generando danni economici rilevanti sia per i gestori delle infrastrutture sia per gli utenti delle auto elettriche.
Le colonnine di ricarica rappresentano un elemento chiave per il successo dell’auto elettrica in Italia, specialmente quelle in corrente continua che permettono ricariche rapide con potenze variabili da 50 kW fino a 350 kW. Proprio queste postazioni sono bersaglio privilegiato dei malviventi, a causa della presenza di cavi con un’elevata quantità di rame. Ogni cavo infatti contiene circa 7 chilogrammi di questo metallo prezioso, il cui valore al chilo si attesta oggi intorno agli 8,5 euro.
A Roma, in particolare nella zona sud-est, si registrano frequenti episodi di danneggiamento e furto dei cavi, con oltre 200 colonnine di ricarica veloce temporaneamente fuori servizio. Gli attacchi sembrano frutto di veri e propri piani organizzati, evidenziando un fenomeno criminale strutturato e in crescita.
Il rame, un metallo prezioso e ambito dalla criminalità
Il rame ha visto una crescita storica delle quotazioni negli ultimi anni, superando i 10.000 dollari per tonnellata nel marzo 2025. Questo aumento ha reso i cavi di ricarica una vera e propria “miniera d’oro” per i ladri, pronti a sottrarre componenti facilmente rivendibili al mercato nero. Non si tratta di un fenomeno isolato: analoghe dinamiche si riscontrano da tempo anche nei furti di catalizzatori per marmitte, anch’essi ricchi di metalli preziosi.
Il valore di mercato del rame, insieme alla sua facilità di smontaggio dai cavi delle colonnine in corrente continua, alimenta un giro illecito che colpisce non solo gli impianti ma anche gli utenti. Questi ultimi si trovano spesso costretti a rinunciare temporaneamente alla ricarica rapida, rallentando così la diffusione stessa della mobilità elettrica.

Il danno economico per i gestori delle infrastrutture è duplice: da un lato vi è il costo diretto della sostituzione dei cavi e della riparazione delle colonnine, dall’altro la perdita di utilità e di reputazione. Dall’altro lato, gli automobilisti affrontano disagi crescenti in una città come Roma, dove la rete di ricarica veloce è ancora in fase di sviluppo e ogni colonnina fuori uso ha un impatto significativo sulla mobilità quotidiana.
Le autorità e le aziende del settore stanno valutando diverse contromisure per contrastare questo fenomeno, che va oltre il semplice furto e rappresenta una minaccia per la transizione energetica. Tra le soluzioni ipotizzate vi sono l’aumento della sorveglianza, l’adozione di tecnologie anti-manomissione per i cavi e incentivi per l’installazione di colonnine con sistemi di sicurezza avanzati. Il fenomeno del furto di rame dalle colonnine di ricarica evidenzia come la crescita della mobilità elettrica debba necessariamente andare di pari passo con la tutela degli investimenti infrastrutturali, per garantire un servizio efficiente e sicuro agli utenti finali.