Dani Pedrosa edizione 2017, da Camomillo a Terminator

Dani Pedrosa
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La vittoria di Dani Pedrosa a Jerez ha mostrato che lo spagnolo ha ritrovato linfa vitale. Le lacrime sul podio nascondevano la consapevolezza di essere tornato davvero al top

Dani Pedrosa sul podio di Jerez si è lasciato andare ad un pianto liberatorio. Lo spagnolo ha conquistato una vittoria cristallina nel GP di Spagna, dimostrando di poter tenere testa senza problemi anche al suo compagno di team, il fenomeno Marquez, in ogni singola sessione di un weekend perfetto. Pedrosa è stato per tanti anni un vero punto di riferimento, eppure è un pilota spesso accusato di alternare prestazioni incredibili con vittorie in solitaria a gare più opache. E’ stato ribattezzato con affetto Camomillo da Guido Meda, per la sua calma serafica una volta tolto il casco ed anche per una sua tendenza al braccino in alcuni duelli corpo a corpo.

Questa caratteristica in realtà è cambiata negli anni, ed anche di molto. Dobbiamo ricordare i bellissimi duelli ingaggiati tra Pedrosa e Rossi ad Aragon nella passata stagione, ed anche la determinazione con cui lo spagnolo della Honda affrontò a muso duro Lorenzo nel 2010, prima di infortunarsi dando addio alle proprie speranze di titolo. Ormai etichettare Dani con il nome di Camomillo è un pò come definire Cal Crutchlow “Il noioso”. Decisamente non calzante.

La vittoria di Jerez è arrivata in un momento molto importante della stagione, dopo che sia nel 2015 che nel 2016 lo spagnolo della HRC era stato protagonista di due inizi di campionato non esaltanti. Nel 2015 si infortunò saltando subito tre gare e ritrovando la forma solo verso fine stagione, rendendosi protagonista di un grande finale con due vittorie. Nel 2016 non c’è stato nessun infortunio a rallentarlo ad inizio stagione, ma Dani ha comunque impiegato vari mesi per trovare la quadra alle Michelin e iniziare a guidare davvero “alla Pedrosa”, salvo poi infortunarsi di nuovo verso fine stagione saltando tre delle ultime quattro gare.

Purtroppo lo spagnolo è noto per avere un fisico ormai piuttosto fragile e la sua corporatura da fantino non lo aiuta. Dani Pedrosa non ha una muscolatura sviluppata come quella di Marc Marquez, non ha l’altezza di Valentino Rossi e non ha quell’energia tipica di Jorge Lorenzo. Per molto tempo, si pensava solo al fatto che la sua statura fosse un vantaggio, che gli permettesse di essere gentile con le gomme grazie al suo peso limitato e di avere un vantaggio in accelerazione, sempre a causa della sua massa inferiore.

La realtà è che quando porti al limite una bestia da 260 cv i muscoli e la forza sono  fondamentali. Immaginate a che sollecitazioni è sottoposto il fisico nelle accelerazioni brutali e nelle staccate che solo i dischi in carbonio sanno generare. Pensate che razza di energia sia richiesta ad un pilota per resistere in una gara di oltre 100 km, sulla distanza di oltre 25 giri in media. Per non parlare dei cambi di direzione, altro momento in cui Pedrosa ha a disposizione molta meno forza nel tentativo di far cambiare direzione alla moto.

In effetti guardando le cose con superficialità, può sembrare realistico pensare che Pedrosa abbia un vantaggio dovuto al suo fisico. Ma in realtà le cose stanno in maniera ben diversa, ed a tutte le normali fasi di guida già elencate in cui un fisico come il suo soffre, bisogna anche aggiungere le cadute, di cui già abbiamo parlato e che spesso hanno avuto conseguenze devastanti sul pilota di Sabadell.

Tutto questo per analizzare al meglio la realtà delle cose, per inquadrare perfettamente i meriti di Dani Pedrosa. Aggiungete a queste informazioni, lo stato psicologico del pilota. Nel 2016 sembrava possibile che Pedrosa arrivasse in Yamaha, se Vinales fosse rimasto in Suzuki. Invece ha firmato un contratto con Honda, restando in famiglia.

MotoGP Jerez FP1
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Perchè la Honda è questo per Dani, la sua famiglia. Da quando corre, Pedrosa corre con una Honda. Ha vinto in 125 e 250 con la NSR, e corso con tutte le MotoGP che la Honda abbia schierato, partendo dalla 5 cilindri per arrivare all’attuale V4, passando ovviamente per l’era 800cc. Quindi restare in Honda e diventare in futuro un vero ambasciatore del marchio, è assolutamente normale per lui.

Eppure questa possibilità di allontanarsi da Honda deve aver generato una reazione, un cambiamento. il gigante di Tokyo ha affidato Pedrosa alle cure di Giacomo Guidotti, e lo spagnolo è letteralmente rinato. La situazione attuale è forse un mix perfetto tra tutti questi elementi, che sono arrivati al momento giusto ed hanno permesso a Dani di salire sul podio di Jerez da vincitore e lasciarsi andare al già citato pianto liberatorio.

Per trovare un inizio di stagione simile di Pedrosa, bisogna rimettere indietro l’orologio al 2013, quando lo spagnolo riuscì a vincere proprio a Jerez e a Le Mans la terza e quarta tappa di quella stagione. Nel 2017 potrebbe ripetersi, ed è bellissimo osservare dall’esterno quanto siano diversi alla guida della RCV 213 Marc Marquez e Pedrosa, seppure con risultati in alcuni momenti coincidenti.

Ne siamo convinti, chiunque voglia lottare per il titolo 2017 MotoGP deve fare i conti anche con lui. La mutazione sembra finita, e da Camomillo, Dani è diventato Terminator. Sempre con il sorriso sul viso, però. Perchè se uno sportivo è un signore, lo resta anche quando la sua aggressività spaventa gli avversari. E Pedrosa è un gran signore.