MotoGP, Redding: «Io come Marquez, ma lui ha avuto più fortuna di me»

scott redding
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L’ex pilota Aprilia britannico, Scott Redding, senza troppi peli sulla lingua, ha espresso i suoi pensieri sugli ex colleghi di MotoGP, sul suo rimpianto in Moto2 e sul futuro, non soltanto nel mondo dei motori

Dopo nove stagioni trascorse tra Moto2 e MotoGP, Scott Redding ha scelto di cambiare, approdando alla Superbike. Il britannico, dopo la deludente esperienza dello scorso anno in Aprilia, ha scelto di parlare ai microfoni di Crash.net, aprendosi apertamente a tutti i temi più caldi che lo riguardano, in particolare del suo futuro, dei suoi avversari e dei suoi rimpianti. Abituato com’è a non avere peli sulla lingua, lo stravagante pilota originario di Quedgeley ha voluto subito esporre il proprio pensiero nei confronti dei suoi ex colleghi di MotoGP: uno in particolare, il campione del Mondo Marc Marquez: «Tantissimi sanno che abbiamo lo stesso talento. Il potenziale credo fosse abbastanza simile, ma io non ho avuto l’opportunità giusta. Marc ha avuto sempre Red Bull e Repsol dietro di lui, come ha ancora adesso più o meno. Io a 15 anni non avevo neppure una casa, lavoravo sodo, ed ero uno spirito libero…».

Tutta una questione di opportunità, sponsor, soldi e fortuna, dunque: questi sono stati i principali elementi che avrebbero marcato la differenza tra i due piloti. Ma Redding ne ha anche per Rossi e Dovizioso, per i quali come per Marquez, dimostra una certa dose di stima: «Valentino è stato sempre al momento giusto nel posto giusto. Quando è andato in Ducati ha sofferto poi è tornato in Yamaha, ed è ritornato quello che conoscevamo. Sarebbe stato interessante vedere se i ruoli fossero stati invertiti. Così come Dovizioso, anche lui avrebbe voluto fermarsi, poi è rimasto ed è migliorato sempre più: impressionante».

Ma nella carriera del britannico c’è un grandissimo rimpianto, che ha distanza di anni non è ancora sopito: quel titolo mancato in Moto2 nel 2013. A posteriori, Redding sarebbe potuto rimanere ancora un anno per tentare l’assalto a quel titolo sfiorato: «Spesso accade che vieni battuto da persone che con la moto giusta potresti facilmente battere con una mano. Non c’è mancanza di rispetto nelle mie parole, ma è difficile adattarti velocemente a qualcosa che non funziona. Da quando ho lasciato VDS mi sono sempre trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, sarei dovuto rimanere un altro anno con loro».

E, infine, l’approdo in SBK e la passione per il pugilato: «Sentivo la necessità e il desiderio di un cambiamento, non è vero che volevo andare in BSB in realtà: ci sono andato solo perché era l’occasione più allettante per me. Per quanto riguarda la boxe, mi piacerebbe fare degli incontri, mi sto allenando molto: vedremo. Spero di avere il tempo fra una gara e l’altra, mi piacerebbe fare qualcosa».