Stefano Bonetti e il suo TT 2018: «La decisione della FMI non sarà un problema»

Stefano Bonetti
Foto da pagina FB di Stefano Bonetti

Il rider Stefano Bonetti è uno dei grandi rappresentati della pattuglia italiana al TT. L’abbiamo intervistato facendoci dire la sua riguardo le decisioni della FMI

Ha fatto scalpore nelle ultime settimane la decisione della Federazione Motociclistica  Italiana di non concedere il nulla osta ai propri tesserati per partecipare alle Road Races britanniche. Per gli addetti ai lavori  non è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno, ma resta una decisione ce stride moltissimo con la diffusione di massa che sta vivendo in Italia l’intero movimento negli ultimi anni. Quello delle Road Races britanniche è in effetti un mondo parzialmente inesplorato per la maggior parte degli appassionati italiani, ma una maggiore attenzione dei media ed anche le ottime capacità di marketing dell’attuale organizzatore del TT hanno portato ad un’enorme amplificazione del pubblico disponibile.

I social network hanno vissuto ovviamente un ruolo fondamentale con il continuo diffondersi di video che riprendono le vere e proprie imprese di questi magnifici piloti lungo le strade dell’Isola di Man, oppure lungo il circuito della North West 200. Tantissimi on board sono diventati virali ed all’improvviso anche in Italia, quella che fino a pochi anni fa era una disciplina davvero di nicchia, è diventato un evento fondamentale nell’agenda di tanti appassionati. Sono giunti alla ribalta personaggi come Guy Martin, John McGuinnes e Michael Dunlop. In tanti hanno seguito le gesta del grandissimo Ian Hutchinson e sono stati altrettanti quelli che hanno goduto nel vedere scollinare nel tratto del Mountain la Suter MMX e la RCV 213v.

All’interno di questo panorama internazionale, anche i piloti italiani hanno conquistato un passo alla volta notorietà e si sono affacciati su un palcoscenico internazionale che li ha accolti alla grande. Stefano Bonetti è il decano per eccellenza della pattuglia tricolore al TT, e tutti hanno bene in mente le immagini della Paton verde portata al limite dal rider che anno dopo anno si è guadagnato il rispetto totale dei più blasonati campioni della disciplina.

Vincere nelle Road Races è una faccenda che richiede tanto tempo e tantissima pazienza, due caratteristiche che spesso non vanno d’accordo con la mentalità e l’aggressività dei piloti. Il nostro Bonetti ha saputo mettere a frutto anno dopo anno la propria esperienza, si è migliorato sempre di più ed oggi è un pilota il cui talento è semplicemente indiscutibile, seguito da tantissimi tifosi e supportato da chi ha trovato la perfetta incarnazione di una serie di messaggi e valori intrinsechi alla disciplina delle Road Races.

Abbiamo raggiunto al telefono Stefano per fargli alcune domande sulla decisione della Federazione Italiana, che di fatto ha voluto prendere le distanze dalle Road Races britanniche, non concedendo il nullaosta ai piloti italiani per partecipare da tesserati nazionali. Una decisione giunta proprio nell’anno successivo alla morte di Dario Cecconi, avvenuta nel 2017 in seguito alle ferite riportate in una caduta alla Tandagree 100, segnando un episodio che ha probabilmente innescato questo meccanismo: «Quando nel 2017 è morto Dario, ho capito subito che avremmo avuto problemi. In Italia c’è tanta burocrazia, tanti problemi. E’ un peccato perchè è una disciplina che si sta diffondendo molto, il movimento in Italia negli ultimi anni è cresciuto tantissimo». 

Pensi che ci saranno problemi per te e per gli altri piloti italiani?

«No, mi sto documentando in questi giorni, ma alla fine non credo che sia un grande problema. E’ un peccato, perchè siamo una decina e tutte queste difficoltà le fa solo la Federazione Italiana. Non riguarda solo il TT, ma anche tante altre discipline. Il discorso verte sempre attorno ai problemi di assicurazione, ma non capisco il problema. Quando ti tesseri in Francia, devi sempre avere un’assicurazione con dei massimali alti. E’ uno sport rischioso, è normale. Ma se cadi in gara nel CIV, ad esempio, il risarcimento dell’assicurazione non cambia. Secondo me è stata davvero decisiva la stagione 2017, con la tragedia di Dario e la caduta dell’altro pilota italiano, Nicolò Capelli, al Manx GP. C’è poi da considerare che in totale, saremo circa una decina di piloti con licenza italiana a correre in questo circuito di gare, quindi non è un gruppo “strategico” per la FMI».

Non è paradossale che questo atteggiamento riguardi solo la Road Races, mentre non è stato toccato nulla sul discorso delle gare in salita?

«Sono due discipline inquadrate in modo diverso, e sia il Campionato Italiano Velocità in Salita che l’Europeo non sono toccate da questa decisione. Però hai ragione se pensi che in parte i rischi sono simili. Anche in quelle gare se si cade ci si può far male, ma la grossa differenza è che lì non si passa mai per centri urbani, cosa che invece è nella norma nelle Road Races»

Credi che sarai costretto a fare la licenza in un’altro paese?

«Per ora voglio aspettare, sperando che in FMI cambino idea. Ma non sono molto ottimista in merito!»

Quali sono i progetti per il tuo 2018, questa situazione cambia in qualche modo i tuoi piani?

«No, non credo di cambiare il programma. Di nuovo con Paton e BMW al TT e stiamo definendo i dettagli per fare qualche gara di IRRC, come Imatram Frohburg e altre cose anche in salita»

Si sta facendo strada la propulsione elettrica nel motomondiale ed al TT ci sono stati gli esperimenti del TT Zero. Tu come vedi questo fenomeno?

«Per parte mia, preferisco le moto d’epoca a due tempi che fanno fumo, rumore e puzza di olio di ricino! Scherzi a parte, so che ci saranno dei cambiamenti, ma io sono troppo vecchia scuola».

E noi, ringraziando Stefano per la sua gentilezza e per la sua disponibilità, non possiamo che essere felici che ci siano ancora tanti piloti italiani “old school” proprio come lui, che a dispetto di tante difficoltà e di praticamente nessuna soddisfazione economica, lottano ogni anno per correre in una categoria di gare che è innegabilmente ricca di fascino, passione e puro amore per il motociclismo.