Misano 1993: Wayne Rainey cade e la storia cambia per sempre

WAYNE RAINEY MISANO
@YAMAHA RACING

Wayne Rainey è stato senza dubbio uno dei più grandi campioni della storia del motociclismo. Nel 1993 una caduta a Misano mise fine alla sua incredibile carriera. Ecco la storia di quella stagione e di quella gara maledetta

Misano Adriatico è il tracciato dedicato a Marco Simoncelli, una pista che negli anni ha regalato gare indimenticabili e che arriva ogni anno in un punto del calendario in cui si iniziano a tirare le somme del mondiale, quando ogni punto conquistato conta come una vittoria. Si torna in una terra che ama profondamente le due ruote e i piloti che ogni domenica ci fanno divertire in pista.

Misano nela sua lunga storia di gare non ci ha però fatto assistere soltanto a prestazioni entusiasmanti, in quanto è stato teatro di incidenti che sono ricordati più delle vittorie, come quello del 5 settembre 1993 che ha reso il campione Wayne Rainey paralitico. Quella stagione avrebbe confermato l’incredibile talento del pilota americano, lanciato verso il quarto titolo consecutivo con 214 punti all’attivo a tre gare dalla fine. In lotta con lui c’era Kevin Schwantz, un’altra leggenda americana in sella alla Suzuki che di punti ne aveva 203 e che veniva ormai dato per sconfitto nonostante le quattro vittorie della stagione.

WAYNE RAINEY E KEVIN SCHWANTZ – RIVALI IN PISTA, AMICI FUORI

I primi posti tra i due centauri si equivalevano ma a Donington Park, Schwantz era caduto dopo un contatto con Mick Doohan. Tutti grandi nomi, leggende che hanno alimentato il mito delle mostruose 500 da gran premio. Era un motociclismo diverso da quello moderno, ancora oggi rimpianto da molti perché considerato più vero, cattivo forse ma dove il talento del pilota era messo a nudo fino in fondo. Erano gli anni delle rivalità intestine in pista, dove spesso la classe si scontrava con la grinta, la pulizia con l’aggressività, in un’epoca nella quale non c’era l’elettronica ad aiutare i piloti, quando bastava uscire di poco dalla traiettoria per dire addio alla gara.

Rainey aveva dimostrato nelle tre stagioni precedenti che tra lui e la sua Yamaha c’era una sinergia particolare, quasi fossero una singola entità volta ad affrontare i circuiti di tutto il mondo. I due piloti americani si scontravano da una vita intera, una vita in pista. Prima con le grosse Superbike AMA in USA e poi con le 500 GP nel motomondiale e i due non si sono mai risparmiati, ogni volta che si sono trovati in bagarre ne sono uscite gare memorabili, sorpassi indimenticabili.

Il più celebre è forse quello a Hockenheim nel 1991. In quell’occasione la spuntò Schwantz per la grinta e la voglia di rivalsa. Senza i sistemi di sicurezza di oggi, solo polso destro e gas, che poi, se ci pensiamo bene, sono l’unica cosa che conta davvero per un pilota: avere il guizzo necessario, la mossa vincente e folle al momento giusto che ti fa entrare nella leggenda più di qualsiasi titolo Mondiale.

Questa era l’atmosfera di quegli anni, con due campioni che si erano sempre spronati reciprocamente a dare di più, diventando la motivazione migliore l’uno dell’altro per entrare nella leggenda, quasi come un binomio Rainey-Schwantz. Si arriva così al mondiale 1993 con Wayne Rainey campione indiscusso dal 1990 sempre in sella alla Yamaha: la stagione prende il via in Australia il 28 marzo e a vincere quel GP è Schwantz con Rainey alle sue spalle. Poi si rimane in terra asiatica, precisamente in Malesia e Giappone, e in entrambe le tappe è Wayne Rainey a vincere con Schwantz sempre sul podio.

I due continuano a darsi il cambio e il pilota Suzuki torna al vertice sia in Spagna sia in Austria, sull’attuale Red Bull Ring che è tornato quest’anno nel calendario MotoGP ma era stato inserito di nuovo anche in quella stagione e che le belle gare le aveva già regalate. La lotta al titolo è un affare tra americani, interrotta solo in due occasione dagli australiani Daryl Beattie e Mick Doohan: già perché in 500 si stava facendo notare anche il giovane pilota Honda che poi avrebbe dominato le piste dal 1994 al 1998 una volta guarita la gamba martoriata e salvata dal genio del Dott. Costa.

Nel 1993 c’era anche un giovane italiano, un modenese classe 1963 che aveva già all’attivo 3 titoli mondiali e che si lanciava nella nuova avventura con le 500 due tempi, i proiettili da pista, il sogno di ogni pilota. Si tratta di Luca Cadalora, in sella alla Yamaha e compagno proprio di Wayne Rainey. Un nome che si sente ancora oggi soprattutto da quando è diventato il “coach” di Valentino Rossi. Cadalora ci mise qualche gara per diventare competitivo, con qualche piazzamento nelle retrovie e alcuni errori che gli costarono due ritiri.

Ma l’italiano di talento ne aveva e finalmente a Donington Park, alla decima tappa del Mondiale salì sul podio, direttamente in prima posizione. Donington Park fu uno dei passi cruciali di quel 1993 perché Kevin Schwantz partiva dalla pole ma al primo giro si trovò coinvolto in un incidente con Doohan e Barros, portando a casa un pesante zero. Wayne Rainey arrivò secondo e vinse anche in GP successivo a Brno.

Dopo Brno era il turno del Gran Premio di Misano Adriatico del 1993, la dodicesima delle quattordici tappe in programma. Si correva nel senso contrario rispetto ad oggi, il giro iniziava col curvone Misano e ancora oggi Luca Cadalora afferma di aver insegnato agli altri piloti come interpretarlo al meglio. Fu proprio l’italiano a scattare dalla pole  in sella alla Yamaha ma il leader del campionato Wayne Rainey ci mise poco a prendere la testa della corsa e lanciarsi verso la vittoria con una fuga alla quale aveva già abituato in passato.

Rainey non era al massimo della forma, era caduto in prova a Donington Park qualche settimana prima ma in quel momento l’unica cosa che voleva e che contava era vincere il Mondiale, dimostrare ancora una volta di essere il migliore in pista e così continuò a correre anche sopra la fatica e gli infortuni. Ad un tratto, mentre stava percorrendo la parte finale della curva Misano, quando il pilota deve riaprire il gas e addrizzare, la ruota anteriore della sua Yamaha YZR500 perse aderenza facendo scivolare Rainey. Il pilota atterrò sbattendo la schiena contro un cordolo, da molti ritenuto troppo alto. Per alcuni fu la torsione anomala nella ghiaia il motivo dell’infortunio.

Gli attimi di paura vissuti dagli spettatori inermi furono purtroppo seguiti da una diagnosi equivalente alla peggior doccia ghiacciata della storia delle corse: lesione della spina in tre punti e la conseguente perdita dell’uso delle gambe a soli 32 anni, spegnendo di fatto nel modo più traumatico il suo immenso talento. La gara non venne interrotta e la vittoria andò a Luca Cadalora davanti a Doohan e Schwantz ma per tutti fu un podio opaco perché il loro rivale più forte non era più in pista per spronarli a dare il massimo.

Il Mondiale 1993 andò a Kevin Schwantz che lo portò a casa con 248 punti. Di sicuro Kevin lo meritò nonostante la mancanza di Wayne Rainey in pista nelle ultime gare. Quel giorno è indelebile nella memoria di tutto gli appassionati, gli addetti ai lavori, gli stessi piloti per tutto ciò che ancora Rainey avrebbe potuto far vedere in pista, per i sorpassi e le bagarre. Tutti hanno perso un campione assoluto e l’unica consolazione è che oltre al pilota fuori dagli schemi ha dimostrato di essere anche un uomo forte, pronto a rimettersi in gioco nel ruolo di team manager, tanto da dire che nonostante tutto nel suo cuore nessun circuito è come Misano, che prima di togliergli gli aveva anche dato molto.

I piloti sono così: guardano avanti…sempre pronti ad affrontare la prossima curva.

@YAMAHA RACING