Ducati V4, l’evoluzione di un paradigma chiamato Panigale

DUCATI V4
@DUCATI

La presentazione del motore Ducati V4 Desmosedici Stradale a Misano segna in qualche modo la fine di un’epoca e l’inizio di un nuovo corso

Due cilindri.Telaio a traliccio. Frizione a secco. Sistema Desmodromico. Leggendo qualsiasi cartella stampa di un modello Ducati prodotto fino ai primi 2000, questi quattro punti erano certezze incrollabili che legavano in modo indissolubile qualsiasi nuovo modello Ducati stesse presentando. Dalle mitiche 851, fino alle 888. Per poi arrivare alla Golden Era della 916, la più bella moto mai prodotta, in tutte le sue declinazioni. Tutti questi modelli condividevano caratteristiche uniche, che permettevano di individuare una Ducati a colpo d’occhio e di orecchio. Il pulsare irregolare del bicilindrico da fermo, il tintinnio della frizione. Le sensazioni in sella, cambiate negli anni ma sempre in grado di farti dire nel casco “Questa è una Ducati” anche se ti avessero messo in sella bendato e senza possibilità di osservare l’estetica della moto. L’avantreno granitico, magari anche quella giuda così fisica. Ogni singolo cm di quelle moto trasuda DNA Ducati da tutti i pori.

ducati 916

Ma il tempo scorre incessantemente, e lo fa in un’unica direzione. La stessa direzione del progresso tecnologico, che porta nuove soluzioni e costringe a “rivedere” le proprie politiche di Marketing. Quando Ducati scese in MotoGP nel 2003, si rese immediatamente conto che per battere le rivali giapponesi come aveva fatto in SBK, doveva rinunciare ad un pezzetto del proprio DNA. Il sacrificio toccò al motore, perchè competere in MotoGP con il regolamento dell’epoca e schierare un bicilindrico sarebbe equivalso ad un suicidio sportivo. Così dal Reparto Corse di Borgo Panigale uscì il primo quattro cilindri. Una specie di anatema per gli appassionati puristi, ma accettato per ragioni di stato. Si andava in guerra contro i rivali su un terreno di battaglia impervio, ed in guerra tutto è permesso.

La Desmosedici divenne presto la massima espressione di Ducati nel Racing, ma la Casa ha tenuto fede al proprio karma per tanti anni ancora, lasciando che le proprie sportive fossero ancora equipaggiate con un propulsore bicilindrico ed un telaio a traliccio. Con l’epoca di Stoner, arrivò la prima rivoluzione, grazie all’idea di Filippo Preziosi di rendere portante il motore e far sparire di fatto il telaio. Una soluzione adottata fino al 2012 in MotoGP e trasferita nel frattempo sull’ammiraglia sportiva, la splendida Panigale.

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Una moto tecnologicamente avanzatissima, che aveva rinunciato al telaio a traliccio per guadagnare peso e diventare il punto di riferimento del mercato. Cilindrata aumentata fino a 1299 cc, cavalli in abbondanza ed un DNA solo leggermente intaccato. Sembrava una formula perfetta, ma il tempo è continuato a scorrere senza sosta e in Ducati è giunto un certo Gigi Dall’Igna. Dalla mente geniale di questo ingegnere veneto che ha reso grande Aprilia nel Racing ed ha partecipato alla realizzazione di quel gioiello che è il V4 di Noale (realizzato anche con il contributo dell’Ing. Lombardi, uno che disegnava i V12 della Ferrari in F1), è stata partorita l’ultima generazione di quattro cilindri Ducati, il motore destinato a diventare il cuore della GP15 e di arrivare nel 2017 a vincere 4 gare con Dovizioso in MotoGP.

Un motore incredibile, talmente ben costruito da far sognare ad occhi aperti Claudio Domenicali, il CEO Ducati, che disse subito: «Abbiamo un vero gioiello in casa con il V4 progettato per la MotoGP. Sarebbe un peccato non portarlo sulle moto dei nostri appassionati». Questa frase, fece comprendere quali fossero i piani. Sa vociferava da anni del progetto Ducati V4 per la moto stradale, ma in pochi immaginavano un legame così stretto rispetto alla Desmosedici che corre con Lorenzo e Dovizioso. Ducati ha però deciso di osare, ed ha industrializzato un motore incredibile, che nella sua versione MotoGP è accreditato di potenze attorno ai 270 cv e che probabilmente nella versione stradale raggiungerà potenze attorno ai 230 cv. Una cifra folle, che sarà gestibile solo ed esclusivamente grazie al massiccio utilizzo di elettronica che caratterizza tutte le moto supersportive di ultima generazione.

Claudio Domenicali ha svelato a Misano solo un motore, mentre il tam tam del web svelava la moto intera. Una moto che, almeno da quel poco che si vede e comprende, mantiene uno schema tecnico molto simile a quello della Panigale, con motore portante a sostituire il telaio a traliccio che regnava sovrano fino alla 1098 ed eredi. Adesso sulla cartella stampa di questa moto, che è la punta di diamante della produzione Ducati in ambito sportivo, ci sarà un elenco diverso, con la scomparsa del bicilindrico, e l’unico elemento davvero imprescindibile per i motori Ducati sarà il sistema Desmodromico. Forse siamo eccessivamente romantici, ma speriamo che non salti fuori qualche diavoleria tecnologica talmente irrinunciabile da convincere i manager Ducati a cambiare anche questo elemento sulla famosa cartella stampa di cui sopra. Leggerne una senza la scritta Desmo ben in vista, potrebbe essere un colpo davvero ferale ai deboli di cuore.

A questo punto non resta che attendere qualche mese, ed osservare con attenzione il fortunato tester che scendendo dalla moto, si sfilerà il casco e sorriderà. L’importante è che una volta in moto, mentre prende confidenza con questa magnifica fera a motore, dica nel casco, quasi confessando alla propria preoccupata coscienza:“Questa è una Ducati”.