ESCLUSIVA MN24 - Dovizioso: «Non potevo dire no a Yamaha»
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ESCLUSIVA MN24 – Dovizioso: «Non potevo dire no a Yamaha»

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Sarà la ventesima stagione di Andrea Dovizioso in MotoGP, ma l’entusiasmo e la voglia di far bene sono sempre le stesse

Si sta avvicinando la ventesima stagione in classe regina per Andrea Dovizioso che dopo l’esperienza di Honda e Ducati, lo scorso anno è tornato in Yamaha e quest’anno sarà il pilota più anziano (anche se lui preferisce esperto) della griglia di MotoGP. L’ambizione del forlivese è tanta, quasi fosse un debuttante, ma con la consapevolezza di un veterano.

Abbiamo raggiunto Andrea prima dei test di Sepang per farci raccontare come sta vivendo questa nuova esperienza.

Cosa ti ha convinto del progetto di Yamaha?
Mi ha convinto la chiamata di Yamaha. Nel senso che è sempre stato nella mia testa dopo non aver avuto la possibilità di entrare nel team ufficiale dopo una buona stagione nel 2012. È vero che le situazioni cambiano continuamente, ogni anno ha la sua storia, però questa cosa è sempre stata nella mia testa. Il motorsport è davvero folle e l’anno scorso son successe parecchie robe, si è aperta la porta e non sono riuscito a dire di no. Vediamo come andrà, ma indipendentemente da questo è qualcosa che ci tenevo a fare, quindi sono contento di essere in questa situazione 

Cambiare squadra significa anche ricreare tutti gli equilibri all’interno del box con meccanici, tecnici e col compagno di squadra: come si crea un clima di lavoro positivo secondo te?
Non è per niente facile, e per creare questa situazione ci vuole del tempo. Non è che si ha la bacchetta magica e da un giorno all’altro riesci a creare la situazione perfetta. Bisogna conoscersi e conoscere le dinamiche del team, della moto e degli ingegneri. Poi c’è anche una gran differenza tra ingegneri italiani e ingegneri giapponesi, ho già fatto questa esperienza ma la differenza è inimmaginabile. È una situazione particolare, ma è una sfida e noi continuamente cerchiamo sfide. E quasi sempre sono sfide complicate. Anzi, non esistono sfide semplici. E quindi la prendi com’è e cerchi di trarre il massimo: con la squadra mi trovo bene, ma ci vuole del tempo per conoscersi bene, fare le mosse giuste nel weekend e tutto dipende soprattutto da come lavora la casa: quanto ascoltano il pilota, quanto velocemente si possono migliorare certe cose. Stiamo parlando di tantissimi fattori che vanno messi insieme, ed è molto complicato, infatti pochi avrebbero scelto di cogliere questa sfida, però ognuno vive la vita in modo diverso, ognuno fa le sue scelte. E io non me la sentivo di dire di no, riconosco che è difficile ma do più importanza a quello che voglio fare indipendentemente dai risultati che verranno.

È stato difficile riabituarsi a guidare una Yamaha?
Difficile è dire poco, perché ancora non ci sto riuscendo. Per cui sì, è molto complicato: uno perché il mio stile di guida, con qualsiasi moto, è stato abbastanza stop and go, e la Yamaha non è una moto stop and go, quindi di base siamo diversi. E poi le caratteristiche che ha adesso, perché continua ad avere una percorrenza strepitosa, ma ci sono altri aspetti che si possono migliorare, quindi non è facile. Le cinque gare fatte l’anno scorso, con tutte le difficoltà che mi aspettavo, sono oro: pensare di fare quello che ho fatto nelle ultime gare dell’anno scorso, solo adesso sarebbe un disastro.

Lo scorso anno, Quartararo a parte, le Yamaha hanno fatto un po’ fatica a tenere il passo delle altre: pensi che quest’anno potrete essere più costanti e competitivi?
Non lo so. Bisogna fare almeno questi test, e i testi quest’anno sono un po’ particolari perché abbiamo solo due giorni in Malesia e poi altri due in Indonesia su una pista nuova quindi non sappiamo che tipo di lavoro potremmo fare. Durante l’inverno ci possono essere grandi evoluzioni, ma fino a quando non va in pista non puoi sapere, anche mentalmente come ci arrivano i piloti, cosa che può fare davvero la differenza. Fabio l’anno scorso ha fatto una stagione strepitosa, ma anche perché il suo stile si abbina perfettamente alla moto e questo ce lo conferma il fatto che subito ha fatto bene con Yamaha. Poi è normale che sia necessario un lavoro, che lui ha fatto in questi anni, per affinare alcuni dettagli.

Quali sono secondo te i pro e i contro di Yamaha?
Non posso entrare nel dettaglio, però di base a livello di telaio, di curva, è favolosa. Quello che ti trasmette la moto, quanto veloce può essere in curva… Però come tutte le moto ha i suoi contro. Non esiste una moto perfetta e ci sono altri aspetti dove secondo me perdiamo parecchio, e dipende molto dalla guida che hai, perché può mascherare gli aspetti negativi della moto. Cosa che ha fatto Fabio, ad esempio.

Con l’addio di Valentino Rossi, sarai tu il pilota più “anziano” in pista: come vivi questa cosa?
Sinceramente i 36 anni che devo compiere non li sento. Il fatto di essere il più “anziano” del gruppo è logico che mi fa effetto, perché tutti i piloti più forti di tutte le categorie sono sempre stati i primi a saltare le categorie, ma se continui a correre diventi il più vecchio. Ma se continui a correre, l’ambizione e la voglia di fare il risultato rimane.

Del rapporto con Darryn Binder, che è uno dei rookie di quest’anno, cosa ci puoi dire?
Darryn lo conosco veramente poco. Lui è fresco, inesperto, e non sono abituato ad avere piloti così giovani nel box, ma mi fa piacere. Non è vista tanto bene la sua mossa, ma secondo me ha delle carte buone da usare. Ovviamente dipenderà da lui come si saprà gestire nel corso della stagione, anche se ha veramente poco tempo perché la MotoGP di oggi è molto veloce, siamo tutti molto vicini, quindi anche se sei veloce puoi star dietro, quindi non sarà per niente facile per lui.

Tu avresti fatto il salto come l’ha fatto lui?
Non è la cosa più giusta da fare, però dipende sempre dalle alternative che hai. Io se devo consigliarlo a qualcuno, non lo farei. Però per esempio Jack si è creato adesso una bella situazione in MotoGP, però ha rischiato. Non è impossibile far bene anche facendo questi salti.

Dal punto di vista mentale, come si prepara una stagione in cui c’è ancora lo spettro Covid che aleggia sul paddock e il rischio che alcune gare possano essere disputate senza pubblico o addirittura saltino?
Non cambia nulla perché purtroppo non hai potere. Spero che questa situazione si risolva presto perché anche basta. Quando non hai potere sulle cose è una cosa molto brutta e viaggiando così tanto, non puoi fare nulla se diventi positivo sei bloccato anche se magari stai bene è pessimo. 

In ogni caso il calendario quest’anno è molto lungo. È una cosa positiva o negativa dal tuo punto di vista?
Non è positiva. A chiunque lo chiedi, nessuno vorrebbe correre 21 gare, ma, anche qui, sappiamo di non aver potere su queste scelte, quindi si fa. La stagione è troppo lunga, si punta tutto sulle gare e non sui test, ed è un po’ un controsenso perché c’è uno sviluppo enorme, non c’è tempo di fare alcun tipo di lavoro, solo di correre. Ed è un po’ complicato, perché se non cambi nulla rimani indietro ma per adattarsi ai cambiamenti ci vuole tempo.

Il tuo obiettivo personale invece qual è?
Non sono uno che racconta balle, quindi non è ancora il momento di parlare di numeri, però voglio godere e per godere bisogna star davanti.


Si ringrazia l’ufficio stampa del team WithU Yamaha RNF per la disponibilità e la cordialità

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