Jonathan Rea in MotoGP? Se fosse nato in Spagna si

JONATHAN REA MOTOGP
@RED BULL CONTENT POOL

Il paddock della SBK ha trovato il suo dominatore in Jonathan Rea, mentre la MotoGP e la Honda in particolare, hanno perso una grande occasione

Le prestazioni di Jonathan Rea continuano ad essere impressionanti da quando è in sella alla Kawasaki del Team Provec. Un binomio efficace, costantemente al top e in grado di impensierire qualsiasi pilota in pista. Da quando è salito sulla Ninja gestita da Guim Roda e dalla sua squadra, è apparso chiaro che il vero valore di Jonathan Rea non fosse quello mostrato negli ani in Honda, in sella ad una CBR decisamente vetusta. Eppure fior di manager e ingegneri della MotoGP non si sono mai resi conto dell’incredibile talento del pilota? Eppure Jonathan Rea ha corso in MotoGP, sostituendo Casey Stoner nel 2012 e cogliendo ottimi risultati in sella alla RCV orfana del pilota australiano.

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Nessuno ha mai negato il talento e la velocità di Rea, ma guardando alla situazione attuale, alla sua capacità di dominare in sella alla Kawasaki, viene da pensare che questo pilota avrebbe potuto tenere testa anche ai big della MotoGP, se messo in condizione di competere alla pari. Proprio confrontando i suoi tempi ad Aragon in sella alla Honda del 2012, fa impressione constatare che Rea girò con un prototipo gommato Bridgestone in qualifica prendendosi all’epoca il lusso di battere un certo Valentino Rossi che finì ottavo e alle sue spalle in qualifica in sella alla Desmosedici GP12. Nella FP2 di Aragon, oggi Jonathan Rea ha girato sulla Ninja ZX-10r in 1’50.062 utilizzando gomme Pirelli soft, e non una mescola da qualifica, e non lontano dal record della pista SBK che appartiene al compagno di squadra Tom Sykes.

Andando oltre i semplici riferimenti cronometrici, riteniamo che Jonathan Rea sia uno dei piloti più sottovalutati degli ultimi anni, che è stato troppo tempo ad aspettare l’occasione promessa dalla Honda, mai arrivata. Era stato tenuto buono nel Team Ten Kate con la promessa di approdare prima o poi in MotoGP, e nel frattempo altri piloti hanno avuto occasioni davvero importanti, senza meritarle allo stesso modo. Un vero peccato ed un motivo di riflessione per tanti manager del paddock MotoGP, che vituperano i piloti della SBK senza considerare che il paddock delle derivate di serie dovrebbe essere un ottimo bacino a cui attingere potenziali campioni per il campionato prototipi.

Altri piloti sono arrivati in MotoGP con il solo merito di avere il passaporto giusto, utile a Dorna per “coprire” la casella di quella nazione. Esigenza dettata dalla necessità di poter vendere il prodotto alle TV di ogni nazione, soprattutto in Europa. Probabilmente, se Jonathan Rea fosse nato in Francia o in Spagna, avrebbe vissuto una carriera al top in MotoGP, lottando alla pari con i vari Lorenzo, Marquez, Stoner, Pedrosa e Rossi. Di certo non gli dispiace essere il dominatore della attuale SBK, ma probabilmente dispiace a noi che un pilota dal talento così cristallino non sia approdato nella massima categoria del motociclismo quando poteva e quando meritava di farlo. Un paio di anni fa si parlava di un fantomatico prototipo Kawasaki per tornare a competere in MotoGP. I diretti interessati hanno sempre negato, eppure siamo certi che a qualche ingegnere in Kawasaki sia venuta l’acquolina in bocca immaginando cosa avrebbe potuto fare una verde di Akashi in MotoGP con un pilota del genere.