La MotoGP e la sindrome del contratto precoce

Da qualche anno è arrivata in MotoGP la brutta abitudine di anticipare anche troppo le firme o le rotture dei contratti. Una vera sindrome che rischia solo di bruciare piloti

Tutte le moto che corrono in MotoGP sono diverse, hanno un carattere assolutamente unico e non tutte sono semplici da interpretare. Le differenze sono così marcate, che alcuni piloti non riescono assolutamente a modificare il proprio stile di guida al punto da sfruttare una determinata moto allo stesso modo in cui sfruttava la precedente. L’esempio più lampante da questo punto di vista riguarda ovviamente Jorge Lorenzo: tre volte campione del mondo in MotoGP con la Yamaha e unico ad aver battuto Marc Marquez nella sua epoca finora, e totalmente incapace di sfruttare al limite la stessa Desmosedici con cui Dovizioso tiene testa al Cabroncito.

Ma il caso di Lorenzo è particolare, si tratta di una faccenda che da contorno ha un contratto a troppi zeri. Il suo divorzio da Ducati appare scontato e anche comprensibile, ma ci sono invece altri movimenti di mercato che sanno di esageratamente precoci. Prendiamo in esame la situazione di Scott Redding in Aprilia. Il britannico è sempre stato ritenuto un talento naturale, che all’epoca della Moto2 era in grado di competere ad armi pari con piloti ben più blasonati. Ha avuto diverse ottime moto e nella sua prima stagione in Ducati Pramac ha fatto benissimo, salvo poi perdersi leggermente al secondo anno. E’ arrivato in Aprilia a novembre, e nei primi test è apparso chiaro che avrebbe avuto parecchia strada da fare prima di raggiungere il livello di Aleix Espargarò. Adesso, a distanza di appena cinque gare, sembra pronto per essere giubilato da Aprilia, che è già in piena caccia del sostituto, probabilmente trovandolo in Andrea Iannone. Le prestazioni di Redding sono senza dubbio deludenti, ma metterlo alla finestra già adesso non è forse un eccesso di zelo? Con più di metà mondiale da correre, si rischia di avere un separato in casa, che non ha voglia di rischiare di farsi male su una moto che non comprende. Stesso discorso, con i corretti parametri da valutare, si può fare per Lorenzo.

In un evento Ducati a Bologna ci ha pensato direttamente Claudio Domenicali a dare il benservito al pilota spagnolo, che però dovrà restare come minimo fino a Valencia in sella ad una Desmosedici. Con quale spirito lo farà dopo aver incassato il benservito direttamente a mezzo stampa? Nella passata stagione,soprattutto nella fase finale di campionato, Lorenzo era molto veloce in sella alla Ducati e nelle ultime due gare di Jerez e Le Mans sembra oggettivamente cresciuto e pronto a lottare per le zone nobili. Siccome il suo valore non può oggettivamente essere messo in dubbio, Lorenzo può prendersi il lusso di “andare piano” perché qualsiasi moto dovesse trovare, di certo non sarà frutto dei risultati fatti in Ducati, bensì di tutto ciò che ha dimostrato precedentemente. Alla fine chi ci perde di più è proprio la Ducati, che pagherà uno stipendio d’oro ad un pilota che ha più di un piede fuori dalla porta. Trattando questa situazione in maniera più lineare, forse si sarebbe potuto come minimo preservare lo spirito di squadra, che riteniamo oggi sia abbondantemente andato.

D’altra parte, è altrettanto sbagliato anticipare troppo le firme. Volgiamo lo sguardo alla situazione in Yamaha: hanno confermato Maverick Vinales per altri due anni, e lo spagnolo sembra una mina vagante di quel box. Non è costante, critica apertamente squadra e moto. Se avessero atteso le prime gare di questa stagione, forse avrebbero preso Zarco e mollato Vinales, che di certo non avrebbe avuto difficoltà a trovare il modo per tornare in Suzuki o magari per andare a sfidare Marquez ad armi pari. Averlo bloccato per due anni prima ancora di iniziare la stagione ha di fatto messo Yamaha con le spalle al muro e soprattutto ha dimostrato che non sempre anticipare i tempi paga. Un discorso simile può forse essere portato avanti per Alex Rins, che in Suzuki è andato fortissimo sia in Qatar che in Argentina, salvo poi fare il passo del gambero tra Jerez e Le Mans. Qual è il suo vero valore? Rins è certamente un talento, ma Brivio non avrebbe fatto male ad aspettare qualche gara in più prima di firmare.

In definitiva è palese che questa fretta di firmare o di strappare contratti non faccia affatto bene. Gli unici ad averne benefici sono gli sponsor, che riescono ad avere presente con molto anticipo lo scacchiere piloti e possono muoversi di conseguenza. Come troppo spesso accade in MotoGP, sembra palese che gli unici interessi tutelati siano quelli di chi ci mette i soldi. I piloti sono destinati a fare da marionette illuse di avere un ruolo più importante di quello che poi nei fatti hanno. Eppure a dare gas, rischiare la vita e fare spettacolo in sella, ci sono loro.